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Scioglilingua: fanno arrotolare la lingua, ma la rendono più “sveglia”

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Scioglilingua: fanno arrotolare la lingua, ma la rendono più “sveglia”
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Gli scioglilingua fanno ridere ma servono anche per allenarci a parlare meglio. Si chiamano così perché, se detti velocemente, tendono a fare “arrotolare” la lingua, ma a furia di ripeterli, però, la rendono anche più “sveglia”!

Prendete una matita, mettetela tra i denti e provate a ripetere questo scioglilingua per dieci volte: Farò incetta di chiavacci, lucchettini, catenacci, serrature, chiavistelli, toppe,chiodi, spranghe, arpioni, non son poi di quei babbioni che si fanno infinocchiare.

Ora togliete la matita e provate a parlare. Vi accorgerete di avere la lingua più sciolta. Gli scioglilingua, infatti, si chiamano così perché, se detti velocemente, tendono a fare “arrotolare” la lingua; a furia di ripeterli, però, la rendono anche più “sveglia” (non a caso vengono anche chiamati sveglialingua), perché fanno diventare più bravi a parlare, esercitando i muscoli e le articolazioni della bocca.

UN AIUTO PER CANTANTI, ATTORI E DOPPIATORI...

Non a caso, chi usa la voce per lavoro (attori, doppiatori, conduttori radiofonici, cantanti) ricorre spesso agli scioglilingua per allenarsi a parlare meglio. Se, ad esempio, sentite qualcuno ripetere "I generali ricarichino i loro orologi" può essere proprio un attore che si sta allenando prima di andare in scena.

Nonostante gli allenamenti, però, a volte anche i più bravi fanno delle papere imbarazzanti. Ad esempio, Emilio Zago, un attore di teatro di oltre cento anni fa: alla sua prima apparizione in una commedia teatrale, per l’emozione, al posto di dire “ecco carta penna e calamaio”, recitò “canna pera e caralaio”.

E che dire del celebre presentatore Corrado Mantoni, famoso ai tempi dei vostri nonni e dei vostri genitori? In onda su Radio 1 disse: «E ora, gentili ascoltatori, trasmettiamo la Cacata delle Walkirie di R. Wagner. Scusate, volevo dire la Cavalcata…». Al giornalista sportivo Bruno Pizzul, invece, capitò di dire che l’allenatore Giovanni Trapattoni prendeva appunti sul suo “tacchino” invece che sul “taccuino”! Alcuni scioglilingua, chiamati farfalloni o bisticci sono fatti apposta per provocare questi “incidenti” divertenti: se leggete velocemente mazzo di carte, carte di mazzo e lo ripetete più volte vi uscirà... una parolaccia involontaria (DA NON RIPETERE).

ALCUNI SCIOGLILINGUA FACILI

E la stessa cosa vale per: sotto il mio palazzo c’è un povero cane pazzo, io vorrei dare un pezzo di pane a quel povero pazzo cane; o ancora tre tazze strette in tre strette tazze. Uno degli scioglilingua più recenti è Vuoi quei kiwi, che abbiamo usato anche nel titolo dell’articolo.

Ma chi ha inventato queste specie di filastrocche senza senso che ci fanno ingarbugliare la lingua?

Risalire alle loro origini, in realtà, non è facile, perché, soprattutto in passato, si tramandavano solo oralmente, cioè di bocca in bocca e non attraverso testi scritti. Se ne trova, però, qualcuno già in alcuni testi latini, come quello scritto dal poeta Quinto Ennio (239 a.C. - 169 a.C), in un frammento del primo libro degli Annales, che riguarda il Ratto delle Sabine: O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti (traduzione “O Tito Tazio, su te, o tiranno, tante sventure portasti”). Volete provare a inventarne uno anche voi?

LE CINQUE REGOLE PER INVENTARE UNO SCIOGLILINGUA

1. Gli scioglilingua sono in rima
2. Sono semplici
3. Sono fatti da parole che hanno lettere simili
4. Sono senza senso
5. Si memorizzano facilmente.

Non vi resta che provare! Magari organizzando una gara con i vostri amici a chi ne inventa o ne dice di più.

UNO PER OGNI DIFETTO: DA "ANGHE" A "ZOLE".

Gli scioglilingua sono importanti anche per migliorare e risolvere la balbuzie o i difetti fonetici, cioè lettere pronunciate male, come la “R” moscia (rotacismo) o la “S” sibilante, tipo quella di Jovanotti. Per ogni lettera dell’alfabeto ne esistono diversi e visto che non possiamo metterli tutti ve ne proponiamo alcuni per correggere i difetti di pronuncia più comuni. Imparateli a memoria e ripeteteli sempre più velocemente.

Se dite “attendo” invece di “attento”: Per quanto tenti di stare attento tanto ti penti e resti scontento; oppure: Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno.

Se dite “anghe” invece di “anche” ripetete: Chi seme di senape secca semina sempre seme di senape secca raccoglie.

Se dite “zole” al posto di “sole” recitate: Sono senza sesto senso.

RECORD: LO SCIOGLILINGUA PIÙ LUNG DEL MONDO

È la La puzzola Gaugadi. Lo scioglilingua più lungo del mondo secondo il Guinness dei primati è in zosi, lingua africana. La sua traduzione in italiano suona più o meno così:

La puzzola di questo posto, che si chiama Gaugadi, salì sulla collina, cadde sulla schiena, cominciò a giocare tra l’erba e si ruppe l’osso del collo.

BUFALI, GALLI E CAVALLI, SCIOGLILINGUA NELLE ALTRE LINGUE DEL MONDO

In inglese una frase con la parola buffalo, ripetuta per otto volte dà un senso compiuto.

In inglese. La frase Buffalo buffalo Buffalo buffalo buffalo buffalo Buffalo buffalo tradotta in italiano suona più o meno come “I bisonti di Buffalo, che intimidiscono bisonti di Buffalo, sconcertano (altri) bisonti di Buffalo”.

In italiano uno simile è in veneto: i gà igà i gai = “hanno legato i galli”.

In cinese, invece, come anche in altre lingue, parole uguali possono avere significati diversi a seconda di dove è posizionato l’accento. Mama qí ma. Ma màn mama mà ma, tradotto con gli accenti giusti vuol dire: “La mamma va a cavallo, il cavallo è lento, la mamma rimprovera il cavallo”. Se però sbagliate accenti diventa: “Il cavallo va sulla mamma ma la rimprovera perché è lenta”.

I SEGRETI PER DIRLI A RAFFICA

Ecco come andare veloci. Cercate prima di dirli a una velocità normale. Poi, ripeteteli a velocità sempre più elevate. Per quelli che vi riescono difficili, dividete le parole in sillabe e ripeteteli finché non vi riescono bene. Cominciate con quelli semplici come: Tre tigri contro tre tigri o Se oggi seren non è, doman seren sarà, se non sarà seren si rasserenerà.