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Una vita ovale

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intervista fatta da MEdoardo, Alessandro, Giuseppe, Gianmario, Davide, Jacopo, Cristian, Stefano, Matteo, Nicola con Paola Comauri  

Piove da ore.  Leonardo Ghilardini e Alessandro Zanni sono due rugbisti azzurri.   Nel club di Calvisano si disputano il titolo del Super 10, la massima serie del campionato italiano.  Tornano in campo coi nostri giornalisti in erba appena il tempaccio concede una tregua. Insieme provano e riprovano la mischia, spiegano tecniche e regole di gioco e rispondono alle loro domande.

 

Come vi siete avvicinati al rugby?
Ghilardini: Avevo 8 anni. Provavo sport sempre diversi: calcio, basket, nuoto e atletica, ma tornavo a casa scontento. La mamma mi suggerì il rugby perché mio papà aveva giocato con la prima squadra a Padova. Da allora non ho più smesso: è una bella soddisfazione rotolarsi nel fango senza che poi a casa nessuno ti dica niente perché ti sei conciato così! 
Zanni: Un mio vicino era un dirigente del rugby Udine. Mi portò a giocare una partitella con altri ragazzini e continuai per diversi anni. Giocavo anche a basket ma, per conciliare sport e scuola, alla fine ho scelto il rugby.
La prima convocazione in azzurro è stata una sorpresa?
 G: Nel 2006 dovevo partire con la seconda squadra azzurra. Ci fu un infortunio e arrivò la telefonata per aggregarmi alla nazionale maggiore: in due ore ero già in partenza per una tournée internazionale. 
Z: Fui chiamato nei test-match (partite amichevoli tra nazionali) del novembre 2005 e fu una bella emozione giocare con chi fino ad allora avevo visto solo in tv.
In che ruoli giocate?
 G: Io sono un “tallonatore”, cioè gioco al centro della prima linea. È un ruolo delicato: bisogna essere ben preparati fisicamente perché si rischiano infortuni alle vertebre del collo. All’inizio ero indeciso se giocare in questo ruolo, ma oggi ne vado orgoglioso. 
Z: Gioco “terza linea centro” che è una posizione di collegamento in cui bisogna sia correre molto, sia sapersi muovere negli spazi stretti della mischia.
Con tutte le botte che date (e prendete) come mantenete la calma in campo?
G: È difficile quando la partita è tesa, ma non ha senso stare a discutere con l’arbitro, perché vieni punito pesantemente e metti in difficoltà tutta la squadra. 
Z: Restiamo tranquilli perché sappiamo quanto è importante il rispetto delle regole.
Come è stata l’esperienza del Sei Nazioni?
G: Non ci sono parole per descrivere il pubblico che ci segue allo stadio Flaminio: ci sono 35 mila persone che tifano per tutta la partita. Anche all’estero ci riservano un’accoglienza splendida. 
Z: Concludere con la vittoria sulla Scozia è stata un’esperienza bellissima.

 

Appuntamento il 16 e 17 maggio. 
A Roma, all’Acqua Acetosa, si ritroveranno circa 4 mila ragazzi per le finali del Wacko’s campionato scolastico di rugby delle scuole, che ha coinvolto più di 200 mila giovani atleti delle scuole elementari, medie e superiori. 
Sotto lo sguardo di Wacko, il personaggio della San Carlo, tutti saranno alla rincorsa della palla ovale, ma soprattutto metteranno alla prova il proprio autocontrollo e le proprie capacità fisiche in una sfida all’insegna del movimento e dei valori positivi tipici di uno sport “da gentiluomini”come è il rugby.
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