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Misteriose emozioni

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Rabbia, gioia, vergogna, paura, invidia e gelosia. Sono tutte emozioni, alcune bellissime, altre utili ma un po' faticose

Ti arrabbi per niente anche se non vorresti. Sei triste, ma non sai nemmeno bene perché. Hai paura, e pensi di essere un fifone. Oppure, essendo ottimista per natura,  scoppi di gioia e vorresti dirlo a tutti, ma poi hai l’impressione che agli altri non interessi molto. Eh, sì, avere a che fare con le proprie emozioni è davvero un lavoro faticoso.

Non dovresti arrabbiarti, ma sai che ti succede. Non vorresti essere triste, ma capita e a volte il motivo è lampante (altre volte no, ma va bene lo stesso). Oppure vorresti essere più felice, ma la gioia non si può mica comprare! E a rendere tutto più difficile c’è anche il fatto che nessuno sembra mai capirti davvero. Anzi, a volte credi di non capirti più nemmeno tu.

Se è questo tutto ciò che ti succede, stai tranquillo: sei perfettamente normale.

A che cosa servono le emozioni?

Anche se non si studiano a scuola, le emozioni sono importanti, anzi importantissime. Senza di loro, infatti, la vita sarebbe molto noiosa. Solo che ci tocca imparare a conoscerle da soli, perché nessuno ce le insegna. E poi per noi uomini moderni, così logici e razionali, sembrano una cosa un po’ pericolosa, da tenere soprattutto a bada.

Eppure, alcune cose sulle emozioni ormai si conoscono bene. Noi le abbiamo indagate con l’aiuto di due esperti, che sono amici fin da quando erano ragazzi: la psicologa Emanuela Iacchìa e Alberto Pellai, un medico e psicoterapeuta per i ragazzi che ha scritto molti libri sulle emozioni. Alberto dice che le emozioni sono “come una bussola per capire che cosa succede fuori e dentro di noi”. Senza di loro, non sapremmo mai come stiamo davvero. Per questo, bisogna parlarne, imparare a riconoscerle e capire che ci servono a qualcosa.

La paura, che cos'è e perché è utile averla

Prendete per esempio la paura. Non è una sensazione piacevole. Nessuno vorrebbe avere paura. Però serve tantissimo. Serviva ai nostri antenati nella foresta o nella savana per sfuggire al leone appena udivano il suo ruggito o al serpente quando lo vedevano strisciare e facevano un salto.
Proprio come facciamo noi adesso se sentiamo qualcosa sotto i nostri piedi: è molto difficile che sia un serpente ma il riflesso della paura è rimasto e, istintivamente, il nostro cervello si mette in allarme. E si urla, perché così si avvertono anche gli altri del pericolo.

Insomma, senza la paura i nostri antenati non sarebbero sopravvissuti. L’importante è imparare che, oggi, alcune cose si possono affrontare, senza averne paura.

Che gioia!

Quando si supera una difficoltà o si ottiene qualcosa, spesso scatta l’emozione più bella di tutte: la gioia. A volte la chiamiamo felicità, a volte allegria, ma sappiamo bene che cos’è. La faccia di chi è felice si riconosce subito.

La gioia ci fa sentire bene e non vorremmo che se ne andasse mai. Invece sfugge di continuo. Come si fa a ritrovarla? Molti psicologi dicono che se si sorride spesso è più facile sentirsi felici e certamente è vero. Un’altra tecnica, consigliata da Emanuela Iacchìa, è tenere da parte le cose che ci hanno resi felici o che ci ricordano i momenti di felicità: il biglietto della partita allo stadio o le candeline del compleanno.

Il nostro cervello impara le emozioni e, a volte, basta poco per tirarle fuori dal cassetto.

Anche la tristezza serve

La tristezza sembra il contrario della gioia e, in effetti, tutti pensano che si debba essere felici e non tristi. Però anche la tristezza serve, eccome.

È, tra l'altro, un modo per chiedere aiuto agli altri, per dire loro di starci vicini perché ci sta capitando qualcosa di brutto. Se non fossimo tristi, gli altri non se ne accorgerebbero e penserebbero che tutto va bene anche quando non è così. Una persona triste va consolata e non distratta dicendole di non pensare più a quello che lo rende triste. La tristezza a volte non è facile da riconoscere.

C’è chi non vuole esprimerla, magari perché è un maschio e pensa che sia una “cosa da femmine”. Non è così: tutti siamo tristi, maschi e femmine, e tutti abbiamo bisogno di essere consolati, non c’è niente di strano o di male.

Memo per tutti: la tristezza toglie le forze ma se si è coraggiosi per viverla fino in fondo, poi torna tanta nuova energia!

Mi arrabbio spesso. E tu?

Un’emozione facilissima da riconoscere è invece la rabbia, l’emozione più esplosiva che ci sia! Sembra proprio uno scoppio, una bomba. La rabbia ci serviva molto quando eravamo uomini preistorici e dovevamo combattere contro gli animali o contro qualche nemico. Ma adesso a che ci serve? Per esempio, serve a capire quali sono le cose che ci danno fastidio.

Però noi non dobbiamo più lottare o combattere come gli uomini preistorici: la rabbia è una grande energia che va usata bene. E se proprio dobbiamo arrabbiarci, suggerisce Emanuela Iacchìa, facciamolo almeno per combattere le ingiustizie! Anche quando abbiamo la sensazione di avere subito un torto, infatti, proviamo rabbia.

Ho vergogna della... vergogna

Se la rabbia è evidente, la vergogna vorremmo sempre tenerla nascosta. Peccato che il viso tutto rosso e gli occhi lucidi dicano chiaramente che cosa ci sta capitando. Infatti è meglio parlarne che nasconderla. Forse abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, e allora questa emozione aiuta a capire che avremmo dovuto comportarci diversamente.

Altre volte, però, vergognarsi è sbagliato. Se siamo bassi in mezzo a compagni alti, non è colpa nostra. Spiega Pellai: «Se sei bianco e vai in Africa è inutile vergognarti. Sei diverso, non sei migliore o peggiore. Quando provi vergogna perché ti senti diverso, allora è meglio non darle retta. E non cercare di essere uguale agli altri».

Sono invidioso perché...?

Ed ecco una delle emozione più faticose che ci siano: l’invidia. Essere invidiosi non sembra mai una bella cosa. Eppure anche questa può essere utile. Se sei invidioso di chi sa suonare la chitarra, puoi sempre cercare di imparare anche tu, ad esempio.

Anche la gelosia sembra brutta, ma non lo è. La gelosia è normale: è la paura di perdere l’affetto di qualcuno a cui si vuole bene. L’idea di perdere l’attenzione dei genitori quando nasce un fratellino non è così sciocca: chi ti assicura che non succederà? E se il tuo amico o la tua amica del cuore parlano con qualcun altro, non potrebbero davvero preferire lui? Il problema non è la gelosia, ma quello che può farti fare di sbagliato.

Come per tutte le emozioni, il segreto è parlarne con chi ti vuole bene.

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