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Effetto Serra e le sue conseguenze: parliamone con il climatologo Antonello Pasini

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Le conseguenze del riscaldamento globale rischiano di cambiare radicalmente la vita di popoli e società, ma non tutti ne sono consapevoli. Per questo abbiamo chiesto allo scienziato del clima Antonello Pasini di chiarirci un po' le idee...

Sono mesi ormai che la questione climatica è sulla bocca di tutti.

Da quando Greta Thunberg ha cominciato il suo sciopero infatti, sembra che il mondo si stia destato dal suo torpore, aprendo gli occhi su una crisi ambientale già in fase avanzata che però, forse, siamo ancora in tempo ad arginare.

Ma siamo sicuri di sapere davvero a cosa stiamo andando incontro? Vivere nel futuro del “clima impazzito” vorrà dire solo soffrire un po' di più il caldo?

Purtroppo la questione è ben più profonda e perciò abbiamo contattato un vero esperto del settore, il fisico del clima, ricercatore del CNR – Istituto di Ricerca sull’inquinamento atmosferico e divulgatore scientifico Antonello Pasini, il quale ci ha spiegato come le conseguenze dell'effetto serra potrebbero essere ben più variegate di quello che pensiamo....

INTERVISTA AD ANTONELLO PASINI

Innanzitutto, cosa fa un climatologo?
Un climatologo – o meglio scienziato del clima – è qualcuno che si occupa del cambiamento climatico sia del passato, anche andando indietro di milioni di anni, che del presente, realizzando modelli per capire quali sono state le cause principali degli attuali mutamenti e provando ad elaborare proiezioni per il futuro. Io appartengo a quest'ultima categoria.

A quando risalgono i primi studi sul Climate Change attuale?
La comunità scientifica si accorse del cambiamento climatico già verso la fine degli anni '70, ma se vogliamo vedere ci sono stati precursori ancora più precoci. Alla fine dell'800 un certo Arrhenius (Svante Arrhenius, n.d.r.) si mise a calcolare l'impatto che il raddoppiamento dell'anidride carbonica avrebbe avuto sul clima mondiale. Lui stimò un aumento di 4-5 °C ed è un conto che tutt'ora mantiene una certa validità, nonostante qualche imperfezione corretta dai modelli più moderni.

Ma allora come mai c'é gente che non ci crede e sminuisce la faccenda tacciandovi di allarmismo eccessivo?
Lo scienziato in generale non è mai catastrofista. Le nostre teorie si basano sui dati e le proiezioni presentate finora sono anche abbastanza ottimiste, o meglio “conservative”, perché tengono conto solamente di elementi che conosciamo con certezza, escludendo altri indizi che potrebbero far pensare a scenari ancora più negativi. La previsione riguardante l'innalzamento delle acque marine, per esempio, è una previsione conservativa, poiché più andiamo a studiare le dinamiche dietro lo scioglimento dei ghiacci, più ci accorgiamo che ci sono fenomeni che accelerano di molto il processo. L'aumento di massimo 80-100 cm preventivato per fine secolo, potrebbe dunque essere raddoppiato!
Poi, sul perché in tanti si ostinino a non dare credito al global warming, occorre aprire un capitolo complesso. Per invertire la rotta infatti servirebbe cambiare il modello di sviluppo fondato sui combustibili fossili e questo ovviamente tocca gli interessi di molti. Ma non è il solo motivo..

Cioè?
Molte persone hanno coltivato una visione del mondo legata al fatto che l'uomo abbia da sempre fatto quello che voleva sul pianeta e dunque ritiene impossibile che la Natura possa rispondere in maniera chiara come con il surriscaldamento globale. Di fronte a simili “certezze”, è complicato far cambiare idea...
Tale stallo viene accentuato dal fatto cha attualmente viviamo in “bolle mediatiche” in cui le fonti d'informazione – Internet in particolare – ci mostrano solo quello che vogliamo vedere. Se facciamo una ricerca su Google, il motore di ricerca ci indirizza su siti e blog già vicini al nostro modo di approcciare il mondo. In questo modo è complicato fa arrivare un messaggio discordante dalle nostre convinzioni. Ai ragazzi che ho incontrato quando Greta è venuta a Roma ho chiesto proprio questo: voi che siete nativi digitali, aiutateci a rompere queste “bolle”.

