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Tecnologia e robot: che cosa aspettarsi?

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Tecnologia e robot: che cosa aspettarsi?
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Quali saranno i lavori del futuro? I robot ci ruberanno la piazza? E le professioni più richieste? Queste e altre domande sono emerse le scorso fine settimana a Roma, durante l'evento "Tecnovita. La tecnologia che nutre il talento".

I robot ci ruberanno il lavoro? I mestieri del futuro? Che cosa ci aspetta?

Lo scorso fine settimana a Villa Torlonia, Roma, i protagonisti siete stati proprio voi. Insieme a Technotown abbiamo organizzato l'evento "Tecnovita. La tecnologia che nutre il talento": un ricco programma di laboratori tecnologici legati alla musica, agli effetti speciali, al giornalismo digitale, alla botanica, alla robotica e alla programmazione.

Focusini a Villa Torlonia

Per gli adulti invece, la conferenza di apertura di sabato mattina è stata l'occasione per confrontarsi con esperti del mondo della tecnologia e dell’infanzia, per cercare di rispondere ad alcune domande sul futuro. Lo scopo? Capire le potenzialità e l’impatto (sociale ed etico) delle tecnologie che saranno disponibili nei prossimi anni. In particolare, IA (intelligenza artificiale) e robotica

Come si vivrà tra 10 anni? Come cambierà il mondo del lavoro?

Ecco sei spunti su cui riflettere.

1 - I robot ci ruberanno il lavoro?

Da una parte abbiamo il rapporto McKinsey Global Institute che parla di 800 milioni di persone nel mondo che entro il 2030 potrebbero perdere il posto di lavoro, l’equivalente di circa un quinto dell’attuale forza lavoro; dall’altra c’è chi ritiene che si tratti di affermazioni spericolate e inattendibili in quanto, a fronte dei posti persi, se ne creeranno altri, diversi. Secondo alcuni studiosi, come David Autor del Mit, nel complesso i posti creati potrebbero superare quelli cancellati. 

Bisogna quindi preoccuparsi?

Non è detto. Perché anche il rapporto McKinsey va letto nel modo giusto. La risposta di Alessandro De Luca, professore di robotica e automazione all'Università La Sapienza di Roma. "In questo caso si parla della perdita di posti di lavoro ripetitivi, noiosi, non qualificanti" spiega De Luca. "Per esempio pensiamo oggi alle banche: ci sono sempre meno persone allo sportello, ma queste sono state convertite in consulenti. E tutto è sempre più informatizzato. L’economia 4.0 (quella sempre più tecnologica e automatizzata, ndr) vede il ritorno di una collaborazione tra operai e robot. Non una sostituzione. Si parla di human robot interaction, dal punto di vista cognitivo, ma anche fisico. La nostra società invecchia e si avrà sempre più bisogno sia di automazione che aiuti a casa".

Inoltre negli ultimi anni i lavori meno qualificati hanno perso mercato e quelli più qualificati sono aumentati. Secondo il docente, una lettura di questi dati spinge a un’istruzione superiore.

2 - Come cambieranno i vari ambiti professionali e quali saranno i settori di maggior sviluppo?

Secondo Daniele Carnevale, ricercatore di robotica e automazione dell’Università Tor Vergata: "Parliamo di robotica e di IA, intelligenza artificiale. E’ previsto un forte sviluppo della robotica al servizio degli anziani e di una nicchia forte per la riabilitazione. Un esempio? Serviranno esoscheletri sempre più intelligenti e leggeri che consentano alle persone di camminare di nuovo.

Questo settore sarà in forte sviluppo e richiederà persone con nuove competenze. Verranno richiesti nuovi ingegneri, fisici e matematici.

Oppure un altro settore di interesse futuro è quello dell’agricoltura. Ed è già una realtà. Un obiettivo dell'agricoltura del futuro è di minimizzare l’uso dell’acqua o creare micro-robot che possano aspirare gli insetti e ridurre l'utilizzo di pesticidi". Come aggiunge il professore De Luca: "Ci saranno sempre più lavori tecnici. Ma mancano ingegneri. E sono in gran parte uomini.  Bisogna iniziare a cambiare le cose già dalla primaria perché poche bambine vengono indirizzate alla scienza e alla matematica. La percentuale femminile è bassissima in alcuni settori".

