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Intervista immaginaria a Wolfgang Amadeus Mozart

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Intervista immaginaria a Wolfgang Amadeus Mozart
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La nostra inviata nel tempo ha incontrato il grande genio della musica Wolfgang Amadeus Mozart, poco prima della sua morte avvenuta il 5 dicembre 1791, a Vienna

Mi sudano le mani, mentre busso alla porta del camerino del Burgtheater, il teatro di corte di Vienna. È il 16 luglio del 1782 ed è appena andato in scena Il ratto del serraglio: il pubblico ha applaudito così forte da far tremare i lampadari di cristallo. Io sto per incontrare la rockstar degli austriaci, il genio che ha composto le musiche di questa e molte altre opere: Wolfgang Amadeus Mozart. Toc toc...

Si può?

Roba da non credere! Lei sa in che modo l'imperatore Giuseppe II ha commentato lo spettacolo di stasera? “Ci sono troppe note”. Eh no Maestà, neanche una più del necessario...

Non si arrabbi Wolfgang: le critiche fanno parte del gioco, quando si è famosi come lei.

Ha ragione, non posso negarlo: il pubblico, i musicisti e i compositori mi adorano. O mi invidiano. Ma mi chiami pure Amadeus, la prego. È così che mi hanno soprannominato gli Italiani. Ha lo stesso significato del mio secondo nome: Teophilus, cioè “caro agli dèi”.

Dev'esserlo senz'altro! Quando ha scoperto il suo straordinario talento per la musica?

Avevo tre anni. Mia sorella maggiore, Marianne, prendeva lezione di clavicembalo da mio padre Leopold, che è un compositore al servizio dell'arcivescovo di Salisburgo: volli provare anch'io. A 4 anni volteggiavo sui tasti, a 5 composi il mio primo minuetto, a 6 imparai a suonare il violino. E a 12 scrissi la mia prima opera, l'Apollo e Giacinto.

Com'è stata la sua vita da bambino prodigio?

Bellissima! Mio padre mi ha portato in tour nelle maggiori città d'Europa: ho suonato per i re di Francia e d'Inghilterra, per l'imperatore a Vienna e di fronte agli uomini più importanti del nostro tempo. In Italia, dove sono tornato per ben tre volte, ho studiato dai migliori maestri. E imparai anche a improvvisare, a suonare con la tastiera coperta da un panno e a riconoscere a occhi chiusi qualunque nota. Un gioco da ragazzi!

Non per tutti. La prego, racconti ai nostri lettori quale impresa compì a Roma, nel 1770.

Era il giorno di Pasqua: fummo invitati nella Cappella Sistina, per ascoltare il Miserere di Gregorio Allegri. Allora non lo sapevo, ma si trattava di una musica segretissima e molto speciale: era eseguita solo da 9 voci, senza strumenti musicali. E nessuno, oltre ai cantanti, poteva vederne gli spartiti, pena la scomunica. Dopo averla sentita due volte, io la misi per iscritto, nota per nota. Il papa, Clemente XIV, mi convocò: temevo volesse davvero scomunicarmi, invece mi nominò cavaliere dello Speron d'oro.

E del suo primo concerto cosa ricorda?

Fu a Monaco, alla corte del principe Massimiliano III: avevo cinque anni e suonai accompagnato da mia sorella. Fu un successo strepitoso. Così l'imperatrice d'Austria, Maria Teresa, ci mandò a chiamare.

Oddio... cosa accadde?

Mi fece suonare con gli occhi bendati. Rimase senza parole, proprio come me di fronte a sua figlia Maria Antonietta: me ne innamorai subito, mi avvicinai e la baciai sulla guancia. Ma ero decisamente troppo piccolo per il matrimonio... Non come ora: tra meno di un mese sposerò la mia bella Constanze e vivrò con lei qui a Vienna. Pensare che da ragazzo avevo una cotta per sua sorella Aloysia...

Auguri, allora! Suo padre ne sarà felice.

No, non lo è affatto. Ma ormai non ci parliamo più molto, da quando ho deciso di lasciare Salisburgo per sempre. Lui non lo capisce, ma io non voglio essere il servo di nessuno, tanto meno dell'arcivescovo Colloredo: quell'uomo disprezza la musica. E quando l'anno scorso ho dato le dimissioni, il suo tirapiedi mi ha buttato fuori dalla porta con un calcio nel sedere! A ME... intollerabile!

Quindi adesso fa il libero professionista: concerti per pianforte e orchestra, opere, sonate, musica sacra, sinfonie commissionate da imperatori, re e nobili. Di sicuro faticherà molto...

Suono e compongo a tutte le ore del giorno e della notte: capita spesso che mi addormenti con la testa fra gli spartiti, sul tavolo da biliardo. Amo lavorare lì: il rumore delle palle sul panno mi dà il tempo. Inoltre faccio spesso concerti e capita anche che dia lezioni di musica. Sento che qualunque cosa accada andrà per il meglio, purché ci sia la salute.