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Festa della donna: 100 storie di bambine ribelli e migranti

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100 storie affascinanti di ragazze ribelli e migranti che, lasciando il loro Paese d’origine, hanno cambiato il mondo.

Le storie sull’immigrazione spesso hanno anche un lieto fine, e ne sono testimonianza le cento biografie di donne che hanno lasciato il loro paese d'origine per una serie di ragioni diverse: chi per trovare nuove e migliori opportunità, chi per il bisogno di sfuggire a situazioni difficili. Elena Favilli l’autrice del libro Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli 100 donne migranti che hanno cambiato il mondo (Mondadori), ci fa scoprire le vite di Josephine Baker, ballerina e attivista, di Asma Khan, rinomata chef e di Alice Guy, la prima regista della storia, e ancora la cantante Carmen Miranda, la rapper Rihanna, la fumettista Marjiane Satrapi e molte altre donne come informatiche, chirurghe, musiciste, politiche, campionesse di judo e scacchi. Tantissime figure positive che potranno ispirare le bambine e i bambini di tutto il mondo a inseguire i propri sogni, oltre ogni confine. Per non smettere di sognare: da qualsiasi posto veniamo, ovunque andiamo.

Ecco una selezione di 10 protagoniste diverse e di ognuna  ognuna abbiamo scelto una frase che le rappresenta.

1 - JOSEPHINE BAKER

Da bambina, negli Stati Uniti, faceva le pulizie e la baby sitter per guadagnare qualcosa, e a volte veniva trattata con crudeltà e ignoranza dai bianchi per cui lavorava. Un giorno si unì a una compagnia di teatro e cominciò a girare tutto il Paese, calcando le scene e, a 19 anni partì per la Francia, e fu lì che la sua strabiliante carriera di ballerina, attrice e cantante decollò. Tornò negli Stati Uniti dopo la Seconda guerra mondiale e si arrabbiò molto nel vedere che i neri dovevano subire le stesse discriminazioni che lei aveva affrontato da bambina. Si schierò al fianco di Martin Luther King e in un discorso pronunciò queste parole «E quando mi arrabbio, lo sapete, apro la mia grande bocca. E allora state attenti, perché quando Josephine apre la bocca, si fa sentire in tutto il mondo».

2 - RIHANNA

C'era una volta una ragazza che voleva far sentire la sua musica in tutto il mondo. Rihanna era appena adolescente quando fece un'audizione per una casa discografica. I produttori rimasero tanto colpiti da incoraggiarla a trasferirsi negli Stati Uniti dalle isole Barbados. «La musica mi ha portato ad altri sbocchi e a cose che amo con tutta me stessa».

3 - EMILIE SNETHLAGE (ornitologa)

Nonostante fosse una studentessa brillante e appassionata, Emilie era invisibile. All'epoca, in Germania, le donne non potevano ancora iscriversi all'università, così durante le lezioni doveva sedersi dietro un paravento. ma nel 1905 fu assunta come assistente zoologa in un istituto di ricerca in Brasile che divenne la sua patria. «Conosco gli uccelli così bene  che so quale uccello ho di fronte prima ancora che si posi».

4 - DANIELA SCHILLER (neuroscienziata)

C'era una volta una bambina che era curiosa di sapere come funzionava il cervello. Si laureò in neuroscienze cognitive nel suo Paese, Israele, ma si trasferì negli Stati Uniti dove ottenne un lavoro in un importante laboratorio di ricerca. «Non scamosciavi del nostro passato. Se si è bloccati con un brutto ricordo... quel ricordo non è esattamente la verità e lo si può rivedere».

5 - ANNE WAFULA STRIKE  (atleta paralitica)

Un giorno, in Kenya, una bambina di nome Anne si ammalò molto gravemente e quando guarì, non poteva più camminare. Aveva contratto la poliomelite ed era rimasta paralizzata dalla vita in giù. Anne non si arrese, imparò a usare le stampelle e fu la prima della sua famiglia a frequentare l'università. in seguito, quando lavorava come insegnate in Kenya, conobbe Norman, i due si sposarono e si trasferirono nell'Essex, in Inghilterra, il luogo da cui lui proveniva. «Mi considero una ragazza africana dell'Essex».

6 - MUZOON ALMELLEHAN  (attivista)

Viveva una vita agiata in Siria, era una studentessa coscienziosa che sognava di viaggiare per il mondo facendo la giornalista. Ma quando aveva 11 anni il suo Paese fu colpito da una guerra e i suoi genitori costretti ad abbandonare la Siria e si stabilirono in un campo profughi in Giordania. Nel 2015 assieme alla sua famiglia si è stabilita in Inghilterra e nel 2017 è diventata ambasciatrice dell?Unicef. «Nel cuore dell'oscurità, imparare ti dà la luce».

