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Everest: tutti i segreti della montagna più alta del mondo

Il monte Everest sfiora i nove chilometri di altezza ed è il sogno di moltissimi alpinisti: per forza, è il tetto del mondo! Ma non è una montagna alla portata di tutti. L’ascesa è una sfida per veri avventurieri e bisogna lavorare duramente per gestire tutti gli imprevisti in cui ci si può imbattere durante la scalata di questa vetta davvero epica. Per riuscire, infatti, servono un duro allenamento e molto tempo a disposizione, circa dieci settimane.

Dove si trova l’Everest?

L’Everest fa parte della catena montuosa dell’Himalaya ed è al confine tra Tibet (Cina) e Nepal, in Asia. Il suo nome è un omaggio al geografo e cartografo britannico George Everest, che per molti anni lavorò in India. I tibetani lo chiamano Chomolungma (“dea madre del mondo, dell’universo”) e i nepalesi Sagaramatha (“dio del cielo”). L’altezza dell’Everest è di 8.848,86 metri. 

I segreti del monte Everest

Scalare il monte Everest è il sogno di molti alpinisti esperti, perché rappresenta una vera e propria sfida. «Quando arrivi in cima, percepisci la curvatura della Terra» racconta François Cazzanelli. «Il mio compagno e io siamo stati i primi della spedizione a raggiungere la vetta ed eravamo in paradiso». François è alpinista estremo e guida alpina: accompagna per professione le persone in montagna permettendo a molti appassionati di realizzare un sogno in sicurezza. E ogni tanto, quando si ritaglia del tempo per sé, vola in Himalaya alla ricerca della grande avventura. La sua specialità sono le salite in velocità sulle più alte montagne della Terra.

Cosa vuol dire scalare il monte Everest

«L’Everest è stata la mia prima cima oltre gli ottomila metri, il 17 maggio 2018». François è salito dal versante nepalese della montagna, quello conquistato nel 1953, ed è un itinerario che ogni anno, in primavera, gli Icefall Doctors (una squadra di forti alpinisti locali) preparano per facilitare la salita delle molte spedizioni.

Uno dei tratti più difficili è quello della “seraccata del Khumbu”, un percorso che inizia a quota 5.486 metri ed è un vero e proprio labirinto di ghiaccio. Lì gli Icefall Doctors devono trovare, ogni anno, l’itinerario più sicuro fissando scalette e ancorando corde per semplificare l’ascesa degli alpinisti.

«Quando passi questo tratto devi essere veloce, potrebbe crollare tutto da un momento all’altro! Ma le vere difficoltà sono più in alto, dove, fino all’ultimo metro, l’Everest non concede tregua». François si riferisce al famoso Hillary Step, un salto di roccia di 12 metri oltre cui si nasconde la vetta. «Senza le corde fissate sulla parete sarebbe difficilissimo passarlo, soprattutto perché si trova a 8.790 metri». E spesso verso la metà di maggio, quando gli alpinisti sono sufficientemente abituati alla quota e poco prima che ritorni il monsone con le sue violente perturbazioni, in quel punto si formano ingorghi di alpinisti in attesa del proprio turno di salita. «Tutto dipende dal meteo: le finestre di bel tempo sono brevi e tutti provano la salita negli stessi giorni».

Insomma, l’Everest è un sogno, ma di certo non lo si può prendere sottogamba.

Everest, perché è così difficile scalarlo?

Il Monte Bianco, la vetta più alta d’Europa, è tecnicamente molto più impegnativo da scalare, ma sull’Everest manca l’ossigeno: il campo base da cui si parte per la cima si trova a 5.364 metri! Se non abitui il corpo a questa carenza, il “mal di montagna” può avere la meglio: molti tra i più forti alpinisti al mondo si sono fermati proprio per questa ragione.

Alcuni decidono di salire aiutati dalle bombole ma, come dice François, «quella è tutta un’altra partita». Arrivare ad alta quota significa non soltanto respirare con maggiore difficoltà, ma anche avere veri e propri malesseri. È necessario essere fisicamente preparati e abituati a fare sforzi fisici con un apporto minore di ossigeno. Lo stesso problema si pone, per esempio, quando si visita il Machu Picchu in Perù, che è “soltanto” a 2.430 metri! 

Che attrezzatura serve per scalare l’Everest

Oltre a essere preparati fisicamente e abituati a fare sforzi con un apporto ridotto di ossigeno, è importante essere adeguatamente attrezzati, in modo da non lasciare nulla al caso e poter affrontare i tanti eventuali pericoli che possono presentarsi provando a raggiungere la vetta dell’Everest. Per arrivati preparati è necessario avere con sé:

  • Maschera da sci: protegge gli occhi dai raggi UV e dal bagliore del ghiaccio
  • Tuta d’alta quota: è studiata per resistere al gelo della cima
  • Muffole: se non si indossassero questi guanti, le mani congelerebbero
  • Ramponi: servono per camminare sul ghiacciaio senza scivolare
  • Zaino con tenda
  • Bombole d’ossigeno: senza diventa un’impresa ancora più ardua (ma non impossibile)

A che età si può scalare l’Everest

La scalata dell’Everest non è per tutti: bisogna avere un permesso speciale rilasciato dal governo nepalese e aver compiuto almeno 16 anni (mentre sul lato tibetano è chiuso ai minori di 18 anni). Il limite dei 16 anni di età è stato imposto nel 2015 in seguito a un terribile incidente in cui hanno perso la vita diciotto persone. Prima potevano scalarlo anche i giovanissimi, tanto che nel 2010 ha raggiunto la cima un tredicenne, il californiano Jordan Romero: il suo record resterà imbattuto. Il limite di età è imposto dall’alta quota (che riduce l’ossigeno e decuplica la fatica), dalle difficoltà dei passaggi e dagli imprevedibili crepacci che si superano su scalette da brivido.

I record di Nirmal Purja

Ex membro delle unità scelte britanniche, nel 2019 il nepalese Nirmal Purja è entrato nella storia dell’alpinismo scalando con l’aiuto dell’ossigeno tutte e quattordici le montagne più alte della Terra – i cosiddetti “Ottomila” (metri), tra cui appunto l’Everest – nell’arco di 169 giorni. Non soddisfatto, ha lanciato poi una sfida ancora più ambiziosa: raggiungere la vetta del K2 in inverno. Ci è riuscito il 21 gennaio 2021. E questa volta senza bombole d’ossigeno.

Lo scalatore Nirmal Purja riceve un premio per essere stato il primo uomo a raggiungere la vetta del K2 in inverno.
Credits: Getty Images

Scalare il K2 fa più paura

Ma non c’è solo l’Everest da scalare in Asia! Nella primavera del 1954 una spedizione guidata dal geologo Ardito Desio parte per il Pakistan alla volta del K2, la seconda vetta più alta del mondo. I migliori alpinisti italiani lavorano in quota per settimane, affrontando difficoltà tecniche ben maggiori di quelle dell’Everest, e vincono: il 31 luglio Lino Lacedelli e Achille Compagnoni si abbracciano in vetta, a 8.611 metri. Altrettanto eroici furono il grandissimo Walter Bonatti e il pakistano Amir Mahdi che, rischiando la vita, portarono loro l’indispensabile ossigeno.

Il monte Everest, la cima più alta al mondo, racchiude segreti e storie affascinanti di chi è riuscito a dominarlo e di chi, invece, è stato vinto dalla natura. Racconti appassionanti che vale sempre la pena ascoltare!

This post was last modified on 7 novembre 2022 10:00

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