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Crimini di guerra: cosa sono e come vengono giudicati

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Crimini di guerra: cosa sono e come vengono giudicati
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Perché si sta parlando di crimini di guerra in merito all'invasione in Ucraina? Di che tipo di reati si tratta? Facciamo un po' di chiarezza

La guerra è una tragedia che provoca dolore, morte e distruzione. Tuttavia, per quanto possa apparire strano, anche durante un conflitto ci sono delle regole da rispettare: chi non lo fa commette un crimine di guerra, un reato molto grave perseguito dal diritto internazionale.

COS'È UN CRIMINE DI GUERRA?

Secondo il diritto internazionale - ossia l'insieme di regolamenti che vengono applicati non dai singoli Paesi (che possono avere norme diverse da nazione a nazione), ma dall'intera comunità internazionale (e quindi valgono per tutti)- il crimine di guerra è un atto che viola le leggi del diritto bellico e chi lo compie viene identificato personalmente come criminale di guerra.

Esempi di crimini di guerra sono l'utilizzo di armi vietate, saccheggi o il maltrattamento (o tortura) dei prigionieri.

COS'È IL DIRITTO BELLICO?

Benché possa sembrare un concetto poco piacevole, la guerra in sé non è reputata un crimine dalla politica internazionale. Infatti, nonostante oggigiorno la maggior parte delle istituzioni e dei governi preferisca evitarla ad ogni costo, quella dello scontro militare tra due o più nazioni rimane sempre un'eventualità possibile, anche se non auspicabile. Dopotutto nella storia dell'umanità si sono sempre combattute guerre per le più svariate ragioni.

Tuttavia nemmeno quando uccidere e arrecare danni a un Paese è nell'ordine delle cose, tutto è lecito: ci sono delle cose che non si possono fare. Tali limiti sono sanciti dal diritto bellico (dal latino bellum, "guerra"), un'insieme di codici che regolamentano il comportamento adottato dagli Stati e le istituzioni coinvolte in un conflitto. Tali leggi sono state scritte sulla base dei principi di rispetto e tutela della dignità e della vita umana.

Durante un'operazione militare, ad esempio, se è assolutamente "previsto" che i soldati ammazzino altri soldati, in caso di resa del nemico il vincitore dovrebbe però limitarsi a prendere in custodia gli eventuali prigionieri, senza torcere loro un capello. Qualora invece i nemici venissero uccisi o torturati, l'autore dell'ordine potrebbe essere processato per crimini di guerra.

CHI STABILISCE SE È STATO COMPIUTO UN CRIMINE DI GUERRA?

Nei Paesi che si consideravano "civili", il rispetto del nemico (il cosiddetto onore delle armi) è sempre stato un valore di un certo peso. Perfino nelle Crociate, quando l'odio religioso portava spesso a massacri e spargimenti di sangue, era buona consuetudine che almeno i prigionieri di un certo rango come nobili e ricchi dignitari venissero trattati con ogni riguardo e liberati sotto pagamento di un riscatto.

Già nella seconda metà dell'Ottocento vennero stipulati i primi trattati della celebre Convenzione di Ginevra, un insieme di norme aggiornate nel corso degli anni che tutt'ora proteggono e assicurano il rispetto del personale civile (es. giornalisti) e di quello medico non coinvolto negli scontri. Uno degli effetti più conosciuto di simili convenzioni fu, ad esempio, la regola di non attaccare mai coloro che portavano soccorso ai feriti, contraddistinti dall'iconica fascia bianca con croce rosse avvolta intorno al braccio.

Durante le due guerre mondiali però le cose sembrarono cambiare: il nemico non era più solo un avversario da sconfiggere, ma da sottomettere e spazzare via dalla faccia della Terra. Ciò portò a indicibili orrori che tutti ben conosciamo (l'Olocausto, la guerra combattuta con armi chimiche, lo sterminio di massa di prigionieri e popolazione civile ecc..) e al termine del secondo conflitto mondiale, le varie nazioni del pianeta iniziarono a delineare organi e leggi per porre dei limiti anche in caso di episodi bellici.

