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Tamarindo: che cos’é?

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Tamarindo: che cos’é?
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Che cos'è il tamarindo? Com'è fatto? In quali ricette si usa? E come mai fa bene alla salute? Scopriamo insieme questo frutto esotico

Mai sentito parlare del tamarindo? Ricorda un po' le nostre carrube e forse, in qualche bottega di frutta esotica, avrete notato dei panciuti baccelli marroni o la pasta che se ne ricava oppure avrete letto questo nome nella corsia degli sciroppi al supermercato. È possibile che abbiate avuto la fortuna di fare un viaggio in Africa e vi siete imbattuti nelle piante di tamarindo coi suoi frutti appesi?

Se vi state chiedendo di cosa si stia parlando, ecco tutti i segreti di questo frutto molto particolare.

LE "RADICI" DEL TAMARINDO

Col nome tamarindo si chiamano sia il frutto che la maestosa pianta sempreverde, il cui legno giallo-rosso è usato per realizzare mobili e stoviglie, le cui foglie sono molto apprezzate come nutrimento dai bachi da seta - tanto da produrre una miglior qualità di tessuto -, dai fiori si ricava un mordente per fissare i colori alle stoffe. Ma a noi interessa il frutto commestibile, dall’odore aspro ma dolce una volta raggiunta la maturazione.

L’origine del nome di questa leguminosa è araba: tamar hindi, "dattero dell’India" anche se la provenienza del tamarindo ha radici nell’Africa orientale, in Madagascar e solo dopo si è diffuso nelle aree tropicali asiatiche come la Thailandia o lo Sri Lanka ed è coltivato anche in America Latina.

IL FRUTTO: COM'È E COME SI UTILIZZA?

All’interno dei baccelli di colore marrone, lunghi fino a 15 cm durante la maturazione tra la Primavera e l’Estate, possiamo trovare dalle 4 alle 12 bacche. Una volta spezzata la scorza, troviamo i semi biancastri ricoperti da una polpa appiccicosa.

Il tamarindo si può consumare fresco o si possono realizzarne una pasta, delle marmellate o degli sciroppi. Nella cucina indiana, orientale e sudamericana il tamarindo è un alimento basilare per le sue proprietà nutritive. Anche due famose salse di origine inglese, la Worcestershire e la HP, utilizzate in tutto il Mondo, hanno fra gli ingredienti il tamarindo.

Tamarindo
I baccelli di tamarindo e il loro prezioso contenuto
Credits: Shutterstock

RICETTE CON IL TAMARINDO

In India il tamarindo viene usato per preparare il Sambhar (una zuppa di lenticchie e verdure), il riso Pulihora (riso basmati con tamarindo, anacardi, olio, burro e molte spezie), il chutney (composta agrodolce tipica indiana a base di spezie, zucchero, aceto e frutta o verdura) o il curry (miscela di spezie pestate col mortaio).

In Messico viene utilizzato per preparare dolci come i Jarritos (caramelle a base di tamarindo, zucchero e… polvere di peperoncino!) o i Pulparindos (dolcetti gommosi ripieni di succo di tamarindo, tendenti allo speziato).

Nell’Asia sud-orientale il tamarindo diventa uno spuntino, è servito secco sia sotto forma salata che candita. Questa versatile bacca può diventare uno sciroppo per preparare bevande fredde e dissetanti, usato in tutto il Mondo tant’è che si preparano anche i ghiaccioli. Mai provato a farli da soli con gli stampini apposta?

PERCHÈ IL TAMARINDO FA BENE ALLA SALUTE?

Il tamarindo ha davvero innumerevoli proprietà benefiche oltre che ad esser ricco di fibre e di proteine e ad essere buono e dissetante. Ha un’azione antiossidante e integra le perdita di sali minerali e vitamine, aiuta a tenere bassa la glicemia (il livello di zuccheri nel sangue). È adatto per i dolori addominali, la stitichezza, la febbre, la malaria tanto che in certi Paesi è utilizzato proprio come farmaco, per esempio nella medicina Ayurvedica indiana (la cui efficacia però, lo ricordiamo, non è scientificamente chiarita).

STORIA E CURIOSITÀ

Un proverbio orientale dice: “chi pianta tamarindi non raccoglie tamarindi” perché la crescita della pianta è piuttosto lenta (nonostante arrivi anche a 30 metri d’altezza), tanto che dovrà passare un bel po’ di tempo prima di vederne i frutti. Gli agronomi smentiscono, poiché intorno al 6° anno di età la pianta diventa produttiva.

Tamarindo
Pianta di tamarindo
Credits: Shutterstock

Ma quando arrivò in Europa? Già durante le Crociate vennero importati alcuni esemplari di tamarindo nel nostro continente e nell’Ottocento, ai tempi della Regina Vittoria, i coloni inglesi in India ne facevano commercio. A proposito di questo periodo esiste una storia buffa: gli Inglesi che vivevano a Goa, grande città sulle coste occidentali indiane, tenevano un baccello di tamarindo quando si recavano nei quartieri dei nativi per tenerli lontani, dato che pensavano che questi frutti fossero abitati da demoni. Di risposta gli indiani cominciarono a chiamare i coloni “teste di tamarindo”.

In Italia fece il suo esordio nel 1898 grazie al Tamarindo Erba, uno sciroppo che allungato con acqua diveniva una bevanda molto rinfrescante. Fece molto successo anche grazie alla sua confezione originale con cui era messo in vendita: una bottiglietta quadrata, con un’etichetta in caratteri arancioni e “d’altri tempi” che racconta storia e virtù del prodotto.

Insomma ragazzi, se capita di assaggiarlo adesso ne sapete un po’ di più e non dimenticate che anche alle nostre amiche scimmie piace parecchio!

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