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Razzismo: perché il movimento Black Lives Matter se la prende con le statue?

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Razzismo: perché il movimento Black Lives Matter se la prende con le statue?
Ipa-agency

Dopo l'abbattimento della statua di Edward Colston a Bristol e lo sfregio a quella di Winston Churchill a Londra, in Inghilterra si è deciso di rimuovere alcuni monumenti dedicati a personaggi "discutibili". Ecco cosa sta succedendo.

Dopo giorni di proteste e manifestazioni che spesso sono anche degenerate in violenti scontri tra folla e forze di polizia, la protesta dei Black Lives Matters ha iniziato ad abbattersi sulle statue. Ma perché?

COS'È IL BLACK LIVES MATTER

Innanzitutto facciamo un po' d'ordine per chiarire la situazione.

Il 25 maggio 2020 un cittadino statunitense e afroamericano di Minneapolis, George Floyd, ha perso la vita in seguito ad un controverso arresto da parte di alcuni agenti di polizia (bianchi) che lo sospettavano di aver voluto pagare una cassiera con una banconota di venti dollari falsa. L'episodio ha subito scatenato una feroce indignazione poiché l'intera scena è stata ripresa e resa virale quasi in tempo reale: nel video infatti veniva mostrato come Floyd, poco prima di morire, continuasse a supplicare l'agente che lo aveva fermato di allentare la presa con la quale era stato immobilizzato perché non riusciva a respirare («I can't breathe», "non riesco a respirare", è diventato il motto simbolo della sommossa).

Tanti, tantissimi, hanno visto in questo ennesimo caso di brutalità la conferma del razzismo dilagante e del diverso trattamento che da decenni la società americana (e la polizia in particolare) riserva ai cittadini di colore; così, in poche ore, l'insoddisfazione è montata rapidamente in una protesta diffusa, con migliaia di persone scese per strada, scontri con la polizia, saccheggi e atti di violenza da ambo le parti.

Il movimento, che già in passato aveva fatto sentire la propria voce, è quello dei Black Lives Matter ("le vite dei neri hanno valore") e questa volta l'eco della loro azione ha raggiunto gran parte del mondo occidentale, tanto che non solo in gran parte delle città americane, ma anche in molte metropoli europee si è deciso di scendere in piazza a dispetto del Covid-19 e mostrare il proprio sostegno alla causa afroamericana.

L'Inghilterra in particolare ha visto un folto numero di manifestanti riempire le strade dei principali centri urbani e proprio in alcune di queste occasioni la folla ha cominciato a prendersela con alcuni monumenti...

LOTTA AI SIMBOLI DELL'OPPRESSIONE

Il primo episodio è avvenuto a Bristol, dove un gruppo di contestatori ha prima abbattuto e poi gettato nel fiume la statua di un certo Edward Colston, illustre suddito britannico del XVIII secolo che sì si era meritato l'erezione di un monumento grazie alle generose donazioni alla comunità, ma che passò anche alla Storia come un noto schiavista. Colston infatti era un eminente membro della Royal African Company, la compagnia commerciale inglese che a lungo si occupò di fornire schiavi africani alle colonie britanniche, e gli storici ritengono che abbia direttamente contribuito a trasportare circa 80mila tra uomini, donne e bambini dall’Africa all’America.

Ovviamente quando si decise di dedicare a questo Colston una statua (nel 1895) in Inghilterra (e in Europa) vigeva una società molto diversa da quella attuale, ma la presenza di un simile simbolo dell'oppressione razzista è comunque sembrato un vero affronto ai manifestanti dei Black Lives Matter, che dunque hanno pensato bene di rimuovere a modo loro il monumento incriminato.

Dopo Colston poi, a pagare le spese della protesta è stata la statua di Winston Churchill a Londra, imbrattata con scritte polemiche e spray colorati. In questo caso però l'opinione pubblica si è dimostrata meno compatta nel supportare tale azione: Churchill infatti, sebbene fosse noto per non avere posizioni molto amichevoli nei confronti di indiani e palestinesi (come tanti suoi contemporanei della medesima estrazione sociale del resto) fu comunque il Primo Ministro che resistette strenuamente contro Hitler e le forze nazifasciste quando tutto sembrava perduto.

L'ultima delle celebri statue a subire un triste destino è stata infine quella a Richmond, capitale della Virginia (U.S.A), dedicata al "nostro" Cristoforo Colombo, il quale è stato considerato un altro emblema del "suprematismo" bianco che portò alla colonizzazione del Nuovo Mondo e allo sterminio delle popolazioni locali (Indiani d'America, Aztechi, Maya ecc..).

Alla luce di tutti questi fatti in tutto l'Occidente ora ci si sta interrogando sulla possibilità di rimuovere i monumenti dedicati a personaggi che allora vennero incensati dai loro contemporanei, ma che adesso appaiono decisamente "impresentabili" (come le statue di Leopoldo II, re del Belgio che governò con crudeltà le colonie africane). In questa direzione, ad esempio, si è già mossa la città di Londra, la cui amministrazione ha deciso di andare incontro alla "volontà della comunità" togliendo dall'entrata del Museum of London Docklands la statua di Robert Milligan (nella foto di copertina), un altro "illustre" schiavista del XVIII secolo.