Donna Moderna
FocusJunior.it > Scienza > Che cosa sono i vaccini: chi li ha scoperti e perché sono importanti

Che cosa sono i vaccini: chi li ha scoperti e perché sono importanti

Stampa

Più di 200 anni fa, il medico inglese Edward Jenner scoprì il primo vaccino, salvando tante vite umane dal vaiolo grazie a un esperimento sul vaiolo dei bovini. Oggi, grazie a quella scoperta, tutti noi abbiamo una vita più sana o con meno rischi di ammalarci. Scopriamo insieme la storia di questa grande scoperta...

Lo sapevi che l’Organizzazione mondiale della sanità, il più importante ente sanitario al mondo, ha dichiarato che i vaccini sono la principale scoperta medica mai fatta dall’uomo?

Ebbene sì, quella punturina che fa così paura è in realtà preziosissima, e permette a tutti noi di avere una vita sana fin da neonati. Pensa in quanti si ammalavano, prima di questa scoperta! In tantissimi, molti più di oggi. Grazie alle vaccinazioni, malattie mortali come il vaiolo sono state debellate, mentre è stata ridotta molto la diffusione di altre, come ad esempio il morbillo.

L'intuizione di un medico inglese

La scoperta dei vaccini si deve al medico e naturalista inglese Edward Jenner, che intorno al 1780, mentre l’Europa era devastata da un’epidemia di vaiolo, notò che stranamente gli allevatori di mucche e cavalli non prendevano la malattia. Secondo lui la strana circostanza era dovuta al fatto che quegli allevatori avevano contratto la forma bovina del vaiolo (il cui nome scientifico è Variolae vaccinae), non grave per gli umani, e quindi avessero sviluppato una difesa anche contro il vaiolo umano.

Per dimostrare la sua ipotesi, Jenner prelevò del materiale organico da una contadina malata della versione bovina del vaiolo e lo iniettò in un bambino. Dopo un mese gli iniettò il virus del vaiolo umano e il bambino non si ammalò.

Jenner aveva ragione!

Contrasto

Gli studi di Jenner furono continuati circa un secolo dopo dal biologo francese Louis Pasteur, intorno al 1880, che rispetto a Jenner introdusse un’importante novità: non era più necessario introdurre nel corpo della persona da vaccinare i microbi della malattia, ma questi potevano essere alterati e resi innocui in modo da ridurre al minimo i rischi. Fu Pasteur a chiamare “vaccino” questi trattamenti, proprio in onore di Jenner che era stato il primo a scoprirli partendo da uno studio sulle vacche.

Da lì a poco Pasteur mise a punto i vaccini contro la difterite, poliomelite, colera, febbre gialla e tubercolosi. E così le malattie sono state frenate e a volte debellate, una dopo l'altra, fino alla creazione dell’ultimo vaccino, quello contro il papilloma virus, in distribuzione a partire dal 2006.

Il funzionamento dei vaccini

Ma come funzionano i vaccini? Introducendo nel tuo sangue un piccolissimo rappresentante del virus o batterio da combattere, il tuo sistema immunitario si “allena” a riconoscerlo e a combatterlo.

È troppo piccolo affinché possa bastare a farti ammalare, ma abbastanza grande per dare al tuo corpo tutte le informazioni necessarie per combatterlo e distruggerlo.
Questo rappresentante della malattia non è solo piccolo, ma prima di essere iniettato i chimici lo alterano, facendone una versione attenuata e inoffensiva.

n Italia sono disponibili gratuitamente i vaccini per i dieci gruppi di infezioni considerate di rilevante interesse pubblico.
Credits: Ipa-agency

Se un compagno di scuola con il morbillo si avvicinasse a te che sei vaccinato, è come se il tuo corpo dicesse al virus: “so chi sei e come farti fuori, via di qui”!

Perché i vaccini sono gratis e obbligatori

È molto importante che i vaccini siano iniettati al più alto numero di persone possibile, perché solo riducendo il numero di coloro che possono ammalarsi si rende difficile la propagazione e la riproduzione dei microbi responsabili.

Ed è per questo motivo che in molti Paesi i vaccini sono obbligatori e gratuiti. In Italia sono disponibili gratuitamente i vaccini per i dieci gruppi di infezioni considerate di rilevante interesse pubblico.

 

Fonti:  Ministero della Salute ed Enciclopedia Treccani