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Che cos’è un riflesso condizionato?

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Che cos’è un riflesso condizionato?
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Cos'è un riflesso condizionato? Chi lo ha scoperto? E cosa c'entrano i cani? Scopriamo insieme il funzionamento di questa reazione involontaria

Come mai quando ascoltiamo il rumore dell'acqua scrosciante è molto probabile che qualche istante dopo proveremo lo stimolo di fare la pipì? Questo è un classico caso di riflesso condizionato, ossia la risposta fisica involontaria indotta ad uno stimolo esterno che la attiva. Ma cosa "condiziona" tale comportamento? Per comprendere bene questo fenomeno dobbiamo parlare di un importante studioso russo... E dei suoi cani!

I CANI DI PAVLOV

Lo scopritore del meccanismo del riflesso condizionato fu il russo Ivan Petrovič Pavlov (1849-1936), un medico ed etologo che tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX secolo compì importantissimi studi sulla digestione che ancora oggi costituiscono le basi fondamentali delle nostre conoscenze sull'argomento. Tali ricerche non solo valsero a Pavlov il Premio Nobel per la Medicina nel 1904, ma consentirono allo scienziato di osservare e dimostrare l'esistenza di reazioni fisiologiche (cioè relative al funzionamento dell'organismo) che si "attivavano" in seguito ad un condizionamento esterno.

Ma cosa vuol dire tutto questo? Per capirlo possiamo prendere in considerazione il famoso esperimento che lo studioso compì con l'aiuto di alcuni cani (che passarono alla storia come i "cani di Pavlov").

riflesso condizionato
Diorama che mostra uno dei cani di Pavlov, imbragato con gli strumenti per verificarne la salivazione.
Credits: Shutterstock

  • Tutto inizia con un cane affamato e il suono di una campanella. Tale suono per il cane è uno stimolo neutro, senza particolare significati o importanza.
  • Quando inizia l'esperimento però, la campanella viene fatta suonare poco prima di presentare al cane una ciotola di cibo gustoso. Tale ciotola emana un odore gustoso che quindi scatena una normale reazione fisiologica: il cane infatti, ingolosito, comincia automaticamente a salivare. A questo punto l'animale può riempirsi la pancia.
  • L'esperimento prosegue nel tempo ripetendo lo stesso schema, con il suono della campanella che precede l'esibizione della pappa e poi il tanto desiderato pasto
  • Dopo un bel po' di ripetizioni, Pavlov dunque osserva che il cane, udendo il suono della campanella, inizia a salivare anche senza gli venga esibita la ciotola piena di cibo!

Ma com'è possibile tutto ciò?

LA SPIEGAZIONE

Dopo un periodo di ripetizioni della sequenza campanella-cibo- saliva, il suono della campanella non è più uno stimolo neutro, ma è diventato uno stimolo attivo. Il cane infatti, indotto (anzi, condizionato!) dalle situazioni ripetute ad associare il suono della campanella all'odore irresistibile del cibo, risponde allo scampanellìo in modo involontario, come se effettivamente sentisse l'odore della sua pappa.

Questo "riflesso condizionato" (detto anche riflesso pavloviano) è riscontrabile anche su noi esseri umani. Torniamo all'esempio iniziale della pipì: noi occidentali ormai siamo abituati a fare la pipì in bagno, dove dopo aver fatto il bisogno si "tira l'acqua" dello sciacquone. Il rumore provocato quindi può finire per essere associato involontariamente alla situazione nella quale stiamo facendo pipì. Il risultato? Ogni volta che ascoltiamo il suono un notevole scroscio d'acqua, può capitare di dover correre nel bagno più vicino!

 

 

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