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Epidemia in Cina: cosa sappiamo sul coronavirus

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Epidemia in Cina: cosa sappiamo sul coronavirus
Ipa-agency

Il nuovo coronavirus si chiama Covid-19 ed è particolarmente infido perché i sintomi sembrano quelli di un banale raffreddore. Ecco alcune risposte per comprendere meglio la situazione.

In questi giorni in Cina non si respira affatto la consueta atmosfera di festa per l'imminente capodanno. Tutto il Paese giace infatti in un forte stato di agitazione a causa dell'epidemia Covid-19 causata da SARS-Cov-2 il coronavirus identificato alla fine dell'anno scorso nella città di Wuhan - attualmente posta in quarantena insieme i suoi 11 milioni di abitanti - e che ha già condotto alla morte 2.50 delle oltre 76.000 persone contagiate (Corriere della Sera, dato aggiornato al 22 febbraio 2020).

A preoccupare maggiormente autorità e cittadini è il fatto che il virus non solo si diffonde con sorprendente rapidità, ma si manifesta con dei sintomi che possono essere scambiati facilmente con quelli di una comune influenza. Ma quanto è grave la situazione? Quali sono le caratteristiche di questo agente patogeno?

IL CORONAVIRUS

SARS-Cov-2 è un coronavirus, ossia virus che utilizza l'RNA (l'acido ribonuvcleio che partecipa alla trasmissione delle informazioni genetiche contenute nel DNA di una cellula) come materiale genetico per proliferare. Attaccando i "mattoncini" che compongono il nostro organismo il coronavirus è dunque responsabile di infezioni respiratorie che, a seconda della pericolosità del microbo, possono degenerare in casi più gravi.

Il nome deriva dalla particolare conformazione del virus che, osservato al microscopio, presenta delle frange intorno al corpo, come una specie di corona.

DA DOVE HA ORIGINE?

Finora sappiamo ancora molto poco di SARS-Cov-2 ma secondo uno studio comparso sul Journal of Medical Virology tutto, come spesso accade, sarebbe partito da un'origine animale. Secondo la ricerca infatti, il ceppo che sta attaccando l'uomo è un mix sviluppatosi passando prima da serpenti e pipistrelli.

L'analisi genetica del coronavirus ha infatti ricostruito l'evoluzione del microbo, il quale sarebbe passato dai pipistrelli ai serpenti, dove avrebbe "imparato" il procedimento per trasmettersi non solo da animale ad essere umano, ma anche da uomo a uomo, moltiplicando così la propria pericolosità (fonte: New York Times).

SINTOMI E DIFFUSIONE

La malattia si presenta con i sintomi di un'affezione respiratoria, causando tosse, starnuti, febbre e difficoltà nel respirare normalmente. Nei casi più gravi però, tale malessere degenera in polmoniti acute, insufficienze renali e quindi alla morte.

Si è calcolato che il periodo d'incubazione del germe prima della comparsa dei primi sintomi sia di circa due settimane e che il contagio avvenga per via aerea e mediante piccole goccioline di saliva. Negli ultime giorni poi è cresciuto il sospetto che la malattia possa essere trasmessa anche da pazienti che non presentano alcun sintomo.

C'È DA PREOCCUPARSI?

Sicuramente sono momenti delicati e il numero di infettati sale ogni giorno, tanto che l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, si è trovata costretta ad innalzare il livello d'allarme. Ma questo non deve far scoppiare facili psicosi.

Lo afferma anche il presidente nazionale dell'Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) Fabrizio Pregliasco, il quale, nel corso di una dichiarazione rilasciata a Vita, ha sottolineato come effettivamente il coronavirus si sia dimostrato più aggressivo del previsto, rassicurando però sul fatto che la decisione presa dall'OMS non sia sinonimo di una catastrofe imminente

«Il motivo della decisione dell'Oms non è tanto relativa alla gravità della situazione quanto a un normale iter burocratico» ha spiegato il virologo, che in un un'altra intervista concessa al sito Nostrofiglio.it ha ulteriormente cercato di limitare gli allarmismi, ricordando come le grandi epidemie del passato proliferassero in presenza di condizioni igieniche molto peggiori delle nostre: «non c'è alcun motivo di farsi prendere dal panico, di indossare mascherine, di non andare al ristorante cinese o di non toccare oggetti made in China».

LA SITUAZIONE IN CINA

Il coronavirus è detto anche virus di Wuhan perché proprio in questa città della Cina meridionale è stato accertato il primo caso di contagio umano.

Memori dell'epidemia di SARS, che nel 2003 colpì l'Asia provocando centinaia di decessi, dopo l'individuazione dei primi casi il governo cinese ha subito attivato severissime misure precauzionali, chiudendo immediatamente i mercati di pesce e animali vivi, imponendo controlli sanitari nelle stazioni e negli aeroporti - iniziativa subito ripresa da tutte le Nazioni collegate via aerea con la Cina, Italia compresa - e mettendo in quarantena tutti i pazienti sospettati di aver contratto l'agente patogeno,

La soglia d'attenzione è stata poi alzata ulteriormente il 23 gennaio, quando l'intera Wuhan, abitata da più di 11 milioni di persone, è stata isolata. Per giorni nessuno potrà entrare o uscire dal perimetro sorvegliato dalle autorità governative.

ESISTE UNA CURA?

Virus simili si sconfiggono solo con vaccini appropriati, ma finora non si è ancora riusciti a svilupparne uno efficace contro questo particolare morbo. Dopo averne individuato l'origine però, finalmente gli scienziati sono riusciti ad isolarlo, il che rappresenta un passo importante verso lo sviluppo di una cura appropriata.

Una buona notizia che per noi italiani diviene anche motivo d'orgoglio poiché tra i primi al mondo ad ottenere questo importante risultato c'è anche un team tutto al femminile di virologhe (Maria Rosaria Capobianchi, Concetta Castilletti e Francesca Colavita) che nei laboratori dell'ospedale Spallanzani di Roma ha isolato il virus dopo aver passato notti intere ad analizzare campioni al microscopio.

PREVENZIONE

Il Ministero della Salute italiano ha voluto ricordare alcune misure semplici in grado di limitare la diffusione del virus. Noi raccomandiamo:

  • Evitare il contatto con persone contagiate (sembra banale, ma è bene ricordarlo)
  • Lavarsi molto spesso le mani con acqua e sapone
  • Evitare di mettersi le mani non pulite in bocca sugli occhi
  • Mettere la mano davanti alla bocca prima di starnutire