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Scavi di Pompei: è giusto parlare di “corpi” ritrovati?

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Scavi di Pompei: è giusto parlare di “corpi” ritrovati?
Ipa-agency

La notizia del ritrovamento di due vittime dell'eruzione "perfettamente conservate" ha fatto il giro del mondo. Però non si tratta di corpi, ma di calchi...

Negli ultimi giorni si è parlato molto dello straordinario ritrovamento di due corpi - un giovane schiavo e un facoltoso signore (probabilmente il suo padrone) - che nel 79 d.C vennero seppelliti dalla catastrofica eruzione del Vesuvio che spazzò via le città di Pompei, Ercolano, Stabia e Oplontis. Peccato però che non si possa parlare propriamente di "corpi" ritrovati, ma di calchi.

QUAL È LA DIFFERENZA?

Durante la seconda fase dell'eruzione (nella la prima si verificarono tremende esplosioni e caduta di lapilli), un flusso piroclastico ad altissima temperatura investì il territorio circostante al vulcano, uccidendo all'istante, per shock termico, coloro che non erano ancora riusciti a fuggire. Questi vennero poi ricoperti da una colata di lava e cenere che, raffreddandosi e solidificandosi intorno ai cadaveri, ne conservò una traccia.

Parlando di "corpi ritrovato" però, può sembrare che gli archeologhi tirino fuori da sotto lo strato di pomice e lava solidificata proprio i resti intatti degli sfortunati abitanti di Pompei.

Invece quasi tutto il materiale organico è andato perduto e le forme umane ben distinte che vediamo nelle foto o esposte nei musei - ancora nella posizione assunta pochi istanti prima della morte - sono solo dei calchi di gesso, cioè delle ricostruzioni fedeli ottenute "ricalcando" le sagome delle vittime impresse nel materiale cineritico indurito.

COME SI REALIZZA UN CALCO?

La tecnica, molto ingegnosa, è stata messa a punto nel 1863 dallo studioso Giuseppe Fiorelli: poiché il cadavere decomposto lasciava uno spazio vuoto all'interno della cenere indurita (come un palloncino ricoperto di carta e colla che, se fatto scoppiare dopo che il rivestimento si è seccati, lascia comunque la forma esterna intatta), riempiendolo di gesso si può usare tale spazio come una specie di stampo dal quale ricavare la forma dettagliata della vittima intrappolata.

Con questo metodo finora sono stati realizzati circa un centinaio di calchi che riproducono gli abitanti della zona investiti dal cataclisma. In in tempi recenti però sono sempre di più coloro che ritengono un po' irrispettosa questa spettacolarizzazione della morte: dopotutto, anche se di millenni fa, quei calchi rappresentano vere persone che furono spazzate via dalla furia della Natura.

FONTE: Pompei