Donna Moderna
FocusJunior.it > News > Non si uccide così un disegnino

Non si uccide così un disegnino

Stampa

di Andrea Minoglio

Ieri, 7 gennaio 2015, alle 11.30 del mattino, a Parigi, un commando composto da tre persone è entrato nella sede del giornale Charlie Hebdo e, gridando frasi che innegiavano ad Allah (cioè Dio per i musulmani), ha ucciso a colpi di mitra 12 persone :
Stéphane Charbonnier detto Charb (direttore di Charlie Hebdo), 
Jean Cabut detto Cabu (vignettista), 
Georges Wolinski (vignettista), 
Bernard Verlhac detto Tignous (vignettista), 
Bernard Maris (economista e giornalista con una rubrica su Charlie Hebdo), 
Philippe Honoré (vignettista), 
Michel Renaud (giornalista in visita alla redazione di Charlie Hebdo)
Elsa Cayat (psicanalista e giornalista con una rubrica su Charlie Hebdo)
Mustapha Ourrad (corettore di bozze di Charlie Hebdo)
Frederic Boisseau (addetto alla manutenzione dell'edificio) 
Franck Brinsolaro (poliziotto e guardia del corpo del direttore Charb)
Ahmed Merabet (poliziotto)

 

Tutti con Charlie

La notizia, oggi, è sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e, probabilmente, l'avrete già sentita anche voi, se non direttamente, magari attraverso i vostri genitori.  In segno di solidarietà e di protesta milioni di persone in tutto il mondo hanno iniziato a sfilare con la scritta "Je suis Charlie" (Io sono Charlie) o a postarla sui social network.   
Anche se, di solito, sulle pagine di Focus Junior o qui sul sito, non ci occupiamo di notizie di cronaca, è una protesta che vogliamo condividere anche noi.  Non solo perché sono state uccise 12   persone innocenti : si tratta del più grave attentato  terroristico in Francia dal 1961. Non solo perché molte di queste persone erano  giornalisti come noi : per assurdo è un po' come se durante una riunione di redazione di Focus Junior arrivassero tre kamikaze armati e ci facessero saltare in aria perché si sono offesi per un "NON ROMPERE" di troppo di Andrea. Non è solo questo. È il motivo per cui sono stati uccisi che lascia senza parole:  disegnini .

 

Si può ridere di tutto

Charlie Hebdo era da tempo nel mirino dei fondamentalisti per aver pubblicato vignette che prendevano in giro e ridicolizzavano, a volte in maniera molto pesante, la religione islamica. Del resto, i suoi disegnatori, da sempe, non avevano mai risparmiato nessuno: che si trattasse del Papa, di un politico, di ET l'extraterrestre, Babbo Natale o Maometto non faceva differenza. Di tutto si poteva ridere . Persino della morte, come si vede proprio in una vecchia copertina di Charlie Hebdo (qui a destra). Il titolo dice “Si può ridere della morte”? A sinistra si vede uno scheletro con la falce. A destra un uomo che lo indica sganasciandosi e dicendo “Non ha le mutande!”.
I disegnini di Charlie Hebdo erano così. Estremi, irriverenti, blasfemi, anarchici, osceni, di sicuro non adatti ai più piccoli (anche se uno dei disegnatori uccisi, Cabu, collaborò ad alcuni programmi televisivi per bambini), sicuramente offensivi per molti . Però erano pur sempre disegnini.

 

Silenzio? No grazie

Si può morire per un disegnino?  Da ieri sì, si può.
Si può uccidere un disegnino?  Di sicuro è quello che vorrebbe chi ha compiuto e voluto la strage di ieri. 
In tutto il mondo, però, altri disegnatori hanno iniziato a rispondere con altri disegnini, compreso il nostro Paolo (la sua vignetta è quella in alto in cima all'articolo). 
In una di queste (qui a sinistra), molto triste, si vede un bambino che fa un disegnino colorato per terra e un uomo nero che gli punta un mitra alla testa. 

 

Libertà

In un'altra (qui a destra) si vede una pagina bianca con una scritta sopra che, ironicamente, dice: "Per favore, goditi questa vignetta culturalmente,  etnicamente, religiosamente e politicamente corretta". È questo il senso profondo e terrificante di ciò che è avvenuto ieri: cercare di farci stare zitti , ridurci a una pagina bianca che, per non dare fastidio a nessuno, non dice più nulla.
Noi, nel nostro piccolo, faremo di tutto perché ciò non accada e siamo sicuri che Charlie e tutti gli altri giornali come lui continueranno a riempire le loro pagine bianche con altrettanti disegnini estremi, irriverenti, blasfemi, anarchici, osceni, offensivi.
Si chiama libertà
Ci spiace: non si uccide così un disegnino.