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La Cop25 spiegata ai ragazzi: ecco perché è stata una delusione

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La Cop25 spiegata ai ragazzi: ecco perché è stata una delusione
Ipa-agency

Il vertice internazionale si è concluso: ecco cosa si è deciso e perché, purtroppo, è stata un'occasione sprecata

«Quando parli con le persone che hanno causato questo [i cambiamenti climatici, N.D.R] e loro non ti ascoltano, ci si sente come se si stesse perdendo tempo»: lo ha detto una arrabbiatissima Hilda Flavia Nakabuye, la “Greta Thunberg” dell’Uganda, nel suo intervento alla COP25, il vertice sul clima che si è tenuto dal 2 al 15 dicembre (con due giorni extra) a Madrid. L’attivista 22enne ha vissuto in prima persona gli effetti delle piogge torrenziali e della siccità sui raccolti e sulla sopravvivenza delle famiglie che vivono di agricoltura. «Avete negoziato per gli ultimi 25 anni… da prima ancora che io nascessi» ha spiegato, invitando i delegati di quasi 200 Paesi a riconoscere una volta per tutte la portata dell’emergenza climatica.

UN'OCCASIONE SPRECATA?

Non si può dire che il messaggio dei ragazzi dei Fridays for Future non sia arrivato forte e chiaro! Così come chiari e allarmanti sono i dati degli scienziati che dell’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change: per provare a non far salire la “febbre” della Terra a oltre 1,5-2 °C di riscaldamento globale dall’era pre-industriale, occorre arrivare a “emissioni nette zero” (cioè emissioni di CO2 uguali ai loro assorbimenti) entro il 2050, oltre a sequestrare parte dei gas serra già presenti in atmosfera.

Eppure la COP25 si è conclusa con un sostanziale nulla di fatto in termini di decisioni prese: le più attese, quelle che dovevano regolare il sistema di scambio di quote di CO2 emettibili tra Paesi più o meno virtuosi (in modo che i conti “globali” delle emissioni di gas serra tornino in ogni caso), sono state rinviate al 2020.

La richiesta di obiettivi ambiziosi di riduzione delle emissioni avanzata a gran voce da Greta Thunberg e dagli paladini di chi come noi ha a cuore il futuro della Terra è rimasta inascoltata: mentre gli Stati insulari, che più di tutti rischiano le conseguenze dell’innalzamento dei mari, spingevano insieme all’Unione Europea per un linguaggio che obbligasse a promesse più vincolanti sul clima da prendere per il 2020, altri Paesi, come Brasile, Australia, USA, Cina e India si sono opposti, sostenendo che ogni Stato debba decidere per sé. Non si è trovato un accordo nemmeno sui fondi che serviranno a compensare i danni causati dal global warming ai Paesi più poveri e vulnerabili.

NON SMETTIAMO DI LOTTARE

Tra tutte queste cattive notizie ne abbiamo scovata almeno una buona: la COP25 ha apparovato l’istituzione di un piano di cinque anni contro le disuguaglianze di genere dovute ai cambiamenti climatici. Per la loro minore inclusione nel mondo del lavoro, nei Paesi in via di Sviluppo, le donne sono infatti colpite maggiormente dagli effetti dei cambiamenti climatici.

La mancanza di impegno a Madrid contrasta con la necessità di agire presto contro i cambiamenti climatici, e costringerà a formulare promesse ancora più ambiziose alla COP26, il prossimo vertice sul clima che si terrà a Glasgow a fine 2020. Perché come dice Greta, «qualunque cosa accada non ci arrenderemo mai. Abbiamo appena iniziato!».