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Interviste mostruose: Frankenstein e la Mummia!

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Interviste mostruose: Frankenstein e la Mummia!
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Reduci da Halloween, due mostri del passato hanno incontrato il nostro intervistatore...

Ammetto di trovarmi in una situazione del tutto nuova. Abbandonato il freddo delle campagne dei lupi mannari, mi sono avventurato nelle aride e torride dune del deserto.

La notte delle zucche è alle porte e devo sbrigarmi, o i miei 2 ospiti non mi lasceranno entrare. Partendo dal Cairo, capitale dell’Egitto, ho percorso circa 30 chilometri, in direzione sud. Il caldo diventa sempre più pesante e il sudore mi finisce negli occhi, bruciando. Il mio destriero, un dromedario mansueto, prosegue la sua strada, incurante di avermi in sella, come attirato dalla nostra meta.

Infine eccola, massiccia, sgraziata forse, ma a giudicare da come si erge verso l’alto, quasi a sfidare il sole e il cielo, la piramide di Djoser sembra destinata ad essere immortale.

Fermo il dromedario dalla sua marcia, soffermandomi ad ammirarla. Gli storici la ritengono la più antica delle piramidi, eretta quasi a custode imperituro della necropoli di Saqqara. La struttura è in pietra calcarea e si distingue da tutte le altre per via della sua forma “a gradoni”. Così, riferiscono gli storici, l’aveva voluta il suo architetto, il visir del Faraone Djoser, Imhotep.

Al solo pensiero di quel nome, la vallata sembra essere percossa da un fremito. Forse mi sto suggestionando già in partenza. Mi riprendo e sprono il dromedario ad avvicinarsi. Ma ecco che l’animale si rifiuta, dimostrandosi per la prima volta in tutto il viaggio, restio a proseguire. Sono costretto a scendere dalla cavalcatura e procedere a piedi.

A essere sinceri, sono stupito, da quello che avevo letto nelle guide, mi ero figurato un’idea diversa della struttura interna della piramide.

In una stanza completamente sguarnita ho trovato sul pavimento una apertura per una scala che scende verso il basso. Accendo la torcia del cellulare e scendo, ma è come se la luce non trovasse spazio in quel buio. Alla fine mi sono trovato costretto a accendere il mio accendino. Alla luce del fuoco riconosco dei geroglifici, che raffigurano 2 antichi egizi accendere un bastone con la canapa avvolta a una estremità. Seguendo i disegni trovo il bastone.

Con la mia nuova fonte di luce mi rendo conto in uno stanzino, sembra quasi un’anticamera. Infine trovo una sorta di canalina dove trovo indicato di dai geroglifici di porre la fiamma. Eseguo e come un lampo l’intera canalina si infiamma, con il fuoco che insegue la scia del combustibile che percorre tutti i lati della stanza. Le fiamme continuano a precorre un lungo corridoio. Penso che i miei 2 ospiti abbiano predisposto il meccanismo per consentirmi di raggiungerli. 
Alla fine li trovo in una sorta di sala del Trono.

A fianco al seggio regale sta in piedi una figura umana immensa e minacciosa, vestita di un completo nero: maglioncino a collo alto, giacca, pantaloni eleganti e scarpe col tacco. Unica anomalia? Il pallore delle mani immense e del viso, nonché una profonda cicatrice che segna tutta la fronte. Seduto sul trono, invece, riconosco una figura umanoide, avvolta in rotoli di carta. Eccoli lì i miei ospiti: il mostro di Frankenstein e il terribile Imhotep, la Mummia.

Finalmente vi ho trovati! Non è stato facile trovare questo posto…
Imhotep: Questo perché lei è un comune mortale. Noi, non abbiamo alcuna fatica nel spostarci da una zona all’altra.
Frankenstein: Mmmhh.

Vedo che il suo collega non è di tante parole, supremo Imhotep.
I: Lasciamo perdere, guardi. Da quando l’ho risvegliato pensavo di poter risolvere il problema della loquacità, ma temo che non sia una questione celebrale. Credo che ci rivolgeremo a un logopedista.

