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Altruismo e cervello: scoperto il centro della generosità!

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Gli scienziati dell'Università di Oxford hanno individuato l'area cerebrale che porta ad occuparsi del prossimo...tutta questione di empatia!

La generosità, dopotutto, non è questione di cuore, ma di cervello!

 

Nell'ambito di una ricerca incentrata sulle connessioni tra comportamenti sociali e reazioni cognitive (cioè cosa accade nella nostra mente quando abbiamo una certa interazione con il prossimo), i ricercatori inglesi dell'Università di Oxford potrebbero aver scoperto il Centro della Generosità che attiva nel nostro cervello la volontà di agire per il bene di qualcun altro.

Perché ci immedesimiamo negli altri?

«Sebbene le persone abbiano una spiccata inclinazione a intrattenere relazioni sociali, esistono molte differenze tra gli individui - ha spiegato la Dott.ssa Patricia Lockwood, responsabile dello studio - l'empatia, la capacità di capire e provare indirettamente i sentimenti degli altri, è stata posta come un'importante stimolo a tali azioni, ma noi volevamo capire come e perché simili atteggiamenti fossero collegati»

 

Per comprendere meglio questi meccanismi, i ricercatori hanno preparato un esperimento che poneva dei volontari di fronte alla scelta di alcuni simboli, ciascuno dei quali associato a una “ricompensa” per sé o per qualcun altro; le risposte delle varie aree del cervello impegnate nella comprensione di questa associazione venivano intanto monitorate grazie alla risonanza magnetica.

Si è visto quindi che gli individui hanno imparato quali simboli servissero per aiutare gli altri, anche se molto meno velocemente rispetto a quelli per ricevere una ricompensa personale, e mentre ciò avveniva, negli schermi dei ricercatori si illuminava sempre una zona specifica del cervello, la corteccia cingolata subgenuale anteriore, individuata quindi come il Centro della Generosità!

Non tutti però siamo generosi...

Questa regione però non si è mostrata ugualmente attiva in tutte le persone sottopostesi all'esperimento:

 

«I soggetti dotati di maggiore empatia hanno evidenziato anche una attività cerebrale più energica in quest’area e inoltre hanno capito molto più rapidamente come aiutare il prossimo rispetto alle persone scarsamente empatiche».

 

Per la prima volta ecco dunque dimostrato scientificamente il legame tra l'abilità di "mettersi nei panni" del prossimo e l’altruismo. 

 

Cambiamo il modo di dire?

Alla luce di tali risultati quindi, per risultare scientificamente corretti, da oggi non si dovrebbe più dire "quella persona ha un cuore d'oro", bensì: "quella persona ha una corteccia cingolata subgenuale anteriore d'oro!

 

Che dite, suona bene?

FONTE: Università di Oxford, Science Daily