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Come si vive a bordo di un sottomarino?

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Questa e altre curiosità su mezzi così misteriosi, protagonisti di film come "Caccia a Ottobre Rosso" e della cronaca, come il sottomarino argentino scomparso al largo della Patagonia.

Sottomarini o sommergibili?

Usati come sinonimi, in realtà si tratta di mezzi differenti, soprattutto nello scafo: i sommergibili, ormai scomparsi dagli anni '50/'60, erano vere e proprie navi, con possibilità di navigare anche sott'acqua, specie in caso di attacco. I sottomarini, invece, sono quelli attualmente in uso, hanno la classica forma "a siluro" e sono stati ideati per usi prettamente subacquei, tranne quando rientrano in porto o devono attraversare tratti di mare particolari, come lo Stretto di Messina o il Canale di Suez; hanno maggiore autonomia in immersione e sono in grado di navigare sott'acqua fino a 30 giorni.

Come si vive a bordo?

La vita all'interno di un sottomarino, del tipo di quelli italiani, è molto dura: ci lavorano una trentina di membri di equipaggio, in spazi alquanto ristretti. Nei corridoi di un sottomarino come il Toti, il primo costruito interamente in Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale e ora diventato Museo, ci si passa uno solo alla volta. I mezzi più moderni hanno spazi sfruttati in modo tale che, pur mantenendo all'incirca le stesse dimensioni, permettono di disporre di maggior materiale, come le scorte di cibo.

 

La sala motori di un vecchio sottomarino tedesco.
Credits: Ipa-agency

Sono due i turni di mensa per ogni pasto: dopo i primi giorni di navigazione in cui si consumano cibi freschi, si ricorre invece ad alimenti meno deperibili, offrendo comunque un menù bilanciato: non mancano carne, legumi o pasta, e neppure la classica pizza di mezzanotte, una tradizione a bordo di tutte le navi della Marina Militare e anche dei sottomarini!

Dove si dorme?

Un tempo si dormiva nelle cosiddette "brande calde": in pratica per ogni cuccetta si alternavano due persone tra turni di sonno e di lavoro. Oggi i mezzi sono realizzati con una migliore organizzazione degli spazi che permette a ciascuno di avere un proprio letto, tranne in casi di imbarco di più personale, quando soprattutto il personale meno anziano si alterna ancora nella condivisione del letto.

Periscopio addio?

A differenza dei battelli da ricerca, i sottomarini non hanno oblò: questo per ridurre al minimo la pressione del mare sui materiali e per sopportare eventuali esplosioni subacquee. Per distinguere il giorno dalla notte, a bordo le luci cambiano colore: bianche nelle ore diurne e rosse in quelle notturne.

 

Dal momento che oltre i 60 metri di profondità i raggi solari non arrivano più, filtrati dal mare, per poter "vedere" nel buio delle profondità marine, si usano i SONAR, sensori che permettono di "ascoltare" tutti i suoni percepibili e, insieme ad altre sofisticate apparecchiature, di navigare in sicurezza. Il periscopio, inventato nel 1902, permette invece di osservare cosa accade in superficie.

Playstation e cellulari funzionano a bordo?

La possibilità di giocare con un dispositivo elettronico esiste da tempo, ma di recente è anche possibile usare lo smartphone, grazie a connessioni wi-fi a bordo, a due condizioni: essere vicini alla costa (la rete 3G è infatti attiva solo fino a circa 30 km, pari a poco più di 16 miglia nautiche da terra) e non essere in attività né addestrativa né di routine, perché il personale in queste occasioni è tutto impegnato nel lavoro.

Ci sono marinai donne?

Da qualche anno ci sono anche marinaie a bordo di sottomarini, come del resto accade da molto tempo nelle Marine di altri paesi, soprattutto del nord Europa.

Perché sono detti battelli?

I sommergibilisti li chiamano comunemente battelli in omaggio a Jules Verne, autore del libro Ventimila leghe sotto i mari, nel quale Capitan Nemo chiamava proprio "battello" il sottomarino Nautilus che comandava.

A che cosa servono?

Un sottomarino come il Toti era soprattutto un battello "spia", che controllava le acque per localizzare altri sottomarini in modo molto silenzioso, soprattutto durante la Guerra Fredda. Apparteneva, infatti, alla classe Nato degli SSK, Submarine-Submarine Killer.

 

Si può entrare in un sottomarino?

È possibile vivere l'emozione di visitare i mezzi della Marina Militare italiana sia a Milano che a Genova: l'Enrico Toti è esposto dal 2006 al Museo della Scienza e della Tecnica del capoluogo lombardo, con guide pronte a soddisfare ogni tipo di curiosità; anche il Nazario Sauro è diventato nave museo, ormeggiato nel porto antico di Genova. L'Enrico Dandolo, invece, si trova a Venezia, presso l'Arsenale militare, ma non vi si può entrare.

Quanto sono grandi?

I moderni sottomarini della Marina Militare italiana, gli U-212A, sono quattro (Todaro, Scirè, Venuti e Romei) e hanno una lunghezza di circa 56 metri, per un diametro massimo di sette metri. Pesano oltre 1500 tonnellate e hanno un'immersione media di sei metri. Possono avere riserve di ossigeno e carburante per circa 30 giorni. Sono quindi più piccoli degli U-Boot della Seconda Guerra Mondiale, che arrivavano a una 70ina di metri, o ai sottomarini nucleari russi Classe Typhoon (i "cugini" dell'Ottobre Rosso del film, che in realtà non è mai esistito), che potevano arrivare anche a 175 metri di lunghezza e circa 25 di larghezza.

E se qualcosa si rompe?

Prima di partire per una navigazione, vengono imbarcati sul sottomarino i cosiddetti "pezzi di rispetto", ovvero materiale di ricambio.