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Obiettivo 15 dell’Agenda 2030: vita sulla Terra

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Obiettivo 15 dell’Agenda 2030: vita sulla Terra
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L'Obiettivo 15 dell'Agenda 2030 si propone di promuovere un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre. Come raggiungeremo tale scopo? E cosa è già stato fatto?

  • Obiettivo 15
  • Compiti importanti e impegnativi: ma a che punto siamo?
  • Che cosa possiamo fare noi?
  • La carne del futuro
  • Lo sapevi che…

OBIETTIVO 15

Se ci fermassimo per un attimo a riflettere su tutto quello che la Natura fa per noi, non la smetteremmo più di abbracciare gli alberi. Le piante spontanee o coltivate forniscono l’80% del cibo che mangiamo. Le foreste, che ricoprono il 30% della superficie terrestre, sono “casa” per milioni di specie viventi, provvedono al sostentamento diretto di 1,6 miliardi di persone e regalano a tutti gli altri… aria pulita, perché assorbono CO2 e restituiscono ossigeno. La loro attività di “spugne” per anidride carbonica è inoltre fondamentale per combattere il riscaldamento globale.

L’agricoltura è il motore dell’alimentazione umana, un’attività che pratichiamo da 10.000 anni e dalla quale dipendiamo direttamente. Ma le coltivazioni industriali sono anche una delle cause del consumo e del degrado del suolo, contribuiscono alla deforestazione e sono una fonte di disturbo per la vita animale nonché una delle attività più inquinanti per il suolo, le acque e l’atmosfera.

L’Obiettivo 15 dell’Agenda 2030 (una lista di sfide da affrontare per costruire un futuro migliore per il Pianeta) coglie perfettamente i difficili equilibri sui quali si fonda il nostro rapporto con la Terra e le altre specie viventi che la abitano. Si propone infatti di “proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica”.

COMPITI IMPORTANTI E IMPEGNATIVI: MA A CHE PUNTO SIAMO?

Le foreste sono gli ecosistemi più ricchi e variegati della Terra, mitigano il riscaldamento globale, riducono il rischio di disastri naturali come le inondazioni, forniscono ossigeno e gran parte dell’acqua dolce che utilizziamo. La deforestazione e il degrado delle foreste continuano però a ritmi allarmanti: dal 1990, sono andati perduti 420 milioni di ettari di questi polmoni verdi per convertire lo spazio che occupavano ad usi diversi (soprattutto per scopi agricoli e soprattutto nelle aree tropicali come l’Amazzonia). Fortunatamente, negli ultimi 30 anni i ritmi di distruzione delle foreste sono un po’ rallentati, ma il problema non è soltanto il taglio degli alberi: le foreste sono ecosistemi complessi che si nutrono di relazioni: tra le piante terrestri o acquatiche come le mangrovie e i funghi, il suolo e i suoi microrganismi, i vertebrati e gli invertebrati come gli insetti impollinatori. Intervenire su uno soltanto di questi elementi provoca conseguenze a catena anche su tutti gli altri.

Un altro problema di cui si parla meno è il degrado del suolo. Dal suolo ricaviamo cibo, fibre, carburante, foraggio, ma questa risorsa non è infinita ed è sicuramente sottovalutata. Nel 2050 saremo più di 9 miliardi sulla Terra: per dare da mangiare a tutti serviranno suoli produttivi, ma l’erosione, l’inquinamento del terreno, la sua salinizzazione o acidificazione, il suo eccessivo sfruttamento per costruire nuove opere, hanno ormai reso inadatto alle coltivazioni un terzo del suolo mondiale disponibile. Il suolo improduttivo diventa deserto, e favorisce la perdita di biodiversità. Insomma, è tutto collegato!

Negli ultimi decenni la varietà di specie sulla Terra si è impoverita, soprattutto per l’uso del suolo che abbiamo descritto, per il sovrasfruttamento dei mari e delle loro risorse, per l’inquinamento e i cambiamenti climatici, per la proliferazione di specie “aliene” in territori non loro e per la diffusione di malattie come infezioni e parassitosi. Tutte queste cause hanno un denominatore comune: l’uomo. Secondo il WWF, tra il 1970 e il 2016 l’abbondanza di fauna selvatica è calata del 68% in tutto il mondo. Le conseguenze della deforestazione e del traffico illegale di animali selvatici le abbiamo toccate con mano con la pandemia di CoViD-19.

CHE COSA POSSIAMO FARE NOI?

Per permettere la realizzazione dell'Obiettivo 15 e tutelare le foreste, prevenire la degradazione del suolo e contribuire alla tutela della biodiversità occorre aumentare gli sforzi di conservazione, ma soprattutto ripensare daccapo il sistema alimentare, visto che proprio l’agricoltura è alla base della frammentazione delle foreste. E questo è qualcosa che ci riguarda da vicino:

  • Adottare una dieta più sana
  • Mangiare meno carne
  • Ridurre lo spreco di cibo
  • Riconvertire in spazio coltivabile il suolo inutilizzato o degradato

Questi sono tutti modi per risparmiare ettari di foresta, che altrimenti sarebbero destinati a coltivare cibo, mangime per animali da allevamento, olio di palma da usare in alimenti confezionati.

LA CARNE DEL FUTURO

La carne coltivata in laboratorio è una delle possibili alternative agli allevamenti intensivi e una via per soddisfare il consumo di carne pesando di meno sull’ambiente. Si ottiene favorendo la crescita di cellule prelevate da animali vivi in modo indolore in un mix di nutrienti, fino a formare mucchietti abbastanza consistenti da ottenere hamburger bovini o nuggets di pollo. Così non si macellano animali e non occorre disboscare per coltivare i loro mangimi. Sarà questa l’alimentazione di domani?

LO SAPEVI CHE...

L’invasione degli habitat naturali e il declino della biodiversità causati dall’uomo favoriscono la trasmissione di malattie zoonotiche anche alla nostra specie: la CoViD-19, causata da un coronavirus probabilmente ospitato dai pipistrelli, ne è l’esempio lampante. Continueremo ad essere responsabili della perdita di specie viventi o iniziamo a cambiare le cose?