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Rocco Hunt: intervista al rapper “poeta urbano”

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Rocco Hunt: intervista al rapper “poeta urbano”
Fabrizio Cestari

Il rapper napoletano Rocco Hunt ci ha raccontato che scrive i suoi testi in rime come i poeti e poi le mette in musica per sentirsi “libero”

Appena Rocco Hunt, nome d’arte di Rocco Pagliarulo, entra nella saletta dove lo aspettiamo, ci saluta così: «Ciao ragazzi, sono emozionato...». Poi si gira verso i suoi assistenti e chiede di prendere dei gadget da regalare ai junior reporter: «Questo è per voi, un piccolo pensiero per ringraziarvi di essere venuti qui». Ecco, abbiamo rotto il ghiaccio...

Rocco Hunt sembra più rilassato e pronto a rispondere alle nostre domande.

Ciao Rocco, siamo impazienti di scoprire come nascono le tue canzoni. Hai una “formula segreta” per scrivere?
«Sì. Nei testi racconto la vita: anche se a volte è troppo dura, devi sempre reagire perché dopo una tempesta arriva il sole».

Più che una formula sembra poesia e, infatti, ti definisci un “poeta urbano”. Spiegaci meglio...
«Nel senso che prendo ispirazione dalla periferia e metto nero su bianco certe situazioni».

Per esempio la “Terra dei fuochi”, la camorra, la scuola, la droga... I giovani subiscono passivamente?

«Beh, per fortuna in un gregge, oltre a esserci le pecore nere, ci sono anche quelle sane. È vero, da una parte c’è la camorra che porta sulla cattiva strada, ma dall’altra c’è don Patriciello, il parroco della “Terra dei fuochi” noto per la sua battaglia all’illegalità. Io ho trovato il mio salvagente nella musica e ho cercato di trasferire questa passione ai ragazzi meno fortunati di me».

Ti riferisci al volontariato in un carcere minorile?
«Sì, Avevo 17 anni e tenevo un corso di rap nel carcere minorile di Airola (Bn), il mio era il duro compito di portare positività».
I ragazzi ti hanno lasciato qualcosa?
«Eccome, è un’esperienza che mi ha portato a riflettere sulla mia vita. Ho capito che è facile sbagliare e quindi dovevo fare attenzione e concentrarmi su cosa volevo fare io. Oggi mi ritengo una persona fortunata perché faccio ciò che mi piace, cioè la musica, quindi sono felice».
Greta Thunberg parla con i politici per difendere il clima, tu hai fatto la stessa cosa in tempi non sospetti...
«Beh, sì. Solo che io non sono arrivato con la barca a vela (ride). Con le mie canzoni denuncio la realtà che mi circonda. Ho un pubblico trasversale, mi ascoltano i ragazzini e gli adulti, sento una responsabilità immensa. In fondo, se Focus Junior ha voluto intervistarmi è anche grazie ai contenuti dei miei testi, o no?».

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