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Uno Zecchino d’Oro versione super-size!

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Uno Zecchino d’Oro versione super-size!
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Quest'anno più che mai lo Zecchino d'Oro è stato un trionfo di ascolti e d'intrattenimento. Alle basi del successo una ricetta semplice e genuina, con i bambini sempre protagonisti!

Si è appena conclusa la sessantesima edizione dello Zecchino d’Oro, la popolare manifestazione canora dedicata alle canzoni per bambini.

Si è trattato di un’edizione davvero “super-size”!

Supersize nel formato e negli ascolti: quest’anno lo Zecchino d’Oro è andato in onda per un mese intero. Per quattro sabati pomeriggio, infatti, ha caratterizzato il palinsesto televisivo di Rai 1 e per la prima volta si è guadagnato anche la prima serata, con lo speciale intitolato “60 Zecchini” condotto da Carlo Conti che la sera dell’8 dicembre ha incoronato la canzone “Carissimo Pinocchio” come la più rappresentativa e amata di questi primi 60 anni di musica per bambini.

Nella versione struggente e malinconica proposta da Marco Masini ha sbaragliato le altre canzoni concorrenti al titolo, tra le quali si nascondevano brani che fanno parte dell’immaginario collettivo di adulti e bambini. Dei veri e propri evergreen senza età, che piacciono a tutti.

Chi non ha fischiettato almeno una volta nella vita canzoni come “Il coccodrillo come fa?”, oppure “Il torero camomillo” o ancora “Il valzer del moscerino” e “44 gatti”?

 

Gli indici di ascolto della trasmissione quest’anno sono stati particolarmente rilevanti, attestandosi tra il 15 e il 17% di share per le trasmissioni pomeridiane, con un vero e proprio trionfo dello speciale serale che ha sbaragliato le altre reti, risultando il programma più visto nella prima serata. E non appena uscita, la compilation con tutti i brani dello Zecchino (cui è abbinato il DVD che ne propone anche la versione in cartone animato) è balzata al primo posto della classifica di vendita!

Tutti elementi che denotano come questa manifestazione rimanga nel cuore e nelle preferenze degli Italiani

C’è più di un motivo che spiega il successo e il riscontro di pubblico di un programma senza età che è anche un bellissimo progetto culturale a tutela dei diritti dei bambini.

 

  1. Il rispetto del concetto di fase-specificità: lo Zecchino d’Oro parla dei bambini, parla ai bambini, parla con i bambini e lo fa rispettando i loro bisogni fase-specifici. Ovvero, non scimmiottando il mondo degli adulti, non facendogli cantare brani i cui testi non sono adatti per contenuti e scelte musicali alla loro età. La televisione, purtroppo, è invasa da format in cui vengono coinvolti minori a cui, però, viene richiesto di comportarsi come adulti in miniatura. Vestiti come i loro idoli, molti talent musicali propongono bambini che cantano come se fossero già grandi, brani che parlano di amori e tradimenti, di passioni e sentimenti lontani anni luce dalle sfide educative della prima e della seconda infanzia. Allo Zecchino d’Oro invece si vedono bambini che non devono fare nient’altro che essere se stessi. Sono bambini nel modo di vestire, nelle conversazioni e interviste con cui vengono avvicinati. Ed era davvero apprezzabile che nell’edizione di quest’anno, i presentatori si mettessero in ginocchio, durante l’intervista con i piccoli interpreti che avevano appena cantato il loro brano, per dimostrare che per essere davvero “a misura di bambini”, bisogna scendere alla loro altezza e non viceversa.
     
  2. Il divertimento che accompagna ogni momento della gara, lontana da ogni forma di agonismo e competizione: allo Zecchino d’Oro è la musica che vince. Questo slogan, ripetuto all’infinito nel corso delle dirette televisive, si palesa osservando il clima di gioco e collaborazione che c’è tra tutti i piccoli interpreti in gara. Tutti cantano le canzoni di tutti, tutti giocano con tutti. Nessuno sembra davvero preoccupato di quale sarà la posizione in classifica della canzone di cui si è interpreti. E in effetti le votazioni sono fatte con le antiche palette, già presenti nella prima edizione. Nessuno prende l’insufficienza, nessuno viene eliminato. Insomma, non c’è il clima affaticatissimo dei Talent, dove il voto dei giurati si traduce in un automatico: “Tu sei dentro, tu sei fuori”. Allo Zecchino sono tutti dentro, nessuno escluso.
  3. La professionalità con cui gli adulti si mettono in gioco per trasformare un programma apparentemente “scanzonato” in un progetto di grande respiro e attrattiva. Lo ha dimostrato prima di tutti, Carlo Conti che quest’anno ha voluto essere il Direttore Artistico della manifestazione e che ci ha “messo la faccia” sia conducendo lo speciale serale dell’8 dicembre, sia presenziando in qualità di giurato nella finale di sabato 9 dicembre. Ma lo hanno dimostrato anche i conduttori, Francesca Fialdini dotata di una spontanea immediatezza e “sempre sul pezzo” insieme a Gigi e Ross che hanno saputo stare a fianco dei bambini con un senso della misura davvero encomiabile. Senso della misura che è incarnato anche dalla direzione del coro di Sabrina Simoni: leggera e potente allo stesso modo, conduce il Piccolo Coro dell’Antoniano con una sobrietà ed eleganza che affascinano e stupiscono. Ogni genitore, guardandola, si domanda qual è il segreto che le permette di “addomesticare” in modo così perfetto tutti i bambini del Piccolo Coro, non alzando mai la voce e permettendo a ciascuno di loro di sentirsi parte di un progetto al quale ciascuno collabora con il proprio sorridente protagonismo.
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Insomma, ha lunga vita lo Zecchino d’oro!

Come ha dimostrato anche nell’edizione di quest’anno, che ha visto vincere la canzone: "Una parola magica" scritta da Stefano Rigamonti e cantata da Sara Calamelli, 9 anni, di Faenza (RA). La parola magica cui allude il titolo del brano vincitore è “grazie”, un grazie che ogni bambino deve imparare a dire per le molte “piccole, grandi cose” che fanno bella la sua vita e delle quali spesso non ci si rende conto. Grazie per la neve a Natale, per la pioggia sopra un fiore, per i giorni di vacanza, per il canto e per la danza. E naturalmente, grazie anche per lo Zecchino d’oro.

E arrivederci all’anno prossimo
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