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I fantasmi? Scopriamoli tra paure, racconti e…Letteratura

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Buoni o cattivi, i fantasmi sono da sempre presenti nelle storie dell'uomo. Conosciamo meglio il mondo di queste entità immaginarie... Ma non troppo!

Avete visto un fantasma? Qualcuno vi ha raccontato di averne visto uno? Non dovete preoccuparvi più di tanto. Sono millenni che i fantasmi appaiono all’uomo. Li conoscevano già gli antichi Greci e Romani, apparivano nel Medioevo e nell’Ottocento erano di gran moda. Perché dunque non dovrebbero continuare a farsi vivi anche oggi?

Sia ben chiaro, avere a che fare con gli spiriti non è facile. Spesso sono paurosi. Ma a volte fanno anche ridere. Di sicuro sono molto misteriosi. Proviamo a scoprire qualcosa di più sulla loro esistenza, vera o inventata che sia.

FANTASMI...LETTERARI

Un comico dell’antica Roma che si chiamava Plauto e scriveva commedie buffe, raccontò di un fantasma che impediva al padrone di casa di rimettere piede nella sua villa. E sapete che cosa faceva questo fantasma?Faceva un gran chiasso trascinando catene e ululando. Proprio come i fantasmi che immaginiamo ancora oggi.

«Eh sì, i fantasmi sono sempre un po’ uguali» racconta Massimo Scotti, scrittore e professore che a un certo punto si è incuriosito e ha scritto un libro sulla storia dei fantasmi. Ci ha impiegato cinque anni e ha letto centinaia di libri. Alla fine della sua ricerca ha scoperto che i fantasmi sono presenti in tutte le epoche e alcune caratteristiche sono sempre uguali.

Questa storia delle catene, per esempio, si ritrova spessissimo. Un altro aspetto ricorrente è che i fantasmi sono dispettosi e fastidiosi. Insomma, fanno di tutto perché le persone si accorgano di loro. Sono sempre inquieti e hanno bisogno di raccontare la loro storia.

Anche il fantasma di Plauto lo fece: era lo spettro di un uomo che era stato accolto in quella casa dal padrone precedente e che poi era stato ucciso a tradimento per rapinarlo. Vi dice niente? Già, anche questo è proprio un classico: i fantasmi sono spesso persone morte in modo violento e magari a tradimento.

Amleto, nella famosa tragedia di Shakespeare, incontra di notte lo spettro del padre che gli racconta di essere stato ucciso a tradimento dal fratello che voleva prendere il suo posto come re. La differenza è che il fantasma di Plauto in realtà non esisteva, l’aveva inventato il servo del padrone per spaventarlo e tenerlo fuori casa. Quello di Shakespeare invece diceva la verità e sembrava proprio uno spettro vero. Anche questa è una cosa che va avanti da sempre: ci sono persone che ai fantasmi ci credono e ci sono quelle che pensano che siano tutti finti.

Chi dice di aver visto un fantasma giura che sia tutto vero!

REALTÀ O FANTASIA? 

Però se lo chiedete a uno scienziato vi dirà che sono solo sciocchezze. In realtà Scotti, il nostro “fantasmologo”, ha scoperto che per moltissimo tempo gli scienziati hanno studiato le apparizioni degli spettri con metodo scientifico e, insomma, un po’ ci credevano.

Ho l’impressione che anche lui non sappia bene che cosa pensare: dice che ai fantasmi non ci crede, però è curioso delle storie che gli raccontano e che legge nei libri. Sarà perché in fondo piace un po’ a tutti avere paura. E quella dei fantasmi, dice Scotti «è una paura antichissima, legata alla paura della morte».

I fantasmi, fateci caso, non sono mai personaggi di fantasia: sono sempre lo spettro di una persona che è esistita davvero e che torna perché c'è qualcosa che non va nel modo in cui è morto.

Ma allora bisogna averne paura sì o no? Massimo Scotti, dopo aver tanto studiato, pensa di no. Alla fine la cosa migliore da fare è conoscere le storie senza spaventarsi troppo. Semmai, sostiene, dobbiamo fare attenzione a non diventare noi i veri fantasmi.

Noi fantasmi? «Sì, con tutto il tempo che passiamo davanti allo smartphone e al tablet nel mondo di Internet, alla fine rischiamo di diventare come i fantasmi, che non hanno un corpo vero».