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“Infinito” di Leopardi compie 200 anni: celebrazioni a Recanati

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“Infinito” di Leopardi compie 200 anni: celebrazioni a Recanati
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La città natale del poeta Giacomo Leopardi si mobilita con un flash mob per festeggiare i primi due secoli della celebre poesia. E la data non è stata scelta proprio per caso...

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle", comincia così l'Infinito di Giacomo Leopardi, una delle poesie più famose della letteratura italiana che oggi viene celebrata per il compimento dei suoi primi 200 anni.

UNA FESTA NAZIONALE

Leopardi è considerato uno dei "padri "letterari" della nostra tradizione culturale e pertanto l'anniversario del suo componimento più famoso - un vero manifesto della sua poetica - non poteva che essere festeggiato in grande stile.

La contessa Olimpia Leopardi, discendente diretta del poeta, ha infatti organizzato a Recanati - la città marchigiana che diede i natali allo scrittore -  un flash mob per gli studenti di tutta Italia che si sono ritrovati per recitare in contemporanea l'Infinito.

L'iniziativa si è svolta nella piazza del Sabato del Villaggio (altra celeberrima poesia di Leopardi) e ha coinvolto circa 2.800 ragazzi provenienti da tutto il Paese.

MA PERCHÈ SI È FESTEGGIATO IL 28 MAGGIO?

La scelta di far compiere gli anni all'Infinito proprio il 28 maggio è stata arbitraria. In realtà non sia con certezza il giorno esatto in cui questi straordinari versi vennero scritti su carta, per cui si è optato per il 28 per un motivo... Grafico!

Infatti, se ribaltiamo il numero "8", otteniamo il simbolo "∞", che è proprio il simbolo dell'infinito!

Ponendo poi un "2" davanti a questo otto ribaltato otteniamo 2∞, che sembra proprio il numero "200".

LA POESIA

Ma come recita questa poesia? Ecco i versi - 15 endecasillabi sciolti - tra i più importanti della letteratura italiana!

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.»