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Viva le paludi, le torbiere e gli acquitrini!

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Paludi, acquitrini e torbiere, ossia le "zone umide" non sono affatto serbatoi per le antipatiche zanzare! Anzi, aiutano a preservare l'ambiente e a proteggerlo dai disastri del clima impazzito. Scopriamone l'importanza.

Le “zone umide” sono ambienti naturali in cui l'acqua si mescola al terreno, in un insieme quasi indistinguibile e senza soluzione di continuità. Vengono chiamate anche acquitrini, paludi, torbiere, sono fatte di acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata e con una profondità non superiore ai sei metri.

 

Ancora oggi, a scuola, alcuni prof raccontano come una grande successo le imprese dei tempi passati in cui, queste zone, sono state prosciugate e rese abitabili per gli esseri umani. Pensate: nel secolo scorso, solo in Europa, più della metà delle zone umide del continente sono state distrutte per cause dirette, per l'invasione di specie animali o vegetali non adatte, per via dell'agricoltura e dell'industria.

pixabay

Questo non è affatto un successo perché queste aree, che raccolgono e calmano le acque dei fiumi in piena, riducono il rischio di alluvioni, sono dei veri e proprio santuari per tantissime specie animali e mantengono la biodiversità, oltre a essere laboratori unici per gli studiosi.

 

In Italia si contano 52 zone umide di una certa importanza, sparpagliate in 15 delle nostre 20 regioni. Purtroppo, e non ci stupisce, la metà di queste zone sono in cattivo stato, 1 su 3 non se la passa bene e appena meno del 5 per cento sono in perfetta salute.

 

Le zone umide sono protette dalla Convenzione internazionale di Ramsar (Iran), firmata il 2 febbraio del 1971 ma, come vedete, a 46 anni di distanza la sua applicazione lascia ancora molto a desiderare.

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