Cosa si può fare per evitare il disastro?
Paradossalmente il fatto che il cambiamento climatico dipenda dalle azioni umane, è una buona notizia: se il cambiamento fosse solo naturale, noi non potremmo fare altro che difenderci. Così invece sappiamo che possiamo mettere mano alle cause, affinché gli effetti finali siano meno critici.
Il problema è che queste cose vanno affrontate seriamente e i tutti insieme, popoli e governi del mondo intero, con politiche serie che puntino alla de-carbonizzazione dell'economia, all'annullamento dello spreco di risorse, allo sviluppo di un'economia circolare ecc...

Ma anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare qualcosa?
L'Accordo di Parigi ha imposto obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra “al ribasso”: ogni Paese offre volontariamente la propria quota di riduzioni e quindi nessuno è stato molto ambizioso, sebbene le misure concordate portino a limitare l'innalzamento delle temperature a circa 3°C contro l'1,5/2°C raccomandato dalla comunità scientifica. Ebbene, in simili circostanze, il cittadino comune DEVE fare qualcosa. Come? Con lo stile di vita innanzitutto, perché quello che fa bene a noi fa bene anche al nostro pianeta. È inutili riempirsi di zuccheri e carni rosse: ci fanno male e consumano un sacco di risorse (suolo, acqua), oltre che aumentare l'inquinamento atmosferico.
Ma la cosa più importante è mettersi insieme, anche in piccoli gruppi, per spingere verso circuiti virtuosi. I cittadini dovrebbero premiare le aziende che lavorano in modi ambientalmente sostenibili e favorire partiti e programmi politici che abbiano davvero a cuore la questione. Qualche tempo fa la Cina costruiva una centrale a carbone ogni 15 giorni. Si moriva d'inquinamento! La gente si è stufata e i vertici del partito hanno invertito la rotta, buttandosi sull'energia rinnovabile. Ora circa il 50% dei pannelli fotovoltaici del mondo è prodotta in Cina. E tutto è partito dal basso!

Quali conseguenze avranno sulla popolazione mondiale questi cambiamenti? Non si tratterà solo di sudare un po' di più...
Assolutamente no. In alcune zone del mondo, i cambiamenti climatici potrebbero comportare gravi e profondi stravolgimenti politico-sociali.
La regione del Sahel (che attraversa l'Africa nella parte appena sotto il Sahara n.d.r.) è la zona dalla quale provengono il 90% dei migranti che sbarcano in Europa sulla rotta mediterranea, scappando da fame e guerre. Ci sono 10 Paesi dalle economie molto deboli, spesso fondate in gran parte su agricoltura di sussistenza, dove il deserto si sta mangiando i già pochi terreni fertili e quindi migliaia di contadini e pastori rimangono senza lavoro e mezzi per sostentarsi. Questo fa il gioco del terrorismo: quando si muore di fame e arrivano questi integralisti che ti propongono ad esempio 500 dollari al mese per fare la Guerra Santa, beh, qualcuno su quelle camionette ci sale!
Un altro caso? Mentre nel Sahel il cambiamento climatico è un fattore di accelerazione di una crisi preesistente, in Siria sembra proprio che sia stato l’innesco della grande crisi che ancora oggi attraversa il Paese. Per scampare ad una siccità di 4 anni, i contadini infatti si sono trasferiti nelle città (si sono inurbati), ma la mancanza d’acqua e derrate alimentari ha fatto scoppiare rivolte nei confronti di autorità corrotte. Tale malcontento è poi degenerato di una vera guerra civile che ha portato 3 milioni di profughi sulla rotta balcanica.
Infine, una conseguenza che possiamo già toccare con mano qui da noi, risiede nel fatto che con temperature più calde parassiti e malattie tropicali ora possono sopravvivere anche alle nostre latitudini.

Come sta cambiando la situazione in Italia?
Senza soffermarci sulle sempre più numerose tempeste, frane e disastri causati da eventi atmosferici che vengono acuiti dal clima cambiato (es: il tornato di Taranto nel 2012), noi siamo ormai influenzati dagli anticicloni africani. Il riscaldamento globale ha ampliato la circolazione equatoriale e dunque questi anticicloni che di solito erano sul Sahara vengono su di noi. Un tempo l’anticiclone delle Azzorre ci proteggeva sia dalle perturbazioni delle alte latitudini che dal caldo feroce africano. Oggi invece, quando gli anticicloni se ne vanno lasciano spazio all’aria fredda che provoca repentinamente piogge molto violente. E provocano ingenti danni!