7 - NOOR INAYAT KHAN (spia)

C'era una volta una ragazza di nome Noor, figlia di una poetessa americana e di un compositore e principe indiano. La famiglia si spostava spesso, da Mosca a Londra a Parigi. Dopo diverse vicissitudini Noor diventa una spia e... «È spinosa la via del cuore/che infine conduce alla gioia».

8 - SUSAN POLGAR (campionessa scacchi)

Un giorno, a Budapest, una bambina di quattro anni di nome Susan entro in un circolo di scacchi di quartiere accompagnata da suo padre. Gli uomini nella stanza furono sorpresi nel vederla e uno di loro giocò a scacchi con lei, Susan vinse. A 15 anni divenne la migliore scacchista del mondo. Nel 1994 si è trasferita negli Stati Uniti e ha fondato la sua scuola di scacchi. «Era il mio sogno, rivoluzionare il  ondo degli scacchi per i giovani, soprattutto per le ragazze».

9 - MADELEINE ALBRIGHT (statista)

Da bambina fuggì con la sua famiglia dalla Cecoslovacchia, ora repubblica Ceca. Nel 1948 si è trasferita con la famiglia negli Stati Uniti dove lavorò in ambito politico e divenne la prima donna a ricoprire la carica di segretario di stato degli Stati Uniti. «Mi ci è voluto molto tempo per sviluppare una voce, e adesso che ce l'ho non ho nessuna intenzione di stare zitta».

10 - KEIKO FUKUDA (judoka)

Come ogni brava bambina in Giappone, Keikoaveva studiato calligrafia, l'arte della disposizione floreale e la cerimonia del tè. Un giorno, però, decise che avrebbe imparato anche il judo. Dopo molte vicissitudini Keiko si trasferisce negli Stati Uniti  e nel 2011, all'età di 98 anni, Keiko fu promossa cintura nera di decimo dan dalla federazione degli Usa. La prima donna a conquistare un risultato del genere. «Siate forti, siate delicati, siate belli».

INTERVISTA A ELENA FAVILLI

Dopo queste incredibili storie abbiamo chiesto all'autrice del libro, Elena Favilli,  perché ha sentito la necessità di scrivere questi racconti.

La migrazione, almeno in Italia, è presentata sempre in maniera tragica. Perché secondo te?
Per la sua posizione geografica, l’Italia è stata negli ultimi anni il primo approdo di moltissime imbarcazioni con a bordo migranti provenienti dalle coste del nord Africa. Purtroppo, queste traversate hanno avuto esiti tragici molte volte e la cronaca di questi eventi ha finito per diventare l’unica cronaca disponibile sui media.

Nel libro hai raccontato le storie di bambine migranti perché questa scelta?
C’è decisamente bisogno di un tipo di narrazione diversa sul tema dell’immigrazione. Una narrazione che mostri che l’immigrazione non è solo morte o violenza ma è portatrice di nuova vita, di nuova intelligenza e talenti.

Quale messaggio vuoi dare parlando di migrazione?
Vorrei che i bambini iniziassero innanzitutto a pensare ai migranti come a persone simili a loro, che come loro hanno voglia di studiare, giocare, lavorare quando saranno grandi.

Quale criterio hai usato nella scelta delle storie da raccontare?
Ho cercato di includere donne rappresentative del numero più ampio possibile di mestieri ed esperienze, per valorizzare l’enorme contributo che le immigrate hanno portato nel corso della storia ai paesi che hanno avuto il privilegio di accoglierle.

Racconti vari tipi di migrazione
Volevo che questo libro rompesse l’equazione per cui migrazione è uguale a violenza e mostrasse i mille volti che gli immigrati possono avere. Ci sono ovviamente storie di donne o ragazze che hanno lasciato il proprio Paese per fuggire da una guerra o dalla povertà, ma ci sono anche tanti esempi di donne che sono emigrate per inseguire un sogno che le ha semplicemente portate altrove.

Vivi da tanti anni in America, come è stato per te integrarti in un altro Paese?
È stata un’esperienza di enorme libertà, che ha radicato in me per sempre la necessità di continuare a costruirmi un’identità internazionale, costantemente aperta a nuove influenze culturali.

Migrare può anche voler dire realizzare i propri sogni?
Certo! Migrare vuol dire sempre andare in cerca di un futuro migliore, di condizioni di vita migliori.