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Perché ci scappano le parolacce

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Possono ferire ma fanno anche ridere e aiutano persino a sopportare il dolore

Quando gli amici di Focus Junior mi hanno chiesto di scrivere un articolo sulle parolacce, il mio primo pensiero è stato: “E ora che #&@ dico???”. Studio questo argomento da più di 10 anni, ma è difficile parlarne ai più piccoli.

Così ho chiesto a mio nipote Paolo, 12 anni, di dirmi tre curiosità che vorrebbe soddisfare sulle parolacce. Scommettiamo che interessano anche a voi?

Perché le parolacce non si possono dire?

Posso dire escremento, cacca, pupù. Ma se la chiamo m****a non va bene: perché? Perché quel termine ha assorbito, come una spugna, tante emozioni negative. Infatti, a differenza delle altre parole, fa venire in mente lo schifo, la puzza, l’aspetto delle feci. Non sono pensieri belli: per questo alla vostra prof dite che dovete “fare un bisogno”, o che dovete “andare in bagno” (e non al cesso, altra parolaccia).

Perché non si possono dire?

Insomma, le parolacce sono “parole magiche” perché esprimono le emozioni negative più forti: il disgusto, ma anche la sorpresa, la paura, la tristezza. E la rabbia: le parolacce, infatti, possono essere usate come insulti. Se dico a qualcuno “cretino”, gli sto dicendo che è diverso dagli altri, anormale, inferiore. E questo lo fa sentire rifiutato e solo. Dunque, con gli insulti si può ferire. E’ una ferita meno grave rispetto a una bastonata in testa, ma fa sempre male: ecco perché non si deve offendere.

Ma fra le “magie” delle parolacce ce n’è anche una positiva: fanno ridere. Infatti le usano i comici come Checco Zalone: le volgarità - se non si esagera - fanno ridere, perché rompono una regola quando meno te l’aspetti. E’ come se il tuo preside venisse a scuola in mutande.

Perché in alcuni momenti ti scappano anche se non vuoi?

Hai messo la tua maglia preferita, e zacchete! Ti cade addosso la tazza di cioccolata. Non dirai: “Toh, come sono sfortunato!”; dalla tua bocca uscirà un “Ma porc******!!”.

Perché, fra ragazzi, fa "figo" dirle?
Credits: Ipa

Perché la parolaccia serve a sfogare uno stress che non riusciremmo a esprimere con parole “normali”. In quei momenti il nostro cervello non ragiona: si sfoga usando una “parolina magica” già pronta. Alcune ricerche, infatti, hanno dimostrato che imprecare aiuta a sopportare il dolore! Gli scienziati dell’università di Keele (Regno Unito) hanno fatto un esperimento: ad alcuni volontari hanno fatto immergere le mani in un secchio d’acqua gelata. Chi si sfogava con una parolaccia, riusciva a resistere per il 30% di tempo in più rispetto a chi diceva una parola qualunque (tavolo, fiore…).

Perché, fra ragazzi, “fa figo” dirle?

Chi dice parolacce rompe una regola, e questo fa sentire più forti e diversi dagli altri. Infatti, le parolacce sono usate, in politica, da chi protesta. E dai giovani, per distinguersi dai grandi. Ecco perché sono molto usate nelle canzoni rap. Ma siamo proprio sicuri che “fa figo” dirle? Pensateci bene: Fabio Rovazzi ha avuto successo perché non ha usato una parolaccia (cantava “il ca’ che me ne frega”). Infatti, essere raffinati è più figo che essere grezzi.