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L’Italia è una “mangiatrice” di suolo

Consumo di suolo. Sicuramente avrete sentito più volte queste tre parole in successione. Forse durante qualche TG o in alcuni programmi sull’ambiente che papà e mamma seguono in televisione. Oppure le avrete sentite nominare in questi ultimi anni in cui, grazie soprattutto a ragazze e ragazzi poco più grandi di voi, noi adulti ci siamo accorti del male che abbiamo fatto al nostro pianeta.

Per capirci in modo semplice

Il consumo di suolo si compie quando si cementifica un suolo naturale o a destinazione agricola. Per esempio: un grande campo destinato all’agricoltura che, all’improvviso, si trasforma in tanti appartamenti; oppure zone alberate e belle che in un battibaleno si trasformano in costruzioni; oppure centinaia di metri o addirittura chilometri di spiagge che spariscono per far posto a qualche porto. Insomma, si parla di “consumo di suolo” quando si costruisce su un terreno naturale e lo si trasforma in modo artificiale e non certo secondo natura.

Che cosa succede quando si “consuma” il suolo?

Che è praticamente impossibile recuperarlo e tornare allo stato originario. Tradotto: quando si consuma un suolo naturale costruendoci sopra, quel pezzo di terra se ne va per sempre. I paesaggi e i territori bellissimi che compongono la nostra Italia vengono così alterati e distrutti irrimediabilmente. E la terra non è infinita. Metti un mattone lì e uno là, e la terra pian piano si consuma e finisce. Il paradosso è che per costruire ci vogliono dei permessi, che vengono rilasciati dai Comuni, che rappresentano tutti i cittadini e che dovrebbero tutelare le ricchezze dei territori che gestiscono. Com’è possibile una cosa del genere? Sembra impossibile, è vero ragazzi. Ma purtroppo succede ogni giorno. E il motivo è spesso rappresentato dal denaro “subito”, senza peraltro pensare che azioni del genere provocano dei danni, anche a livello economico, enormi.

Il consumo di suolo nel 2021 è il più alto degli ultimi 10 anni

L’Ispra, che è l’Istituto che si occupa della preservazione e dello studio del paesaggio e dell’ambiente, ha pubblicato recentemente un report allarmante. In Italia, infatti, nel 2021 il consumo di suolo ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi dieci anni.
Pochi i Comuni “virtuosi” in cui non si è costruito, salvaguardando paesaggio e ambiente. Ci sono regioni italiane in cui le costruzioni (e il conseguente consumo di suolo) si sono succedute a ritmi vertiginosi: prima fra tutte è la Lombardia. Secondo il report, in Italia il cemento ricopre 21.500 km quadrati circa di suolo.

Nel solo 2021, sono stati cementificati addirittura 70 km quadrati di suolo. Gli edifici, da soli, ricoprono un quarto di tutto il suolo nazionale (il 25%), per una superficie di suolo consumato di circa 5.400 km quadrati, ossia un territorio grande quanto la Liguria!

Sempre nello stesso anno sono stati consumati 2 metri quadrati di suolo al secondo, ossia 19 ettari al giorno (circa 27 campi di calcio): un livello incredibile! Oltre 1.120 ettari di edifici in più in un solo anno! Il Veneto è la regione che ha la maggior superficie di edifici rispetto alla propria popolazione, seguita da Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Piemonte. La media nazionale è di 91 metri quadrati per abitante! In 15 anni, dal 2006 al 2021, l’Italia ha perso 1.153 km quadrati di suolo naturale e semi-naturale, con una media di 77 km quadrati all’anno.

Il danno economico di queste azioni umane scellerate è stimato in circa 8 miliardi di euro l’anno! Quindi: perdita di aree verdi, di biodiversità e suolo reso impermeabile davanti alle precipitazioni atmosferiche, con conseguenti allagamenti. Per ciò che concerne le regioni più virtuose, con il minor livello di consumo di suolo, la prima tra tutte è la Valle d’Aosta, mentre i maggiori nelle città i maggiori aumenti si registrano a Roma, Venezia, Milano, Napoli, L’Aquila e Perugia. Il premio di Comune “risparmia-suolo” indetto dall’Ispra è stato vinto da Como, Impruneta e Marano di Valpolicella.

Quali sono le conseguenze del consumo di suolo?

Il suolo, quando lo si edifica, si impermeabilizza. Le conseguenze di simili pratiche sono devastanti: il terreno non drena più e aumenta il rischio idrogeologico, le aree disponibili per l’agricoltura diminuiscono a ritmi vertiginosi con pessime conseguenze economiche e della qualità della nostra vita, l’ambiente non è più capace di assorbire anidride carbonica (CO2) e in tal modo non può contrastare l’effetto serra e ridurre il riscaldamento globale. Riscaldamento globale le cui conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti.

La politica e il futuro dell’edilizia nel riuso

Come sempre la politica, in questi temi, è colpevole e sempre troppo lenta nel capire. Esiste una normativa sulla riduzione di suolo che è stata approvata soltanto alla Camera e non è quindi ancora entrata in vigore. Costruire significa soldi: soldi che girano velocemente sia nelle tasche degli imprenditori edili che nelle casse dei Comuni. Pochi hanno finora considerato quanto questi soldi veloci si trasformino in danni economici permanenti.

Qualcuno potrebbe obiettare: e allora tutte le aziende che lavorano nell’edilizia dovrebbero fallire? Ecco, è qui il punto. Le aziende che operano nel ramo dell’edilizia possono benissimo continuare a vivere e a guadagnare non più costruendo ex novo su suoli naturali, ma riqualificando ciò che già esiste, e che è più che sufficiente per la popolazione italiana. Così tanto sufficiente – scusate il gioco di parole – che in certi luoghi in cui sono state edificate grandi lottizzazioni, moltissimi appartamenti sono tuttora rimasti invenduti a distanza di molti anni dalla loro realizzazione.

Quindi, che bisogno c’è di costruire ancora? Perché si costruisce ancora? Inoltre, l’Italia è piena di edifici che cadono a pezzi. Quindi, si “riqualificano” senza consumare altro suolo. Il futuro è questo. Non solo: deve essere questo, già da adesso. Da subito. Perché questo scempio va immediatamente fermato, e la nostra terra meravigliosa deve essere tutelata da ora in avanti.

Fonti:https://www.rainews.it/articoli/2022/07/ispra-nel-2021-il-pi-alto-consumo-di-suolo-degli-ultimi-10-anni-un-costo-di-8-miliardi-di-euro-c45238c1-791a-4897-b4dd-b9559cbdb18b.html
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/07/26/ispra-nel-2021-il-piu-alto-consumo-di suolo-da-10-anni_4e3af189-8f66-4828-a2ef-75e502759cb2.html
https://www.isprambiente.gov.it/it
https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/suolo/il-consumo-di-suolo

This post was last modified on 5 agosto 2022 16:53

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Published by
Stella Tortora

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