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La Cerimonia del Tè, un meraviglioso rito giapponese

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La Cerimonia del Tè, un meraviglioso rito giapponese
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In Giappone prendere il tè non è una cosa da poco conto, ma un vero e proprio rito con regole rigidissime: la famosa Cerimonia del Tè

Nella nostra Italia tutti abbiamo sicuramente visto degli adulti che si riuniscono intorno ad un tavolo a prendere il . Tutto normale: la mamma o il papà mettono dell’acqua a bollire sul fornello, poi ci mettono una bustina per qualche minuto e servono il tè nelle tazze. In Italia non c’è un culto speciale per il tè: si beve e punto. Anche in Inghilterra, Paese in cui esiste “l’ora del tè”, questa bevanda viene bevuta più o meno come in Italia. In Asia, invece, non si tratta soltanto di bere il tè. Nel caso del Giappone però, si parla di una Cerimonia del tè, un rito antichissimo per cui esistono da secoli dei veri maestri, chiamati appunto maestri del tè.

IN GIAPPONE È UN RITO E VIENE DALLA CINA

La Cerimonia del tè è un vero e proprio rito in Giappone, uno dei momenti più importanti nella vita dei giapponesi. Per essa, esiste un codice di comportamento preciso, che comprende la programmazione della cerimonia, i gesti da compiere, gli utensili da usare, una stanza apposita.

Il tè in Asia si è diffuso molti secoli prima che in Europa: la pianta del tè è originaria della Cina e veniva utilizzata nell’antichità soprattutto a fini curativi e medicinali. Intorno al 1200 la bevanda che si ricavava da tale pianta arrivò anche in Giappone, e a portarla lì fu un monaco buddista di nome Esai, che era stato in Cina per studiare la dottrina Zen. Ma la vera e propria Cerimonia del tè in Giappone fu fondata nel 1450 circa da un altro monaco di nome Murata Jukō, mentre ad inventare il codice da rispettare nella cerimonia fu Sen no Rikyū intorno al 1550 e a dare alla cerimonia stessa il nome che conosciamo ancora oggi: cha no yu, cioè “acqua calda per il tè”. Lo stesso Sen no Rikyū fu anche il primo a progettare la prima stanza dA tè indipendente dal resto dell’abitazione.

IL SIGNIFICATO DELLA CERIMONIA DEL TÈ

In Giappone, da secoli, la Cerimonia del tè è un’arte come la pittura, la poesia e la calligrafia, e serve a raggiungere la calma totale e la consapevolezza interiore.

Sen no Rikyū stabilì i quattro principi costitutivi della cerimonia: armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Sono principi che riguardano le persone, gli oggetti utilizzati e il cibo da consumare prima del tè.

  • L’armonia (和, wa) si intende tra l’ospite e gli invitati, tra l’uomo e ciò che lo circonda, fra gli oggetti che si usano per la cerimonia e la stagione in corso.
  • Il rispetto (敬, kei) è inteso tra gli invitati e tra essi e gli oggetti usati.
  • La purezza (清, sei) perché l’ambiente in cui ha luogo la cerimonia deve essere pulito e semplice, e deve permettere alla mente di liberarsi da tutto ciò che le impedisce di godere del momento presente.
  • La tranquillità(寂, jaku), infine, perché tutti i dolori e le ansie della vita devono restare fuori dalla stanza della cerimonia.

I MOMENTI DELLA CERIMONIA DEL TÈ

Sono necessari anche cinque giorni per preparare in ogni dettaglio la Cerimonia del tè.

Ad ogni invitato è assegnato un posto, e prima di entrare nella Stanza del tè – dove è già acceso l’incenso - ciascuno deve lavarsi le mani con l’acqua della tsukubai, una fontana di pietra e bambù. Sulla soglia della stanza gli invitati devono togliersi le scarpe e indossare i tabi bianchi, mentre ammirano il vapore che esce dal bollitore in ghisa. La stanza, che si chiama chashitsu, può ospitare al massimo cinque persone su quattro tatami e mezzo. Se gli invitati sono più di cinque, si usano grandi stanze che si chiamano hiroma. Le porte da cui entrare sono basse, in modo che gli invitati, per passare, debbano abbassare il capo in segno di umiltà. Dentro si trova un’alcova rialzata chiamata tokonoma, alla quale sono appese pergamene illustrate dette emakimono e fiori.

I momenti in cui si articola la Cerimonia del tè sono tre:

  • il kaiseki, ossia un pasto leggero dolce;
  • il koicha (il tè denso)
  • l’usucha (il tè leggero).

Il tipo di tè da bere è il tè matcha, di color verde giada, preparato non per infusione, ma per sospensione.

Cerimonia del Tè
Tè matcha.
Credits: Shutterstock

Gli invitati devono stare in ginocchio sul tatami, e le tazze servite dal maestro del tè devono essere tutte uguali. Prima di servirle, il maestro fa ruotare ciascuna tre volte nel palmo della mano: in tal modo ha di fronte a sé la decorazione interna della tazza, mentre chi viene servito deve vedere la decorazione principale all’esterno della tazza e a sua volta deve ruotarla in modo da non bere dal lato della decorazione. La teiera, la tazza e gli altri utensili utilizzati per la preparazione e il consumo del tè, incluso il chasen, un frullino di bambù che serve per evitare che si formino grumi, hanno nomi specifici e sono oggetti molto preziosi.

Durante la cerimonia i partecipanti si scambiano delle parole secondo un codice ben preciso. La Cerimonia del tè si può dividere nella cerimonia per il sencha (tè in foglie), chiamata Senchado, e cerimonia per il tè matcha (tè in polvere), chiamata appunto Cha no yu (茶の湯) o Sa do (茶道), Via del tè. Sa-do è il metodo per preparare e servire il tè e indica, in generale, la filosofia dell'ospitalità.

La Via, in giapponese, è la disciplina che dura un’intera vita e che deve portare al centro della propria essenza e della Verità. Tutt’ora, così come secoli fa, il rituale include anche la pesatura del tè, la cosiddetta “sbriciolatura” delle foglie, la bollitura dell’acqua, l’infusione e molto altro. Il tè sbriciolato viene pestato e triturato fino ad ottenere una polvere finissima, a cui si aggiunge l’acqua; il tutto viene amalgamato con un frustino di bambù.

Molti, nei secoli fino ad oggi, si sono cimentati nella produzione di tazze per il tè in ceramica. Alcune sono veri e propri capolavori. Si usava persino premiare i samurai (侍) più valorosi donando loro pezzi particolarmente pregiati o di maestri celebri.