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Racconto | La bambina che non riusciva a sognare

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La maestra Francesca, focusina ad honorem, ha scritto in esclusiva per voi questo bellissimo racconto. E la sua amica Alessia Da Roit lo ha illustrato. Leggiamo assieme la storia di Viola e del suo amico Gino, il bastoncino!

In un paese lontano viveva Viola: tenera e dolce bimba con le gote rosa. Due lunghe trecce le correvano lungo le spalle, chiuse in due fiocchi rossi.

Abitava vicino al mare: lo amava. Avrà avuto su per giù sette anni. A scuola andava volentieri. 

 

Ogni mattina la mamma la svegliava: giù dal letto, una sciacquata veloce al viso rotondetto, una passata ai denti, un paio di biscotti nella tazza del latte e via di corsa.

 

I pomeriggi li trascorreva in spiaggia a raccogliere conchiglie e a disegnare sulla sabbia con i bastoni che il mare in burrasca restituiva alla terra. Ed è proprio in uno di quei giorni, in riva al mare, che qualcosa di particolare le successe. Seduta sulla sabbia, con le ginocchia piegate e le mani chiuse fra
due pugni stretti sulle gote, Viola fece un incontro a dir poco speciale.
Un’onda le aveva lasciato tra le dita dei piedi un bastone. Chissà da dove proveniva.

Alessia Da Roit

Lo prese fra le mani, ma subito si rese conto che quel bastone insignificante, portato dalla corrente, era vivo tra le sue dita. Si divincolava e lei impaurita lo lasciò cadere. «Ehi - disse quel lui un pochino strano - mi hai fatto male!».

 

Viola lo guardò con un misto di sorpresa e timore. «Ma chi sei? Mi fai paura».
«Penso si possa capire: sono un bastoncino. Anzi, un ramo di una betulla finito in un fiume, poi la corrente mi ha portato fino al mare. Sono tutto ammaccato».

 

Viola lo osservò sorridendo. Per un attimo aveva immaginato il viaggio di quel bastoncino: proprio lei, che non sognava quasi mai. Passava il tempo da sola, in quella spiaggia. E gli amici li frequentava solo a scuola.

 

Alessia Da Roit

«Gino. Ecco, tu puoi chiamarmi Gino il bastoncino». Dopo quelle parole, Viola sorrise e gli disse che aveva un desiderio: saper sognare. Gino la guardò con tenerezza e con aria quasi seria le rispose: «Ti ho visto, sai? Ogni giorno disegni sulla sabbia: cuori, fiori, il tuo nome. Ma il mondo è pieno di cose da poter sognare e te le farò vedere io».

 

Viola raccolse da terra il piccolo Gino e, come per magia, la sua mano disegnò un grande prato colorato pieno di fili d’erba e fiori di ogni tipo. In quel prato volavano farfalle di vari colori e c’era un vociare di bambini che giocavano: così si unì alla loro compagnia. Per la prima volta era felice perché non era più sola in quella spiaggia a osservare un mare che non vedeva: da quando era nata, Viola vedeva solo le ombre. Ma non per questo era triste: anzi, era piena di vita.

 

La mamma la accompagnava in spiaggia quotidianamente, perché amava il rumore del mare, sentire la sabbia tra le mani e le onde infrangersi fra le dita. Ogni giorno disegnava cuori con i bastoni: l’unica cosa che riusciva a fare bene.

 

Gino lo sapeva e per questo la aiutò a realizzare il suo desiderio. Da quel giorno, Viola aveva imparato a sognare. E i suoi sogni avevano i colori di un mondo che non aveva mai visto prima.

Alessia Da Roit

Francesca ha scritto anche
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di Francesca Mussoi e Rocco Battaglia

illustrazioni di Alessia Da Roit

Piave Editore