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Intervista a Luca Raina, il prof del Collegio con un passato… Da gamer

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Intervista a Luca Raina, il prof del Collegio con un passato… Da gamer
Barbara Francesconi

Chi è Lica Raina, il prof più severo del Collegio? Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato il suo lato...più giocoso!

Al Collegio è il rigido professore di Storia e Geografia, ma lontano dalle telecamere Luca Raina non solo è un grande utilizzatore delle più moderne tecnologie – è stato uno dei pionieri del concetto di “scuola digitale” – ma è anche un appassionato di giochi da tavolo, con un passato da vero gamer...

INTERVISTA A LUCA RAINA

Professore, non pensavamo avesse questo lato “giocoso”...
«L’aspetto ludico è una dimensione fondamentale dell’apprendimento. Giocare aiuta davvero a imparare. Per questo amo i giochi, soprattutto quelli da tavolo. Ne conosco tantissimi, ma probabilmente il mio preferito è Dixit: ogni volta vengono fuori storie meravigliose».

E i videogame?
«Mi piacciono molto. Ora ci gioco meno perché per lavoro passo tanto tempo davanti a uno schermo e quindi voglio recuperare il contatto con le cose: tenere in mano le pedine, sentire il rumore dei dadi... Insomma, stare nel mondo reale, pur volando con la fantasia».

Qual è il suo preferito?
«Ho passato notti insonni da nerd su giochi di ruolo come World of Warcraft. Però, dopo un po’, anche nei videogame più sofisticati viene a mancare la socialità che può dare solo il trovarsi attorno a un tavolo con quattro amici e giocare insieme».

È anche molto presente sui social...
«Uso molto LinkedIn per lavoro, però passo tanto tempo su Instagram, dove mantengo un rapporto giornaliero con chi mi segue e propongo degli spunti divertenti per far lavorare la mente giocando».

Con i suoi “veri” studenti si comporta come al Collegio?
«Io sono un prof piuttosto digitale, anche se quando “viaggio nel tempo” con il programma questo non si vede. Ma per il resto sono lo stesso al 100%».

Ogni anno il Collegio riproduce ambienti e regole di annate passate. Quale epoca “collegiale” le è piaciuta di più?
«Beh, gli anni 60' sarebbe stata un'epoca interessante da vivere, più che altro per capire e scontrarmi con una serie di contraddizioni che creano la personalità».

Da ragazzo era disciplinato?
«Ero un creativo, quindi ogni tanto incontravo delle difficoltà a stare entro certe regole, ma in genere ritengo l'ordine un concetto molto importanti. Si dice che il genio creativo sia quello disordinato, invece credo la creatività sia la strutturazione di nuovi ordini, l'uscire da uno schema per crearne tanti altri. Gli inglesi dicono thinking out of the box (“pensare fuori dalla scatola”)».

Materia preferita quando era tra i banchi?
«Amavo scienze. Anche la matematica non mi dispiaceva, ma era molto difficile, forse perché non avevo avuto l’insegnante giusto. Poi, però, al liceo è scoppiato l’amore per la letteratura».

Libro preferito?
«Penso che Moby Dock sia uno dei libri più belli mai scritto. Anzi, uno dei più vari: lì dentro c'è la vita. Ovvio, la Divina Commedia è un capolavoro immortale, ma troppo collocato in un'epoca ben definita. Moby Dick invece parla all'essere umano».

Musica preferita?
«Tutta la vita quella dei Pink Floyd».

Le piace lo sport?
«Sì, ma purtroppo ne faccio sempre meno. Mi piace correre, mi aiuta a mettere ordine le idee. Poi seguo il calcio. E tifo Inter, anche se non sono fanatico».