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Come si produce il cioccolato?

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Come si produce il cioccolato?
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È uno degli alimenti che fa impazzire il mondo ed è così buono che da sempre viene considerato il "cibo degli dei". Ma come si produce questa leccornia? Te lo spiega Focus Junior!

Il cioccolato è il derivato più famoso, e gustoso, che ricaviamo dai semi della pianta tropicale Theobroma cacao, un albero sempreverde originario dell'America Meridionale. Ma com'è diventato un dolce così amato e usato in cucina? E come si produce oggigiorno? Scopriamolo insieme!

UN PO' DI STORIA...

Il cacao giunse nelle corti d'Europa nel '600 dopo la scoperta dell'America, che fece scoprire ai popoli colonizzatori la bevanda a base di questo ingrediente esotico che veniva già consumata dai Maya.

La cioccolata  dei Maya però non aveva nulla a che vedere con le deliziose tazze fumanti che addolciscono le nostre giornate invernali: si trattava infatti di una sostanza liquida grassa e molto amara, con un sacco di spezie che ne arricchivano il sapore.

Oggi, fortunatamente, gustiamo qualcosa di diverso. Nel 1828 infatti, l’olandese Coenraad Johannes van Houten - figlio di un importante produttore di cioccolato - trovò il giusto per estrarre parte del grasso dalla massa dei semi di cacao macinati ed usarne la polvere ricavata come base di una bevanda molto più buona.

Tale procedimento fu poi sfruttato nel 1847 dall’inglese Joseph Fry, il quale intuì che, aggiungendo alla massa di cacao un po’ del grasso ricavato col sistema di Van Houten, si riusciva a ricavare una pasta modellabile. Questa scoperta in poco tempo a produrre la prima tavoletta di cioccolato.

COME SI PRODUCE (OGGI) IL CIOCCOLATO?

Ovviamente tutto parte dai semi di cacao. Questi vengono estratti dal frutto e fatti fermentare. Dopo l'essiccazione e la tostatura (che determina il gusto finale del prodotto) si passa alla tritatura. La granella ottenuta viene quindi pressata e lavorata in un'impastatrice fino a ricavare una pasta morbida.

In questa fase vengono aggiunti zucchero, burro di cacao e altri ingredienti, a seconda del tipo di cioccolato che si vuole realizzare (in quello al latte, per esempio, è aggiunto latte in polvere). La miscela così ottenuta viene poi colata in stampi a tavoletta e poi incartata nella carta stagnola, per conservare intatto l'aroma "cioccolatoso" e difenderlo dalla luce - che lo altererebbe - e dagli odori estranei: ve lo immaginate del cioccolato alla... cipolla o al cavolfiore?

DOVE SI COLTIVA IL CACAO?

Come già accennato, la pianta Theobroma cacao è originaria del Sudamerica, ma nei secoli la sua coltivazione (e quella delle altre sottospecie di cacao) si è estesa ad altri Paesi che hanno un clima adatto allo scopo. Questo tipo di albero infatti cresce bene in zone calde e umide, con temperature comprese all'incirca tra i 18 e i 32 gradi centigradi, e oggi sono Paesi africani come la Costa d'Avorio e Ghana a vantare le maggiori produzioni di cacao, seguiti da Indonesia, Ecuador e Nigeria.

IL CIOCCOLATO E LA LINGUA ITALIANA

La parola giusta per indicare questa ghiottoneria è CIOCCOLATO!

La parola CIOCCOLATA, invece, benché venga spesso utilizzata come sinonimo di cioccolato, indica la bevanda calda a base di cacao sciolto nel latte (lo dice il GraditGrande dizionario italiano dell'uso, diretto dal linguista Tullio de Mauro) e dunque va riferita solo a quell'alimento.

CURIOSITÀ PERCHÈ IL CIOCCOLATO FA MALE AI CANI?

Come può un cibo così buono per noi fare così tanti danni a Fido? Ebbene nel cacao è contenuta una molecola chiamata teobromina, un alcaloide (cioè una sostanza organica vegetale) la cui composizione chimica è molto simile a quella della caffeina.

Questo significa che tale molecole scatena nell'organismo delle reazioni chimiche che agiscono sui ricettori del cervello. Per noi umani gli effetti sono positivi, ma nei cani alterano la regolazione del ritmo sonno-veglia e provocano uno smisurato aumento dell'afflusso di ossigeno e l'accelerazione del battito cardiaco. Insomma, niente barrette per il vostro amico a quattro zampe!