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Cibo e risorse: quanto costa alla Terra nutrire l’uomo?

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Quanto impatta il nutrimento dell'uomo in termine di cibo e risorse ambientali? Tantissimo, soprattutto quando mangiamo carne...

Il cibo che mangiamo ha un costo che va ben al di là di quello scritto sull’etichetta. Gli alberi abbattuti per coltivarlo, l’acqua che lo ha innaffiato o dissetato, i gas che ha emesso, il carburante bruciato per trasportarlo e per lavorarlo, gli imballaggi che lo contengono: tutto questo ha un impatto invisibile, ma notevole, sull’ambiente. Quindi quanto costa alla Terra nutrire l'uomo in termini di cibo e risorse?

EMISSIONI E ALLEVAMENTI

La fetta più importante di gas serra è legata all’allevamento animale, responsabile da solo del 15% delle emissioni globali dovute all’attività dell’uomo: più di quelle di aerei, treni e automobili messi insieme! La maggior parte di questi gas (il 65%) dipende dall’allevamento di bovini dai quali si ottengono carne e latte: a incidere sono soprattutto la produzione di mangime e il metano esalato dal processo digestivo di questi animali - letame e puzzette, per intenderci.

Il metano è un gas serra 25 volte più potente dell’anidride carbonica, anche se rimane meno a lungo in atmosfera. Ecco perché gli scienziati pensano che ridurre il consumo di carne rossa, a favore di quello di carne bianca e cereali, frutta e verdura di stagione, ridurrebbe di molto il nostro impatto ambientale. Quanto al consumo di terra, la carne rossa ne richiede 11 volte di più rispetto a polli e maiali, ma produce cinque volte tanto la quantità di gas serra. Se la confrontiamo con prodotti come patate, frumento e riso, l’impatto è ancora più importante: richiede in proporzione 160 volte la quantità di terra e produce 11 volte più gas serra.

S.O.S ACQUA

C’è poi l’impronta idrica, ossia il consumo di acqua necessario a ricavare il cibo, e in questo caso, la carne, che mangiamo: il 70% dell’acqua dolce a disposizione dei terrestri è impiegato in agricoltura: e se ad essere coltivati non sono alimenti per il consumo diretto, ma colture destinate a nutrire gli animali che mangiamo, l’uso poco efficiente delle risorse salta subito all’occhio. Per portare sulla tavola una bistecca servono 15 mila litri d’acqua; per fare un confronto, ne occorrono 4000 per una quantità equivalente di pollo, 1600 per un piatto di cereali e 900 per uno di frutta.

Queste considerazioni assumono senso pieno se non ragioniamo soltanto sulle nostre scelte o su quelle della nostra famiglia, ma se pensiamo al numero di persone che la Terra deve sfamare: nel 2050 saremo 10 miliardi, due miliardi più di oggi. E mentre la popolazione mondiale cresce, aumenta la domanda di carne, soprattutto nei Paesi industrializzati. Come in tutte le cose, serve moderazione. Se infatti immaginiamo soluzioni estreme, come il mondo intero che all’improvviso diventa vegetariano, le emissioni dannose certamente calerebbero, ma si creerebbero altri problemi: terre da riconvertire, animali inutilizzati, allevatori disoccupati...

Per affrontare il problema del consumo di carne, ed evitare la macellazione di animali, alcune aziende stanno provando a produrla in laboratorio, a partire da cellule prelevate dal muscolo degli animali, “coltivate” in laboratorio in mix di sostanze nutrienti. Per il momento è difficile dire che gli “hamburger artificiali” rimpiazzeranno quelli normali: il processo è infatti ancora molto lungo e costoso, e non è detto che sia necessariamente più ecologico.

LO SPRECO

Un enorme impatto ambientale hanno i prodotti coltivati o allevati che finiscono è direttamente… nel cestino: è il destino che tocca a un terzo del cibo destinato al consumo umano - un boccone su tre. In Europa, la quantità di cibo buttato equivale a 95-115 kg all’anno per consumatore.

Non è tutto cibo che finisce nella pattumiera di casa: parte di esso è sprecato nella catena produttiva, parte nella lavorazione, nel trasporto e nei supermercati. E poi c’è quello che dimentichiamo in frigorifero, che compriamo per gola e senza controllare la data di scadenza. Le risorse impiegate per far arrivare quel cibo fino a noi - acqua, terra, mangime - finiscono così sprecate a loro volta.

PLASTICA NEMICA NUMERO UNO DELL'AMBIENTE

Infine, una nota sugli imballaggi: la plastica che incarta e protegge il cibo che mangiamo ha un tempo di smaltimento lunghissimo: per degradare un contenitore in polistirolo servono almeno 50 anni, per una bottiglietta di plastica non ne bastano mille. Questo significa che la plastica che gettiamo oggi sarà ancora nell’ambiente quando vivranno i nostri nipoti. Ecco perché progressivamente, si stanno approvando leggi che mettono al bando la plastica usa e getta, come quella usata per le cannucce, posate e bicchieri da pic-nic. I microframmenti di plastica si insinuano nella catena alimentare e nel ciclo dell’acqua: avvelenano gli animali che li scambiano per cibo, e fanno male anche a noi, che di quelli animali ci nutriamo.

COSA POSSIAMO FARE NOI?

Fortunatamente, quello del consumo alimentare è un campo in cui le nostre scelte possono fare davvero la differenza. Scegliere di acquistare cibo di stagione e di vicina produzione riduce le emissioni prodotte per farlo arrivare nel piatto. Fare la spesa portandosi una busta da casa, prediligendo gli alimenti “sciolti” e non incartati singolarmente, aiuta a ridurre la plastica.

Bere acqua del rubinetto dalla borraccia è un’alternativa più “verde” delle bottiglie del supermercato. Seguire una dieta variegata, colorata, curiosa di cibi diversi e dal basso impatto ambientale fa bene all’ambiente e alla nostra salute.