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Storia del cellulare

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Storia del cellulare
Pixabay

Da oggetto ingombrante, pensato solo per le chiamate, a vero e proprio computer portatile.

La prima telefonata della Storia? Risale al lontano 1876 e fu fatta da Alexander Graham Bell, ingegnere scozzese che, rifacendosi a un prototipo dell’italiano Antonio Meucci, brevettò il telefono “fisso”. Per vedere nascere i primi cellulari senza fili, con cui si coronerà il sogno di comunicare da qualsiasi luogo, bisognerà però attendere la bellezza di quasi 100 anni.

Anni Settanta: l'inizio

Il primo telefonino di tutti i tempi fu realizzato in America dall’ingegnere Martin Cooper, dell’azienda Motorola, che effettuò la prima chiamata il 3 aprile 1973 dalle strade di New York. Il cellulare in questione era grande quanto un citofono, pesava più di 1 kg e si ricaricava in 10 ore, scaricandosi dopo appena mezz’ora di utilizzo.

L’evoluzione dei telefonini, così come quella delle reti utilizzate da questi apparecchi, fu all’inizio molto lenta, tanto che dopo quell’esperimento bisognerà attendere una decina di anni affinché la stessa Motorola mettesse in commercio i primi cellulari “per tutti”. Erano i DynaTAC, ancora molto ingombranti e pesanti (stavolta un po’ meno di 1 kg) e costosissimi (quasi 4.000 dollari), seppure pubblicizzati come prodotto di massa.

Anni Novanta: dimensioni tascabili

Con l’arrivo degli anni Novanta, grazie alla solita Motorola e ad altre grandi società, come la Nokia, giunsero sul mercato i primi telefonini dalle dimensioni “tascabili”, inclusi i primi esemplari “a conchiglia”, ossia con lo sportelletto apribile.

I nuovi modelli erano finalmente accessibili a quasi tutte le tasche e avevano parecchie ore di autonomia. Solo che, a differenza dei cellulari di oggi, servivano ancora “soltanto” per telefonare.

Dai messaggini ai giochi

Pian piano, alle telefonate si aggiunsero altre funzioni, a partire dagli sms, i rivoluzionari messaggini rimpiazzati negli ultimi anni dall’avvento di WhatsApp. Il primo in assoluto fu inviato il 3 dicembre 1992 da un PC e il testo era un semplice “Merry Christmas”, “Buon Natale”.

Un mese dopo vi fu invece il primo invio di un sms da telefonino a telefonino. Nel corso degli anni Novanta aumentarono quindi i modelli in grado di mandare tali messaggini e dotati di varie utilità come la calcolatrice e la sveglia e di giochi per passare il tempo: divenne celebre il successo di Snake, serpentello che andava guidato sullo schermo.

Fine anni Novanta: sempre più “smart”

Tra gli anni Novanta e l’inizio dei Duemila c’è stata la diffusione dei primi telefonini in grado di connettersi a internet, peraltro ancora su schermi molto piccoli e solo in rari casi a colori)e tramite browser con cui era parecchio scomodo interagire.

Erano comunque state gettate le basi per la nascita dei moderni smartphone, espressione in cui smart sta per “intelligente”. I primi vennero prodotti dalla società BlackBerry e con essi si potevano inviare mail e gestire vari programmi attraverso una piccolissima tastiera, molto simile a quella di un PC.

Anni Duemila: la rivoluzione di Steve Jobs

Nel corso del nuovo millennio si sono cominciati a diffondere anche cellulari con fotocamera, radio e lettore mp3 (strumenti elettronici oggi in gran parte sostituiti proprio dai telefonini), e tra il 2005 e il 2006 apparvero i primi apparecchi con connessione Wi-Fi.

Dopodiché il mondo degli smartphone cambiò per sempre grazie alla rivoluzione intrapresa da Steve Jobs, leader della Apple che nell’estate 2007 lanciò il primo iPhone, ricchissimo di applicazioni e, soprattutto, dotato di un avveniristico schermo “multi-touch”.

Da quel momento, il touchscreen caratterizzerà praticamente ogni smarthone, così come la possibilità di accedere a una serie infinita di “app”, social in primis, da gestire su schermi sempre più grandi, sottili e ad alta risoluzione, in cui godersi anche filmati e videogiochi.

Il tutto, in attesa delle nuove e imprevedibili evoluzioni che prenderà il mondo dei cellulari, tra modelli trasparenti, pieghevoli, proiettabili e, secondo le teorie più audaci, ma non “fantascientifiche”, in grado di “leggere” la nostra mente, potendo quindi essere controllati direttamente col pensiero.