Caaapisco. Parlando del motivo per cui sono qui, in che modo pensate di dare consigli per travestirvi da Mummia e da Frankenstein per Halloween?
I: Penso sia il caso che sia io a rispondere per entrambi. Come ha notato, il mio collega fa fatica ad esprimersi, ma non lo sottovaluti. Ho ripreso gli studi del suo creatore, in qualità di semidio della medicina, e l’ho riportato in vita, iscrivendolo subito alla scuola dell’obbligo. Da lì è stata una passeggiata e giusto ieri, Frankie si è laureato in giurisprudenza.

Complimenti per il traguardo, ma tornando alla…
Domanda? Sì, certo che siamo in grado di dare una mano. Ho letto le sue interviste al vampiro e al licantropo. Se mi permette, quei 2 non hanno per niente classe. Andiamo, uno fa il pomposo per avere più caramelle e l’altro terrorizza la gente ululando alla luna. Dico, ma scherziamo?! Guardi Frankie! Era un insieme di pezzi smontati e rimessi insieme a caso. Il mio intervento lo ha rimesso al mondo!

Ne sono contento, vedo che veste in modo abbastanza elegante, ma lei?
Purtroppo io sono un groviglio di carne morta e imbalsamata. Hanno fatto bene quelli che mi hanno maledetto di piazzarmi un paio di bende, giusto per rimettermi in sesto, ma non basta.

In che senso “non basta”?
Vede, caro amico, il tempo passa per tutti, soprattutto per me. E seppure gli anni non abbiano intaccato minimamente il mio intelletto, lo stesso non posso dire dei miei muscoli e delle mie ossa. Le bende mi impediscono di sfracellarmi in una nuvola di polvere, per questo Frankie non mi perde d’occhio ed esegue ogni mio ordine: così come lui mi deve la vita, io gli devo la mia.



Molto nobile, ma temo che mi stia sfuggendo qualcosa…
Ma come? Non l’ha ancora capito? Perché la Mummia possa tornare a spaventare le anime mortali della terra a bisogno di un nuovo involucro, vivo. Frankie non può farsi carico di questo compito, perché come me, è richiuso in pezzi di corpi senza vita, nonostante lui ci sia nato. Ho bisogno di un nuovo corpo. Ammetto che inizialmente la mia scelta di servirmi di lei mi aveva fatto dubitare non poco, ma il nostro colloquio mi ha fatto rivalutare le sue capacità. Sarà una delizia ucciderla e impossessarmi del suo corpo.

Aspetti un secondo, non erano mica questi i patti, io…
Vuole contraddire il grande Imhotep, la Mummia? Molto bene, questo renderà le cose mlto più interessanti. Frankie, potresti uccidere il giovane qui presente?

L’energumeno fa un lieve cenno di assenso con il capo verdognolo e parte alla carica. Non mi aspettavo fosse così veloce. Lo schivo per un soffio. Intanto la Mummia non resta a guardare. Cioè, fisicamente sì, perché non riesce a muoversi, ma a livello paranormale no: pronunciando parole a me sconosciute, Imhotep fa scoppiettare le fiamme della canalina, riducendo drasticamente la luce nella stanza. Ho altre grane a cui pensare, però, il mostro di Frankenstein mi punta come quei bulli che ti aspettano fuori da scuola per picchiarti. L’uscita dalla sala del Trono dovrebbe essere alle sue spalle. Il mostro parte di gran carriera. Scatto anche io. Proprio quando sta per avventarsi su di me, mi tuffo passandogli sotto le gambe da campione da basket. Frankie si è stato troppo slancio e va a sbattere contro il muro. Prima che faccia completamente buio, punto alla porta d’ingresso e scappo.

Imhotep però ha i suoi trucchi. Non faccio in tempo ad abbandonare la sala del Trono che il pavimento mi cede sotto i piedi: una botola. La caduta non è lunga, ma l’improvviso cedimento mi fa stare rintontito per un po’. Non so quanto rimango disteso per terra, ma non appena sento il suono dei passi di Frankie, mi ridesto. In lontananza sento l’eco della voce della Mummia, che ordina al suo aguzzino di catturarmi con ogni mezzo.


