L'associazione ambientalista canadese Greenpeace potrebbe chiudere per sempre

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Greenpeace, una delle più importanti associazioni ambientaliste potrebbe dover pagare 200 milioni di dollari a un colosso multinazionale canadese del legname. E andare in bancarotta. Ecco perché.

Se non fosse una notizia tragicamente vera ci sarebbe da sorridere: Greenpeace, una delle più importanti associazioni ambientaliste del mondo (è stata fondata nel 1971 a Vancouver, in Canada) potrebbe dover pagare 200 milioni di dollari a un'industria multinazionale canadese del legname e andare così in bancarotta. Cioè scomparire.

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Il motivo? Secondo la multinazionale, la campagna a difesa delle foreste boreali messa in atto da Greenpeace per chiedere di tagliare le foreste boreali canadesi con sistemi che non le distruggano l'ha danneggiata. E così, il colosso degli alberi fatti a fette ha denunciato gli ecologisti a un tribunale americano chiedendo 200 milioni di dollari di risarcimento. Una cifra che, se pagata, porterebbe Greenpeace alla chiusura.


La foresta boreale si estende per 16 milioni di km quadrati attraverso l'Alaska, la Siberia e il Nord Europa: il doppio della foresta dell'Amazzonia. Protegge 20 mila specie di animali e vegetali e, se si riduce o scompare, potrebbe causare una catastrofe ambientale e pesanti ricadute anche sulla vita degli esseri umani.

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Un altro schiaffo a Greenpeace dato dalla multinazionale canadese riguarda il modo usato per chiedere il risarcimento: con una legge ideata negli Usa per... combattere la mafia e il crimine organizzato. Una doppia beffa e un segno dei tempi: le società che inquinano o distruggono il pianeta, finora erano portate davanti ai tribunali e lì, quasi sempre, si trovava un accordo tra le parti. Questa volta è diverso: l'attacco della multinazionale potrebbe davvero togliere Greenpeace dalla faccia detta terra perché, se sconfitta in tribunale, difficilmente troverebbe i soldi per pagare.

 

In concreto, secondo Greenpeace l'industria canadese sfrutta in maniera eccessiva molte parti della foresta boreale canadese, distrugge l'habitat di molte specie animali che ci vivono  e viola i diritti delle popolazioni native. 

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La società accusata sostiene che non è vero. E che, anzi, ha contribuisce alla causa ecologica dato che, dopo averli tagliati, ha ripiantato un miliardo di alberi. E che se la foresta si riduce non è colpa loro bensì delle città che diventano sempre più grandi, delle strade che attraversano la foresta e delle centrali elettriche.

 

Chi ha ragione? Chi vincerà in tribunale? Noi di Focus Junior sappiamo bene per chi fare il tifo. Voi, focusini, come la vedete?

 

Fonti: Greenpeace, Resolute Forest Products 

18 Maggio 2017
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