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La rivoluzione dei Loop Division: “la nostra Trap positiva”

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La rivoluzione dei Loop Division: “la nostra Trap positiva”
Loop Division

Può la trap cambiare linguaggio e comunicare messaggi positivi? Ne sono convinti i Loop Division, una crew di giovani rapper che ha deciso di reinventare questo genere musicale controverso parlando al cuore del loro pubblico

Sono rapper, sono tatuati e vivono in periferia, ma nei loro testi non troverete riferimenti a soldi spesi per macchinoni di lusso o pazze serate all'insegna dell'eccesso. Loro sono  i Loop Division, e il loro sogno è cambiare le regole della trap italiana.

CHI SONO

I protagonisti di questa avventura sono Fabio (a.k.a Yayhard), Vittoria (Victoria Williams) e Roberto (Mono) e il 5 febbraio sono entrati ufficialmente nel panorama musicale sbarcando su Spotify, YouTube e le altre principali piattaforme di streaming con il loro primo singolo, Non sai. Inizialmente la crew era un quartetto, ma come accade nelle famiglie, il quarto membro, Citi, ha deciso di prendere altre strade.

Tutto però parte da Rozzano, città dell'hinterland milanese dove la trap va forte e tanti i ragazzini sognano di lasciarsi alle spalle le case popolari grazie ad una musica che parla il loro stesso linguaggio. Qui, dove l'immagine del rapper di successo s'identifica con chi ce l'ha fatta cantando di droga e cash, un gruppo di giovani artisti ha deciso di percorrere una via differente, lasciandosi alle spalle i soliti stereotipi e tentando di rivolgersi a chi non si sente di appartenere a quel mondo.

Tale approccio ha portato i Loop Division anche a collaborare con un progetto scolastico locale  - strano ma vero! - per far capire ai più giovani come la musica rap possa toccare diverse corde del nostro animo senza per forza urlare rabbia e volgarità dentro un microfono,

La volontà è infatti quella di reinterpretare un genere ormai fossilizzato su un certo tipo di argomenti, senza giudicare o criticare, ma semplicemente proponendo qualcosa di diverso, più autentico.

«Noi parliamo di amore, valori alti e problemi veri. Niente Bmw, Rolex o droga» ci hanno raccontato i Loop, i quali vogliono porsi come alternativa a dei modelli che, per quanto non necessariamente negativi, non reputano affatto reali.

In che senso?
«Oggi ci si identifica nel trapper che scappa dal degrado per vivere nel lusso più sfrenato - spiegano - ma quella figura, nella stragrande maggioranza dei casi, è finta e costruita a tavolino per marketing. Così si finisce per identificarsi in qualcosa che non esiste. Noi invece diamo voce al padre di famiglia che si alza presto la mattina e fa fatica ad arrivare alla fine del mese, al ragazzino che viene bullizzato e sente un disagio vero».

Una bella sfida, anche perché ormai ci si è abituati ad un certo tipo di testi, almeno per questo genere...
«Sì, ma contiamo di riuscirci perché siamo veri e questo la gente lo capisce. Parliamo di cose che conosciamo e non portiamo avanti luoghi comuni triti e ritriti. Per esempio, tutti noi siamo lavoratori, non possiamo ancora vivere della nostra musica, quindi sappiamo bene cosa sia il sacrificio e la voglia di raggiungere un obiettivo. Dietro tre minuti di canzone ci sono chilometri in macchina per incontrarci e tempo sottratto ad effetti e amicizie»

Come avete maturato l'idea che ci fosse bisogno di un cambiamento?
«Eravamo stanchi di sentire sempre le stesse cose, infarcite delle stesse banalità. Quando abbiamo scritto il nostro primo singolo - Non sai - avevamo appena ascoltato l'ennesimo trapper venuto fuori dal nulla con una canzone che parla di pistole, motorini e droga e allora ci siamo detti: "ma noi abbiamo veramente qualcosa da dire. Facciamoci notare!»

Quali sono allora le parole d'ordine che guidano il vostro modo di fare musica?
«Positività e coraggio. Tutti abbiamo dei problemi, anche senza bisogno di vivere in un quartiere degradato, ma poi sta a noi credere nella possibilità di rendere fattibile l'impossibile. Ecco, a differenza di molti trapper che cantano del loro stile di vita dopo che ce l'hanno fatta, i nostri testi si rivolgono invece a chi ha voglia di farcela, di condividere, di uscire dagli schemi: sei un'adolescente che ha scritto una canzone nella solitudine della propria cameretta? Falla ascoltare ad un amico, magari non lo sai ma la pensate nello stesso modo! Questo è ciò che vorremmo far arrivare».

Un messaggio importante, che avete ribadito anche facendo da tutor per un progetto di una scuola locale che ha deciso di scrivere una canzone trap come esperienza formativa (n.d.r: ne parliamo nel numero di aprile di Focus Scuola)
«Sì, questa esperienza è stata meravigliosa sia per l'impatto avuto con i ragazzi, sia per il fatto di aver aiutato insegnanti e gente, diciamo così, un po' più adulta a superare certi stereotipi e guardare oltre i nostri tatuaggi e vestiti colorati».

Non rischiate di essere presi poco sul serio? La vostra è una trap buonista per bambini?
«No, anzi, noi facciamo una cosa molto complessa: togliamo un velo, Vogliamo far capire che chi arriva il successo è perché è bravo, non perché si droga e non fa nulla tutto il giorno. Sfera Ebbasta, ad esempio, è un ragazzo intelligentissimo ma scrive certi testi per andare in conto al pubblico e alimentare uno stereotipo».

Avete anche provato a proporvi a Sanremo Giovani...
«Sì, ed è stata un'esperienza meravigliosa. Anche se non siamo passati abbiamo ricevuto commenti molto positivi. tutti pensavano che fossimo una crew che stesse insieme da anni, invece ci eravamo mesi insieme solo da dieci giorni»

Cos'è per voi la periferia?
«Una scuola di vita dove è facile sbagliare. Ma anche in periferia chi sbaglia può fare una scelta giusta e riscattarsi. Basta la volontà di percorrere una strada diversa».

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