Oggi quindi, dopo decenni di lavori e trattative culminati con l'approvazione nel 1998 dello Statuto della Corte Penale Internazionale (o Statuto di Roma), è la Corte penale internazionale dell'Aia (città nei Paesi Bassi) il tribunale di competenza per i crimini internazionali che violano i codici di condotta da tenere durante le operazione belliche. In realtà un ruolo analogo è ricoperto dalla Corte internazionale di giustizia dell'Onu (anch'essa situata all'Aia), che però è un organo a sé e giudica l'operato dei Paesi e non dei singoli individui, come invece fa la Corte penale

Per avere sott'occhio un esempio concreto di regole, si può consultare anche il Codice Penale Militare in vigore secondo la Legge italiana.

crimini di guerra
La sede della Corte Penale Internazionale (Aia, Paesi Bassi).
Credits: Shutterstock

DIFFERENZA TRA CRIMINI DI GUERRA E CRIMINI CONTRO L'UMANITÀ

I crimini internazionali sono reati commessi da individui che hanno violato i valori sui cui si fonda la comunità internazionale. L'esempio storico più noto di questo tipo di giurisprudenza è legato ai fatti del celebre Processo di Norimberga, dove nel 1946 i più importanti esponenti dell'esercito e del governo nazista ancora in vita vennero processati per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.

Questi ultimi due termini, spesso confusi tra loro, però sono ben distinti. I primi, definiti dall’articolo 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale, riguardano azioni contrarie al già citato diritto bellico, mentre i secondi, enunciati nell'articolo 7 dello stesso Statuto, riguardano atti gravi compiuti contro la popolazione civile (es: deportazioni, umiliazioni ingiustificate, uccisioni di massa, torture ecc...).

COSA SUCCEDE AI COLPEVOLI DI CRIMINI DI GUERRA E CONTRO L'UMANITÀ?

Se nel 1946 i nazisti giudicati colpevoli dei capi d'accusa più gravi vennero condannati a morte, oggi la pena massima prevista dal Tribunale dell'Aia è l'ergastolo, ossia la prigione a vita. Tuttavia, come in ogni tribunale, l'entità della pena è data dalla gravità dei reati commessi e, a differenza di quanto avviene in altri ambiti giuridici, l'imputato non può essere processato in contumacia, il che significa che deve essere presente fisicamente in aula (e quindi presumibilmente, già in stato di arresto).

IL CASO RUSSO: PERCHE' SI PARLA DI CRIMINI DI GUERRA PER PUTIN?

Lo scorso 4 marzo la Corte penale internazionale ha aperto un'indagine per verificare presunti crimini di guerra commessi dalla Russia nel corso dell'invasione in territorio ucraino.

«C'è una base ragionevole per ritenere che crimini di guerra o contro l'umanità siano stati commessi durante l'invasione russa dell'Ucraina e per aprire un'indagine - ha annunciato Karim Khan, uno dei giudici istruttori della Corte - Continuerò a seguire da vicino gli sviluppi sul terreno in Ucraina e faccio appello al rispetto delle norme delle leggi umanitarie internazionali».

Il 30 marzo 2022 tale ipotesi è stata rilanciata dall'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, la quale ha affermato di aver raccolto «credibili asserzioni» riguardo ad attacchi non convenzionali nei confronti di scuole, ospedali ed abitazioni civili.

Qualora le prove raccolte dovessero confermare le accuse, il presidente russo Vladimir Putin potrebbe essere accusato di crimini di guerra (e forse addirittura contro l'umanità) e rischiare l'ergastolo. Gli esperti però ritengono questo scenario improbabile, non tanto perché reputano Putin innocente, ma perché proprio per la regola descritta qualche riga sopra, il leader russo potrebbe essere messo sotto processo solo se arrestato e condotto davanti al giudice, cosa assai poco realistica al momento.

Tuttavia nelle ultime settimane anche la controparte ucraina pare essersi macchiata di reati internazionali per il trattamento disumano dei prigionieri catturati. A destare scalpore è stato in particolare un video - la cui veridicità non è ancora stata pienamente confermata - in cui un gruppo di militari ucraini venivano ripresi mentre torturavano alcuni prigionieri russi. Il montare delle reazioni ha portato  Oleksiy Arestovych, consigliere del presidente Volodymyr Zelenskiy, a rilasciare lo scorso 28 marzo una dichiarazione in cui si è affermato pubblicamente l'inizio un'indagine interna per verificare il comportamento delle truppe.