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Impollinazione e miele: l’importanza delle api spiegata da un vero esperto

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Lo sapevate che senza le api non avremmo più frutta né verdura? Lo sa bene l'apicoltore Osvaldo Locatelli, che ci ha spiegato bene il ruolo fondamentale di questo insetti per il nostro ecosistema.

“Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita”, affermava Albert Einstein. Non sappiamo se è proprio così, ma senza le api ci sarebbe un drastico calo di prodotti alimentari. Non avremmo più frutta e verdura.

Le api infatti sono fondamentali per l’impollinazione. La fecondazione - l’incontro tra il polline e il gamete femminile alla base del fiore - è l’evento che da il via alla crescita del frutto: dunque se le api, che sono gli insetti che raccolgono il nettare non ci fossero, non ci sarebbe la frutta.

In uno scenario del genere andremmo al supermercato e non solo vedremmo lo scaffale del miele tristemente vuoto, ma anche quello della frutta e di alcuni tipi di verdura!

I PERICOLI PER IL FUTURO DELLA SPECIE

Purtroppo però le nostre amiche api rischiano di estinguersi eccome. E a mettere a repentaglio la loro esistenza infatti è, direttamente o indirettamente, proprio l'uomo!

Il riscaldamento globale causato dall'inquinamento umano sta infatti stravolgendo i ritmi vitali di questi laboriosi insetti, i quali - proprio a causa dell'innalzamento delle temperature e delle stagioni sempre più "pazze" - rischiano di trovarsi il polline quando non sono ancora pronti a raccoglierlo o, viceversa, di avere fioriture vuote senza nutrimento sufficiente per alimentare lo sciame. Non solo: il cambiamento climatico sta anche favorendo la diffusione dei parassiti che distruggono gli alveari.

A ciò poi va aggiunto l'uso massiccio di pesticidi e sostanze nocive come il glisolfato (molto usato negli erbicidi) da parte di alcuni settori dell'agricoltura e che, trasportate dall'aria, intossicano l'habitat delle api.

PAROLA ALL'ESPERTO

Fortunatamente dare una mano alle api ci sono gli apicoltori, i quali si prendono cura di questi animaletti e promuovono un tipo di allevamento e agricoltura sostenibile, in grado cioè di favorire il rinnovamento delle risorse naturali senza sfruttarle all'eccesso.

«Il nostro compito è quello di fare il miele – spiega Osvaldo Locatelli – ma nello stesso tempo di salvare questi insetti che hanno bisogno di trattamenti contro i parassiti».

Un esempio: la varroa che è come una zecca per i cani. Ciascuno di noi può comunque fare qualcosa per salvare le api evitando di usare insetticidi e pesticidi. «Purtroppo – spiega Locatelli – l’agricoltura è diventata nemica delle api».

MA COME SI NUTRE UN'APE?

Le api sono dotate di un apparato boccale che in fondo presenta la “ligula” adatta a succhiare il nettare dai fiori. Mangiano essenzialmente tre cibi: nettare; polline e miele. Di nettare e polline si nutrono prevalentemente in estate e primavera. Per sopportare e superare il lungo inverno, le api producono il miele di cui fanno abbondante scorta per avere cibo a sufficienza durante il freddo.

Il nettare è una sostanza zuccherina, una specie di sciroppo liquido e dolcino. Le api lo aspirano con la loro “proboscide” e lo raccolgono in una cavità che si chiama borsa melaria, nel quale il nettare viene addizionato di enzimi. Sostanze che concorrono alla trasformazione del nettare in miele. Quest’ultimo va ricordato ha proprietà nutrizionali e non lenitive.

«È un alimento – spiega Locatelli - completo: se si mangia per sei mesi miele si sopravvive».

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