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Ius Scholae, Ius Soli e Ius Sanguinis: quali sono le differenze?

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Ius Scholae, Ius Soli e Ius Sanguinis: quali sono le differenze?
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In queste ore è in discussione alla Camera la proposta di legge per la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia (o arrivati prima dei 12 anni) da figli di immigrati. Ma quali sono le differenze tra i vari principi che regolano l'acquisizione della cittadinanza?

Da diversi anni il tema della cittadinanza ai minori nati da genitori stranieri infiamma il dibattuto pubblico.In questi giorni poi, la Camera dei Deputati sta esaminando la proposta di legge per introdurre lo Ius Scholae, ossia la possibilità di diventare cittadini italiani dopo aver frequentato almeno 5 anni di scuola in Italia. Se approvata, questa legge consentirebbe a quasi un milione di immigrati nati qui, o arrivati prima dei 12 anni d'età, di diventare italiani a tutti gli effetti.

Tra chi è favorevole e chi è contrario, cerchiamo di capire come funzionano le regole attualmente in vigore e quali sono le differenze tra le diverse proposte avanzate negli ultimi anni per modificare la situazione.

Cosa dice la legge oggi?

Ad oggi, infatti, la legge del nostro Paese consente ai figli di immigrati che sono nati qui - o comunque sono arrivati da piccoli - di poter far richiesta per diventare cittadini italiani solo dopo aver compiuto 18 anni. A molti questo non sembra molto giusto, poiché ragazzi e ragazze che hanno vissuto qui tutta (o gran parte) delle loro vita, hanno frequentato le nostre scuole, hanno respirato la nostra cultura e, soprattutto, si sentono italiani, dovrebbero aver la possibilità di accedere alla cittadinanza ben prima della maggiore età.

L'esempio più recente e famoso in tal senso è quello legato al TikToker Khaby Lame, il quale, pur essendo cresciuto in provincia di Torino, a 22 anni è ancora in attesa per ottenere la cittadinanza italiana.

Ius Scholae, Ius Soli e Ius Sanguinis

Negli anni si è dibattuto spesso sulla questione giuridica legata ai meccanismi per il conferimento della cittadinanza. Da tempo dunque ci siamo abituati a sentire parole strane come Ius Soli o Ius Sanguinis (d'altronde quando si ha a che fare con questioni legate al Diritto, spesso si ricorre al latino), ma cosa significano esattamente questi concetti? facciamo un po' di chiarezza.

Ius Sanguinus: si traduce come "diritto del sangue" ed è il principio che attualmente regola l'acquisizione della cittadinanza nel nostro Paese. Secondo lo Ius Sanguinis, infatti, è italiano chi nasce da almeno un genitore in possesso della cittadinanza e dunque ne "eredita il sangue". Dunque chi ha una mamma o un papà italiano, diventa italiano nel momento in cui viene al mondo.

Ius Soli: questa "diritto del suolo" è stata per molto tempo al centro del dibattito pubblico e politico. Secondo tale principio infatti, diventerebbe italiano chiunque nasca in Italia, indipendentemente dalla nazionalità di appartenenza dei genitori. Tale sistema è, ad esempio, applicato negli Stati Uniti.

Ius Scholae (o Ius Culturae): veniamo dunque al "al diritto della scuola" (o della cultura) di cui si sta parlando in questi giorni. In questo modo la cittadinanza non scatta automaticamente alla nascita, ma solo dopo il completamento di un ciclo di studi per un determinato tempo (oggi in Italia si parla di cinque anni). Il principio dietro allo Ius Scholae risiede nel fatto che attraverso la scuola un minore abbia la possibilità di conoscere e integrarsi con la nostra cultura tanto da dover essere considerato italiano al 100% ben prima dei 18 anni.