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Cubo di Rubik: 7 curiosità sul rompicapo più famoso del mondo

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Cubo di Rubik: 7 curiosità sul rompicapo più famoso del mondo
Shutterstock

Francesco Pugnani e Alberto Carcereri, due liceali appassionati di rompicapi, ci raccontano origini, storia e tantissime curiosità sul Cubo di Rubik, un gioco che è molto più di un passatempo

Chiunque conosce il Cubo di Rubik, il celebre puzzle tridimensionale inventato dal professore ungherese Ernő Rubik nel 1974. Egli lavorava al Dipartimento di Architettura d’Interni di Budapest, quando pensò di creare un cubo didattico per far comprendere meglio il concetto multidimensionalità.

Alla vendita si applicarono alcune modifiche: venne assegnato il nome dell’inventore e il materiale mutò in solida plastica esacolore ad incastri. I guadagni arrivarono presto: le stime parlano di 200 milioni di pezzi venduti nel periodo ‘80-‘83.

COS'È IL CUBO DI RUBIK?

Il modello standard possiede esternamente nove quadrati per faccia; è considerabile risolto quando ogni superficie ha quadrati tinta unita. All’interno, 26 cubetti sono divisi in sei superfici centrali – scheletro strutturale (con movimento nei tre assi) e 20 pezzi mobili (angoli tricolore, bordi bicolore), con incastri nascosti.

Un economista e ingegnere industriale, Adam Beer, costruì Sub1 Reloaded, un robot costruito con Arduino detenente il tempo minore per la risoluzione di un Cubo 3×3 (0,637 secondi!) – sconfiggendo David Gilday e uno studente universitario australiano.

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SETTE INTERESSANTISSIME CURIOSITÀ SUL CUBO DI RUBIK

  • Pochi sanno la sua vera origine: infatti, numerosi brevetti precedettero la creazione del famoso gioco originario di Budapest, tra i quali i progetti dello statunitense Larry D. Nichols – il quale si basava su un principio d’unione magnetico - e Frank Fox – in cui la forma dell’oggetto era sferica.
  • Rubik non si accorse di aver creato un complesso rompicapo finché non mescolò le facce: generalmente indicato a matematici, divenne inizialmente utile per problemi statistico-teorici. Inoltre, la colorazione era unica e il materiale di costruzione il legno. La commercializzazione – iniziata nel 1977 – portò il gioco alla conoscenza pubblica, facendo sottoscrivere a Ernő diversi contratti con uomini d’affari, fino a portarlo a vincere – nel 1980 – il premio come “Miglior gioco dell’anno” in stati quali Germania, Regno Unito, Francia e USA.
  • Nacquero ovviamente imitazioni, come quelle brevettate nel 2003 dall'inventore Panagiotis Verdes, dal 2008 sugli scaffali con il nome “V-cube” in dimensioni variabili da 6 a 11. Altre versioni, con differenti forme poliedriche: Pocket Cube (2x2), Rubik’s Revenge (4x4), Professor’s Cube (5x5), Clock (circolare con orologi), Megaminx (dodecaedro a facce pentagonali), Pyraminx (piramide), Square 1/Skewb (forma originale ma con sezioni irregolari), un esemplare 17x17 (stampato in 3D dall’olandese Oskar van Deventer).

    Una stazione di pompaggio dell'acqua a forma di Cubo di Rubik.
    Credits: Pixabay
  • Divenne una vera e propria moda, coinvolgendo la quasi totalità dei settori: da cartoni animati televisivi al mondo editoriale, passando per le esposizioni museali. Seguito da un brusco calo d’acquisto, il Cubo di Rubik tornò in auge nei primi anni del 2000, quando l’avvento di Internet e della condivisione video – attraverso siti come YouTube – diedero modo agli appassionati di mostrare nuove metodologie di risoluzione.
  • Se si cercasse di risolvere un classico Cubo senza usare alcun algoritmo, le combinazioni da tentare sarebbero 43 trilioni, abbastanza da coprire la Terra 275 volte (per riempirla invece ne servirebbero 7 quintilioni)! Inoltre, la branca matematica che studia i raggruppamenti di elementi di un insieme finito è il calcolo combinatorio.
    Aumentando esponenzialmente le permutazioni, i nomi sono sempre più bizzarri: 7,40 quattordecilioni il 4x4, 2,83 trevigintillioni il 5x5, 15,7 quadrilioni di googol il 6x6, 1,95 novedecilioni di googol il 7x7, ecc.
  • Le mosse definenti gli algoritmi risolventi sono definite dalla notazione di Singmaster (lettere identificanti il movimento in senso orario o antiorario della faccia interessata). Componendo questi, si derivano dei metodi: quello a strati (il più intuitivo, con esecuzione strato per strato), il Petrus (dall’omonimo inventore, in sette fasi per allargare il settore risolto), il Fridrich (di Jessica Fridrich, che sintetizza il metodo a strati, risultando più veloce), il corner first, l’M2/R2 e lo ZB (solo per il blindfold cubing).
  • Questo fenomeno di massa ha favorito lo sviluppo di gare per gli appassionati, tra cui la prima edizione nel 1981 a Monaco di Baviera, dove un partecipante tedesco ottenne un tempo di 38 secondi (il record attuale è 3,47 secondi, detenuto dal cinese Yusheng Du). Responsabilità della World Cube Association (WCA) è la gestione degli eventi e la regolamentazione delle tipologie di sfide: con una sola mano (la prima categoria esistente), mediante i piedi, meno mosse possibili, bendati con uno o più cubi.

di Francesco Pugnani e Alberto Carcereri