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ExoMars | La missione che sta portando un po’ di Italia su Marte

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Una sonda dell’Agenzia Spaziale Europea sta sfrecciando nello spazio per portare su Marte 4 tonnellate di tecnologia italiana. Ma di Italia, su ExoMars, ce n’è molta di più. Leggiamo la storia!

Un razzo dell’Agenzia Spaziale Europea (la stessa della sonda Rosetta , che voi focusini conoscete bene!) ha decollato verso lo spazio alla  velocità di 11 chilometri  al secondo.  È il razzo Proton della missione ExoMars, partito dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan (foto sotto).

 

La missione prevede due lanci .  Quello appena avvenuto, dopo 7 mesi e ben 141 milioni di chilometri di viaggio farà giungere un satellite attorno a Marte, il pianeta Rosso . Il satellite farà atterrare sulla superficie di Marte un cosiddetto “lander”, una speciale sonda capace di rilevare il meteo, il tempo che fa su Marte.

 

Satellite e lander raccoglieranno i dati necessari per preparare la seconda missione che partirà nel 2018. Questa missione trasporterà un “rover”, un robottino a 6 ruote che cercherà vita extraterrestre sotto la superficie di Marte .
Il robottino batterà il record di profondità scavando su Marte fino a 2 metri (ossia fin dove i raggi cosmici, che distruggono ogni forma di vita,  non arrivano). Il record attuale è poco più di 10 cm! Nei prossimi anni ExoMars cercherà acqua, forme di vita, e luoghi su Marte che possano, in futuro, ospitare l’uomo .

 

L'Italia spaziale c'è

In questa missione c’è tanta Italia : per esempio lo strumento per analizzare l’atmosfera e la “fotocamera”, la stazione meteo e un pezzo del trapano dei record. E, soprattutto, c’è il nome del lander: Schiaparelli.
Giovanni Schiaparelli di Savigliano (Cuneo), nel 1862 divenne a soli 27 anni il più giovane direttore dell’ Osservatorio Astronomico di Milano-Brera . 150 anni fa scoprì che le stelle cadenti non sono altro che frammenti di cometa che bruciano al contatto con l’atmosfera terrestre.

 

Schiaparelli  (si scrive con una sola p), studiò Marte per 30 anni . Passò ore e ore, immobile e attento, a osservare col telescopio l’immagine del pianeta per scoprire i particolari della superficie. Vide mari e pianure e monti, dando loro i nomi usati ancora oggi.  
Vide delle linee che chiamò “canali”, pensando a letti di fiumi. Curiosamente, però, quando tradussero in inglese i suoi articoli, non usarono la parola “channels” , cioè canali naturali, ma “canals”, che indica i canali artificiali. Fu così che, per un errore di grammatica, nel 1877 nacque il mito dei marziani e Schiaparelli divenne famoso .
Se tutto andrà bene, fra 7 mesi il lander di nome Schiaparelli affronterà una discesa rischiosa sul pianeta che potrebbe essere, in un futuro lontano, una nuova casa per l’umanità. Funzionerà per 4, massimo 8 giorni marziani (si chiamano sol) e poi rimarrà immobile e attento, a osservare il cielo fino al 2018, quando vedrà atterrare un robottino a 6 ruote in cerca di vita extraterrestre .

 

di Luca Perri