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La vera faccia di un antico egizio

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La vera faccia di un antico egizio
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Un team internazionale di ricercatori ha ricostruito il volto e il cervello di una mummia egiziana risalente a 3.500 anni fa.

Nell’antico Egitto le mummie erano il simbolo della vita eterna. Le bende di lino, l’abito per accedervi. Nella modernità hanno invece assunto quell’aria di mistero che ha ispirato anche film dell’orrore. Ma dentro le bende c’erano uomini in carne e ossa. Che faccia avevano? I ricercatori hanno annunciato per la prima volta la fedele ricostruzione del volto di una mummia.

 

Nebiri un dignitario egiziano

 

Si chiamava Nebiri, visse 3500 anni fa ed era un dignitario del faraone Thutmosis III. Morì intorno ai 50 anni. Adesso sappiamo che aveva una faccia grossa, naso prominente, mascelle larghe e labbra pronunciate.

Ed era “pelato” (nella foto).

 

Philippe Froesch

 

Una scoperta italiana

 

La mummia fu scoperta nel lontano 1904 dall’archeologo italiano Ernesto Schiapparelli nella Valle delle Regine a Luxor e fa parte della collezione del Museo Egizio di Torino.

 

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Altro che mummia terrificante!

 

Due anni fa è stata sottoposta ad analisi con apparecchiature cliniche avanzate, con la conclusione che Nebiri aveva una insufficienza cardiaca cronica. Il primo caso documentato di un malato di cuore dell’antichità. Questo Nebiri doveva essere un tranquillo funzionario di corte dalla salute cagionevole. Poi con la tomografia assiale computerizzata (Tac) e le moderne tecniche ricostruttive si è arrivati a ricrearne, con grande precisione, il vero volto. Partendo però da un eccellente lavoro d’imbalsamazione effettuato a suo tempo dai sacerdoti egizi

 

Philippe Froesch
Una "scultura" di mummia

 

“Utilizzarono complesse miscele di grassi animali e oli vegetali, balsami e resine” spiega la ricercatrice Raffaella Bianucci, dell’Università di Torino, che ha partecipato allo studio. “Le bende furono applicate con la massima aderenza alla testa, su orecchie, occhi, naso e bocca ottenendo una sorta di scultura di lino”. Risultato: il vero volto che stava sotto non si è deformato nel tempo più di tanto. E con il lifting della tecnologia digitale il viso di Nebiri è riapparso com’era dopo 3500 anni. “Una mummificazione perfetta per una ricostruzione perfetta” conclude la studiosa. Un risultato dovuto al lavoro “congiunto”, anche se molto lontano nel tempo, dei ricercatori italiani con gli antichi sacerdoti egizi.

 

La prima mummia

 

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Per la religione dell’antico Egitto la mummificazione era stata inventata dalla dea Iside, moglie del dio Osiride e madre del piccolo Horus. Un cognato invidioso uccise Osiride e lo fece a pezzi, spargendoli lungo il Nilo in modo che senza il corpo intero Ra, il capo degli dèi, non potesse resuscitare Osiride. Iside, con il figlioletto Horus, fece un lungo viaggio e raccolse con amore, fatica e pazienza tutti i pezzi del marito che ricompose in bende, creando la prima mummia. Ra, commosso, fece rivivere Osiride a cui affidò il compito di fare praticare la mummificazione anche agli uomini.