"E' una questione culturale - specifica Fiorella Operto, presidente della Scuola di robotica di Genova - non una questione di capacità cognitive. Dal punto di vista cognitivo, bambini e bambine sono assolutamente uguali, ognuno con la propria predisposizione naturale. Il problema è sociale. Culturalmente per una donna è difficile affrontare queste carriere, effettivamente complesse". Dovrebbero essere sostenute di più dalla società.

3 - Il (lungo e duro) lavoro dietro alla tecnologia

E' poi importante rendersi conto che la tecnologia non nasce dal nulla e che alla base ci sono dei principi scientifici. I robot non sono prodotti magici che nascono in due secondi. Perché dietro alla tecnologia c'è un gran lavoro. "Ci sono per esempio gli scienziati dell’antichità, Newton, Galileo - spiega la psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris -. Soprattutto a scuola bisognerebbe fare un percorso a ritroso e spiegare il lavoro che c’è dietro, il percorso che ha fatto nascere una tecnologia. Perché anche dietro ai videogiochi c’è sapere, conoscenza. Bisognerebbe esplicitarlo".

4 - Giocare con i robot è davvero utile?

Non è solo una moda, ma una necessità. Giocando con i robot si impara il linguaggio di programmazione e si sviluppa il pensiero logico e computazionale.

Come risponde Fiorella Operto, presidente della Scuola di robotica di Genova: "Già ora le applicazioni sono tante e saranno sempre di più. In un futuro saranno sempre più tra di noi e anche le casalinghe ne avranno a che fare quotidianamente. Ci sono professioni che cambieranno radicalmente, per esempio quella del medico e dell’infermiere".

5 - Evoluzione delle tecnologie e questioni etiche: a che punto siamo?

E' del mese scorso la notizia di una macchina a guida automatica che ha ucciso una donna. Etica e tecnologie, a che punto siamo? "La tecnologia non è esente da rischi - chiarisce Operto -. Pensiamo a un coltello: può essere utilizzato per tagliare il formaggio, ma anche per uccidere. Tutto sta all'utilizzo. Ovviamente più le tecnologie sono complesse più la faccenda si fa complicata.

Nel 2004 lanciammo con tanti robotici questo concetto di roboetica. Sono stati fatti tanti passi avanti e senz'altro ci sono dei rischi, non si può negare. La cosa migliore che consiglio è che i nostri ragazzi imparino a lavorare sui robot, in modo da capirne i rischi e la potenzialità. Metteremo mai un'auto a guida automatica nel traffico di Roma e di Napoli? Forse no, ma forse verranno creati dei circuiti apposta per loro, per lasciarle circolare senza pericoli". Un po' come quando è successo quando dai carri siamo passati alle macchine. Non abbiamo forse creato strade asfaltate e autostrade, più adatte per farle circolare?

6 - Che tipo di studenti vorreste avere tra le vostre matricole?

Secondo il Professor De Luca: "C'è bisogno di molto senso critico. Vorrei vedere dei ragazzi che si fanno delle domande, che non credono alla prima cosa che viene detta loro e che sono propositivi. Quello che dobbiamo fare è dare gli strumenti per poter capire, non per semplificare le cose.

In loro vorrei avere questo tipo di competenze.

L'altro aspetto importante è l'aspetto etico. Ma anche la creatività che nasce dall'interesse di persone non convenzionali. Se devo dirla tutta e in base alla mia esperienza, gli studenti di ingegneria più bravi da noi, vengono dal liceo classico".

Di pari passo la risposta del Professor Carnevale: "Mi piacerebbe avere alunni curiosi, appassionati, collaborativi che hanno voglia di trovare soluzioni innovative. Le capacità tecniche si imparano e si insegnano. Certo gli smanettoni sono agevolati in questo campo, ma non è essenziale che lo siano. E' importante invece essere elastici, curiosi e problem solver, con capacità di lavorare in gruppo".

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