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La storia di Aiag, fuggito dalla guerra

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Il Miur ha organizzato a Roma “Scrittori in erba” un concorso per gli studenti delle scuole pubbliche primarie. Potevano raccontare una storia e Gaia, di 11 anni, ne ha scritto una bellissima. Eccola.

Il Miur, il Ministero dell'istruzione e dell'università ha organizzato a Roma “Scrittori in erba” un concorso in cui gli studenti delle scuole pubbliche primarie di secondo grado della Capitale potevano raccontare una storia partendo da una traccia fornita. Gaia, di 11 anni, ha vinto il concorso nella sezione “prima media” con un racconto che ha ben compreso e ben spiegato il dramma che, spesso, sta dietro le persone che decidono di lasciare il loro Paese e cercare una vita migliore in Europa. Leggiamo il racconto di Gaia e del protagonista Aiag (ci avete fatto caso? È il nome Gaia scritto al contrario).

La storia di Aiag

Mi chiamo Aiag e vengo dall'Africa; io e la mia famiglia siamo venute in Italia. Ho chiesto alla mia mamma perché ora siamo qui e non in Africa, lei mi dice che è per una cosa chiamata guerra; penso che l'uomo abbia perso la voglia di vivere e che non sappia più amare, ma non l'ho detto a mamma perché il suo viso si era riempito di lacrime ed erano come lacrime indelebili che avevano macchiato il suo cuore. Quando esco per strada ho paura perché tutte le persone si allontanano da me ed i bambini si rifiutano di essere miei amici; a me non importa perché io ho già molte amiche: le stelle.

Ci vediamo tutte le sere ed io confido loro tutti i miei segreti; uno di questi è rivedere il mio papà che mi manca molto e voglio anche tornare a casa mia, nella mia cameretta, con i miei amici. Finalmente mamma è riuscita a trovare lavoro in una casa dove c'è un bambino come me, e ogni giorno fa le pulizie lì. Quasi dimenticavo! La mia mamma forse è riuscita a trovare una casa (lo spero perché vorrei un bel letto). Mi manca l'Africa, ma non posso fare altro che pregare le stelle di donarmi la felicità che mi è stata tolta dalla rabbia dell'uomo. Penso che non sia giusto che i bambini non vogliano fare amicizia con me, perché in fondo io sono un bambino come loro.

Che ne pensate focusini? Non è un racconto bellissimo?