Il tacco delle scarpe eleganti del mostro risuona lungo i corridoi invisibili. La stanza dove sono piombato è comunque illuminata. Bene! Non era una sala particolarmente grande. Da un lato vedo una piccola fontana zampillare, mentre da un altro vedo una serie di anfore antiche riposte con un ordine impeccabile. La stanza è senza uscita, tranne che per l’ingresso da cui sento ora provenire i passi di Frankie. Devo pensare in fretta o sarò cibo per mummie.



Ed ecco che mi accorgo di come al centro della stanza sia eretto uno strano meccanismo. Ha tutta l’aria di essere una sorta di enorme cono metallico con la punta rivolta verso l’alto. Noto che lungo la sua altezza, l’enorme cono è circondato da 3 anelli equidistanti. Il quarto più in alto è rotto. Guardo con più attenzione alla luce della fiamma del mio accendino. Dai disegni raffigurati sul cono sembrerebbe che il si tratti di una porta per una specie di monta carichi. Non sono un esperto conoscitore di geroglifici, ma rifacendomi ai disegni, capisco che il cono è una rappresentazione dell’albero della vita, con gli anelli che rappresentano i 4 elementi. O meglio, 3, visto che quello dell’aria è quello rotto.

L’anello del fuoco e dell’acqua sono vuoti, mentre quello della terra è pieno. Facendo forza sugli anelli dell’acqua e del fuoco e della terra, arrampicandomi, noto uno spostamento di cardini e una porta a scorrimento del cono che si apre. Benissimo! Mi lancio verso la porta, ma questa si richiude all’improvviso. Temo che proprio facendo in questo modo che l’anello dell’aria si è rotto. Devo riflettere. Vado a controllare le anfore: alcune sono vuote, altre sono piene di fogli di papiro dall’aria pesantemente infiammabile. Mi viene un’idea.

Riempio il primo di anello alla base, quello del fuoco, con i papiri, che sotto il loro peso, cala. Non faccio in tempo ad avvicinare la fiamma dell’accendino ai papiri, che l’anello diventa subito un pericoloso braciere di fiamme. Prendo l’acqua dalla fontana con un vaso vuoto e la riverso sull’anello specifico, appena sopra quello del fuoco. Anche questo, per effetto dell’acqua, cala. Ed ecco che tutto mi si spiega davanti: l’acqua messa a scaldare sotto la fiamma inizia a bollire e a trasformarsi in vapore, che si innalza verso il secondo anello quello della terra e filtra tre le fessure, che a guardarle adesso non sembrano messe a caso.

La terra sotto effetto dell’infiltrazione del vapore si bagna e aumenta il proprio peso, facendo abbassare l’anello. Infine, i cardini si muovono e la porta è di nuovo aperta. Il meccanismo termina non appena la combustione si esaurisce. Il conto alla rovescia sembra essere già in atto. In breve, vedo la porta progressivamente chiudersi. Mi calo dalla cima del cono e atterro nell’esatto momento in cui Frankie raggiunge la stanza. Il mostro lancia un urlo spaventoso e si avventa contro di me. Intanto, mi volto e il sangue mi si gela: la porta sembra sul punto di chiudersi definitivamente. Con un altro tuffo, passo attraverso la fessura, Il mostro fa in tempo ad afferrarmi per un lembo della camicia, ma alla fine deve rinunciare se non vuole perdere la mano.

La luce del sole che tramonta mi accoglie. Sono sudato e tremante per l’adrenalina. Mi accascio ai piedi della piramide di Djoser per riprendere fiato. Non riuscirò a pubblicare la storia prima della notte di Halloween, ma almeno il motivo non resterà ignoto. Qualcosa mi tocca la manica. Mi volto di scatto e riconosco il mio dromedario. L’animale mi ha aspettato per tutto questo tempo e ora si china per ricondurmi a casa. Riprendo coraggio e mi isso sul suo dorso. Alla fine riprendiamo il cammino, con gli incubi alle spalle e una nuova speranza germogliare nel cuore.

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