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Cinque risposte a cinque perché della vita

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Cinque risposte a cinque perché della vita
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Cosa sono i perché della vita? Alcuni eventi della vita sembrano capitare senza un motivo. E se ce l'hanno.. è complicato capirlo. A dare risposte dove sembra che non ci siano c'è la filosofia, cioè l'evoluzione del pensiero umano.

In pratica, i filosofi si chiedono: capita questo? Non solo: cercano anche di dare risposte sensate.

a cura di Umberto Galimberti, con i testi di Irene Merlini e Maria Luisa Petruccelli
a cura di Umberto Galimberti, con i testi di Irene Merlini e Maria Luisa Petruccelli, Feltrinelli editore
Credits: feltrinelli

Il libro Perché?  - 100 storie di filosofi per ragazzi curiosi si rivolge ai ragazzi e dimostra che la filosofia non è una roba da adulti, anzi. I perché? iniziamo a chiederceli fin da bambini. Noi lo sappiamo bene: su Focus Junior, ogni mese nella rubrica La grande domanda, un esperto risponde ai perché? che voi ragazzi ci scrivete sul sito o nelle mail.

Abbiamo letto il libro e abbiamo selezionato i cinque Perché? che i nostri lettori si chiedono più spesso e ne abbiamo riassunto le risposte che ne danno i filosofi raccontati nel volume.

  1. Perché a volte, anche se sono stanco, non riesco ad addormentarmi? E perché, al contrario, altre volte vorrei stare sveglio a guardare un film super interessante e invece mi addormento di botto?

Risponde il filosofo Eraclito
Il sonno e la veglia sono due forze opposte e nemiche, che litigano continuamente. Giocano al tiro alla fune, a volte prevale uno, a volte l'altro, ma nessuno dei due vince mai del tutto. Anche se sono nemici, il sonno e la veglia sono inseparabili: se non ci fosse uno, non esisterebbe neanche l'altro. Ce ne sono tante, nel mondo, di forze così, nemiche ma inseparabili: il giorno e la notte, la fame e la pancia piena, stare bene e la febbre, la gioia e la rabbia. Permettono al mondo e agli uomini di cambiare ed evolvere di continuo.

2. Perché nel mondo c'è tanta sofferenza?
Risponde Buddha, monaco, filosofo, e mistico.
La sofferenza non sta nel mondo, ma dentro ognuno di noi. Esempio: desideri tanto un pacchetto di carte Pokemon ma devi insistere per 7 giorni di fila per fartelo comprare dalla mamma. E sei infelice perché vedi tutti i tuoi compagni con carte nuove mentre tu hai sempre le stesse.

Finalmente convinci la nonna che esagera e ti regala 5 pacchetti: tu in quel momento sei super felice ma tua mamma si arrabbia e litiga con la nonna, quindi mamma e nonna sono infelici. Poco male. Tutto passa, ma passa anche la tua felicità. Ricomincerai a desiderare altre carte pokemon nuove, tua madre non vorrà comprarle, quindi sarai infelice e il ciclo ricomincia.

buddha
Credits: wikicommons

La sofferenza sta nel desiderare continuamente cose che non hai ma sai che potresti avere. Non a caso spesso le persone più povere sono più felici di quelle ricche, perché non desiderano cose che non potrebbero mai avere.

Il trucco sta nel rendersi conto che la sofferenza e l'insoddisfazione te le crei da solo; se guardi quello che hai, invece che desiderare sempre quello che non hai, scopri che sei circondato da tante cose belle e per cui ti senti felice. Infatti, anche la felicità la crei tu. E poi, tanto, sai che prima o poi ti viene a trovare la nonna...

3. Perché il mio migliore amico oggi preferisce giocare con Armando invece che con me? Perché il solito bullo della classe mi ha dato un pugno nella pancia?

Risponde Guglielmo di Occam, teologo e filosofo inglese.
Prendi un rasoio immaginario e taglia tutte le risposte troppo complicate che ti vengono in mente. La soluzione a domande come queste che sembrano inspiegabili, è così semplice che la trovi nella domanda che ti fai. Il tuo migliore amico ha diritto ad avere voglia di giocare con qualcun altro, ogni tanto (ce l'hai anche tu) e il bullo ti da un pugno in pancia perché... è sempre il solito bullo.

Non sei diventato improvvisamente antipatico e non sei tu a essere "sfigato" nel caso del bullo. Il tuo migliore amico rimarrà sempre il tuo migliore amico e il bullo rimarrà sempre il bullo.

dita nel naso
Credits: pixabay

4. Geronimo mi ha beccato mentre mi mettevo le dita nel naso e l'ha detto a tutta la classe che ora ride di me (compresa quella che mi piace). Che vergogna!

Risponde Jean-Paul Sartre, filosofo e scrittore francese.
Sei un tavolo? Oppure sei una penna? Forse sei un bicchiere a forma di uno che si mette le dita nel naso? No, tu sei una persona, ti muovi continuamente e fai sempre cose diverse, alcune giuste e altre sbagliate. Anche tutti gli altri fanno così.

Oggi ridono di te (e provi vergogna, ci sta), ma domani gli stessi che ridono oggi proveranno ammirazione perché salvi un gattino disperso dal una sorte terribile (compresa quella/o che ti piace). Tu sei miliardi di cose, non sei solo quella persona che in quel momento si è messa le dita nel naso. Ricordatelo la prossima volta che diventi rosso dalla vergogna.

5. Perché se c'è un solo succo di frutta la mamma lo da sempre a mia sorella con la scusa che è più piccola?

Risponde Jurgen Habermas, sociologo e filosofo
Il succo di frutta lo vuoi tu, per forza, quindi, approfittando del fatto che tua sorella è più piccola, la imbrogli dicendo che il succo di frutta fa accorciare i capelli e così non diventerà mai un  principessa. Lei si convince e tu tracanni il succo di frutta.

Non lo fai perché sei cattivo o è indispensabile per te bere il succo in quel momento, ma perché vivi in un mondo in cui chi prevarica sugli altri vince sempre (prevaricare vuol dire vincere approfittando delle debolezze altrui).

Il mondo però tu, si, proprio tu, lo puoi cambiare in meglio. Immagina la tua vita come se fosse un palcoscenico, tu sei l'attore principale. Ora fai salire in scena anche il pubblico, cioè le persone che conosci e a cui vuoi bene. Si chiama agire comunicativo e crea un mondo giusto e migliore rispetto a quello creato dall'agire strumentale, cioè quello che ti fa vedere gli altri come se fossero degli ostacoli o strumenti per ottenere quello che vogliamo.

Sul palcoscenico "comunicativo" insieme agli altri, il succo di frutta tu lo cederai ai più piccoli, con un sorriso. E un altro giorno, i più grandi cederanno a te qualche altra cosa.