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Tutti i segreti… Della pipì

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Prima di nascere ci sguazziamo dentro. È uno dei segreti della pipì, che in futuro potrà anche diventare una medicina!

Può sembrare una cosa strana (e anche un po’ schifosa) ma la pipì è stata uno dei primi liquidi con cui tutti noi siamo venuti in contatto. Anzi, in cui abbiamo... galleggiato! Il liquido amniotico nel quale si trascorrono i 9 mesi prima della nascita, infatti, è composto per circa l’80% dell’urina prodotta dallo stesso feto, che ne fa circa due bicchieri al giorno!

IMPRONTA CHIMICA

Naturalmente l’urina dei neonati non è la stessa degli adulti: noi ne produciamo circa un litro e mezzo al giorno: per eliminare le tossine presenti nell’organismo e per riequilibrare la temperatura corporea (insieme al sudore). E proprio perché contiene tracce di tutte le sostanze contenute nel nostro organismo, la pipì non è uguale per tutti. Anzi, è così personale che, in futuro, forse potrà essere utilizzata come “impronta digitale” liquida!

SOTTO ESAME

Le caratteristiche più evidenti sono il colore (che può variare e, in alcuni casi, è il segnale anche di malattie) e... l’odore, che può essere più o meno intenso a seconda di cosa abbiamo mangiato o del nostro stato di salute. Nella pipì sono infatti presenti più di 3.000 sostanze chimiche che provengono da cibi, bevande, ma anche da farmaci, cosmetici, sostanze tossiche contenute nell’ambiente o ingerite. Un vero e proprio “campionario” che alcuni scienziati dell’Università di Alberta, in Canada, hanno catalogato in un database che si può consultare anche online (www.urinemetabolome.ca).

LIQUIDO MAGICO?

Nonostante contenga sostanze “scartate” dall’organismo, la pipì non è solamente un rifiuto. Fin dall’antichità questo liquido, a volte considerato magico, è stato utilizzato a scopi diversi: per i Romani serviva come dentifricio (pare abbia proprietà sbiancanti) e per lavare i panni mentre, durante il Medioevo, era considerato un “toccasana” in caso di infezioni e tumori, ed era utilizzato come rimedio contro la forfora.

Oggi, le sue proprietà terapeutiche sono ancora considerate valide dalla medicina ayurvedica (una disciplina presente in India da diversi millenni) e da alcuni esperti di medicine alternative che considerano la urine therapy, cioè l’abitudine di bere la propria pipì, molto efficace per riequilibrare le funzioni dell’organismo e calmare asma e mal di testa (che però non hanno alcuna prova scientifica)

RIMEDIO S.O.S

Esistono, comunque, usi della pipì che, tramandati dalle nonne, sono ancora relativamente efficaci: applicata sulle punture di zanzara o di medusa può dare sollievo, perché contiene una piccola percentuale di ammoniaca, che agisce da disinfettante e calma il bruciore.

BENZINA O DENTE?

Ma è nel futuro che la pipì diventerà probabilmente... ricercatissima: ad esempio, potrebbe essere usata come carburante al posto della benzina (un esperimento è già stato fatto in Sardegna, con il supporto dell’Università di Sassari).

Alcuni ricercatori dell’Istituto di Biomedicina di Guangzhou, (Cina), partendo da uno studio sulle staminali (le cellule alla base di tutti i tessuti umani) sono riusciti a ottenere un dente da cellule contenute nell’urina. Le ricerche sono agli inizi ma chissà che in futuro non avremo dentiere... alla pipì!

Intanto la Nasa (agenzia spaziale Usa) sta mettendo a punto un sistema per riciclare l’urina degli astronauti durante le future missioni su Marte e trasformarla, mescolata col terreno di quel pianeta, in materiale adatto alla costruzione: vista la difficoltà della missione, sarà meglio non sprecarne neanche una goccia... A proposito di spreco, la pipì potrebbe servire anche a risolvere i problemi di siccità: a Los Angeles è allo studio un modo per purificarla e rimetterla in circolo, per sopperire alla mancanza d’acqua.