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Perché si dice marameo?

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Perché si dice marameo?
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Lo diciamo fin da bambini, ma sappiamo davvero cosa vuol dire?

È uno dei primi gesti che impariamo da bambini e anche il principino Louis (nella foto di copertina) sembra averlo già fatto suo, visto che lo ha ripetuto più e più volte nel corso delle celebrazioni per la sua regale bis-nonna, la Regina Elisabetta II, giunta al suo settantesimo anno di regno. Ma vi siete mai chiesti perché si dice marameo?

Cosa vuol dire marameo?

Questa espressione giocosa viene di solito pronunciata accompagnata da un gesto della mano, con il pollice che tocca il naso e le altre quattro dita distese a ventaglio per poi chiudersi rapidamente in un pugnetto. Il suono della parola sembra ricondurre al miagolio di un gatto, anche se il posizionamento delle dita ricorda più la cresta di un gallo.

L'origine non è ben chiara, anche se sicuramente risale a centinaia di anni fa, ma il significato è molto chiaro. "Fare marameo" infatti esprime una beffa, una bonaria presa in giro, anche se in alcune regioni d'Italia la parola assume anche il significato di "rubare" (fonte: Treccani)

Altri modi di dire curiosi

  • "Andare in gattabuia": è sinonimo di "andare in prigione" e deriva dalla gattaiola, la porticina che permette ai gatti di entrare e uscire a casa. Secondo alcuni studiosi, potrebbe però derivare anche dal greco katogeia (sotterraneo), da cui deriverebbe anche il termine dialettale siciliano catoio (o catoia), cioè una stanza buia, di scarso valore, seminterrata.
  • "Cavallo di battaglia": modo di dire per indicare i punti forti di una persona, le cose in cui si è più bravi. D'altronde quando si andava in guerra lo si faceva con il destriero più forte e fidato.
  • "Mandare (o andare) a quel Paese": un modo ironico ed elegante per dire ad una persona di smettere di darci fastidio o dire stupidate invitandolo ad andare da un'altra parte!
  • "Legarsela al dito": questa espressione oggi significa "portare rancore" ma si riferisce ad un’antichissima tradizione, secondo cui venivano legate alla mano piccole strisce di pergamena, contenenti i precetti religiosi, per assicurarsi di non dimenticarli.