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Gli acrobati azzurri del cielo: intervista alle Frecce Tricolori

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Gli acrobati azzurri del cielo: intervista alle Frecce Tricolori
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Come si diventa piloti delle Frecce Tricolori? Quali acrobazie sono in grado di compiere a bordo degli aerei? Lo abbiamo chiesto al capitano Emanuele Savani

All’improvviso si sente il rombo di tuono, poi sbuca dalle nuvole uno stormo di aerei azzurri. Virano, si avvicinano, atterrano una alla volta. Scendono piloti in tuta azzurra che lentamente camminano verso i nostri Junior reporter Mattia, Maria Chiara, Nicholas. Un sogno? Macchè, tutto vero. Ci troviamo all’Aeroporto militare di Pratica di Mare, vicino Roma, per un incontro ravvicinato con i mitici Top Gun del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico “Frecce Tricolori”: il fiore all’occhiello dell’Aeronautica Militare, il simbolo dell’Italia nel mondo.

A fare gli onori di casa è il Capitano Emanuele Savani, 37 anni, di Pordenone, che “indossa la maglia” del Pony numero tre. È gentile e sorridente.

Che si prova ad essere un pilota della Pattuglia acrobatica Nazionale?
Per me è stato la realizzazione di un sogno. Da bambino la cosa che desideravo più al mondo era diventare un pilota delle Frecce Tricolori. Ce l’ho fatta.

Come hai fatto? Come si riesce a far parte della squadra?
Anzitutto occorre partecipare al concorso per l’Accademia aeronautica, diventare piloti militari ed essere assegnati ad un reparto jet. Poi, fare domanda di ammissione e, infine, partecipare alle selezioni presso la nostra base di Rivolto, in Friuli. Quindi trascorrere una settimana di prove, e, soprattutto sottoporsi al giudizio del gruppo. Bisogna dimostrare di sapere fare gioco di squadra. Siamo molto affiatati.

In cosa consiste l’addestramento?
In un modo molto progressivo. L’obiettivo finale è volare su 10 aerei caccia MB339A ma lo raggiungiamo per gradi. Prima si vola con l’istruttore, poi da soli, quindi con due, tre, quattro, cinque aeroplani, fino a chiudere la formazione. I piloti neo-assegnati prima occupano le posizioni arretrate, corrispondenti al secondo fanalino  o al terzo gregario, sinistro o destro (Pony 7 o 8). Con il tempo e l’esperienza si può “scalare” di ruolo, fino a raggiungere quello di Capo formazione o di comandante.

Come fate a sincronizzarvi a quelle velocità?
Via radio. Il Capo formazione, Pony 1, dà a tutti ordini di volo. Da terra, il comandante ci dà i tempi e ci corregge. Se qualcuno di noi ha problemi lo comunica subito. Abbiamo una frequenza riservata.

Tu che “maglia” indossi? Quale è la tua acrobazia preferita?
Io sono Pony 3, primo gregario destro. La figura che preferisco è il “doppio Tonneau”. Ha una velocità di 593 km/h, e consiste nel girare attorno ad un aereo, Pony 5, che poi gira intorno a me. E’ una manovra tecnica che richiede più di un mese di addestramento. Ma mi riesce bene. Quindi mi piace.

A quanti stress fisici siete sottoposti?
Cuore, polmoni, vasi sanguigni, muscoli, sono sotto stress, sia volando in “picchiata” che in salita verticale. Il più sollecitato è il “solista”, che si stacca dal gruppo per eseguire figure in solitaria, e arriva a accelerazioni di gravità positive di 7,5 G. E’ come se uno che pesa 100 chili fosse “schiacciato” da un peso di 750 chili.

Quale è il sacrificio che vi pesa di più?
Sacrificio non è la parola giusta. E’ un lavoro che facciamo per passione. Durante la stagione acrobatica, da maggio ad ottobre, a volte pesa il distacco dai genitori, mogli e fidanzate.

Avete mai paura durante le acrobazie più difficili? Mai temuto il peggio?
Siamo molto concentrati in quello che facciamo. Può capire che in condizioni meteo sfavorevoli, pioggia intensa, nubi basse, lampi, turbolenze, il volo si faccia molto difficile. Ma abbiamo procedure che consentono di interrompere le fasi del volo in sicurezza.

Cioè? A quanti tipi di emergenze siete addestrati?
A tutti i tipi. C’è persino la possibilità dello spegnimento improvviso per ingresso di un uccello nel motore. Nei casi estremi tirando una maniglia gialla tra le gambe attiviamo il eiettabile che ci lancia fuori dall’aeroplano, apre un paracadute ed in acqua, un battellino gonfiabile e un salvagente. Nulla è lasciato al caso.

L’EQUIPAGGIAMENTO DEI “TOP GUN” AZZURRI

Ultra tecnico e pronto a tutte le emergenze. È il segreto della divisa delle Frecce Tricolori. Con una particolarità: quasi tutto l’equipaggiamento si collega all’aereo ed i piloti devono rispettare una precisa sequenza di “legatura” senza dimenticare alcun passaggio.

A partire dal casco da volo personalizzato che contiene cuffie per comunicazioni via radio, maschera dotata di microfono e tubo per l’ossigeno collegato all’impianto del volo. Sono ignifughi - cioè resistenti al fuoco- guanti e tuta da volo, dotati di “giarrettiere” per la ritenzione delle gambe. Indispensabili i pantaloni pneumatici “Anti-G”: sono collegati all’impianto di pressurizzazione e composti da camere d’aria che si si gonfiano automaticamente con una pressione proporzionale al numero di G (accelerazioni di gravità) a cui si è sottoposti. E, per finire, il Giubbotto di salvataggio “Aerazur”. La sua particolarità? Si gonfia automaticamente a contatto con l’acqua.

ACROBAZIE IN CIELO

Trenta minuti da brivido. È quello assicurato dallo spettacolo acrobatico delle Frecce Tricolori. È composto da una sequenza di diciotto figure e prevede tre varianti (programma “alto”, “basso” o “piatto”) a seconda della visibilità, delle condizioni metereologiche (pioggia, vento, nubi) della caratteristiche dell’area di esibizione.

Le manovre più temerarie? Sono la “Schneider”, una virata orizzontale alla massima inclinazione alare, il “Looping”, altrimenti detto “giro della morte”, e il “Tonneau” che consiste in movimenti a forma di elica.

Tra le più significative figure acrobatiche, quelle disegnate in cielo dalla formazione o dal solista, ci sono quelle soprannominate il “Ventaglio”, la “Scintilla”, il “Cuore”, “Volo folle” (“assolo” ondulatorio del solista), “Bull’s Eye”, o “Centro del bersaglio” (in cui quattro aerei disegnano un grande bersaglio ed i 5 in fila indiana lo centrano) o la Bomba (vel. Max 666 km/h, + 6 G - 1,0 G) in cui tutta la formazione proveniente da nove direzioni diverse si lancia in “picchiata” per poi riaprirsi a raggera. La più emozionante è la figura conclusiva dell’ “Alona”: una lunghissima virata in cui tutta la formazione disegna nel cielo il tricolore più lungo del mondo (5 km) sulle note del Nessun dorma.