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Come reagire all’attacco di Manchester

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Come reagire all’attacco di Manchester
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Farsi condizionare dalla paura non è il modo migliore per andare avanti. Reagire e continuare a celebrare la vita è invece risposta più efficace per disinnescare il terrorismo

Perdere la vita a un concerto. È quello che è successo a oltre 20 ragazzi che hanno partecipato all'ultimo show di Ariana Grande in Inghilterra, alla Manchester Arena. Un attentato terroristico molto doloroso, che ci fa riflettere e che può farci paura.

 

L'istinto, forse, sarebbe quello di rinchiuderci dentro casa, dove ci sentiamo più protetti; ma è davvero giusto farsi prendere dal panico di fronte a una situazione del genere? Com'è meglio, invece, affrontare la situazione per superare lo shock?
 

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«Innanzitutto, bisogna sempre ricordarsi che nel mondo ci sono sempre stati dei pericoli: dalle guerre alle epidemie. La storia dell'umanità, purtroppo, è ricca di drammi e di momenti difficili – spiega Matteo Lancini, psicoterapeuta, docente di psicologia sociale all'Università degli Studi di Milano-Bicocca e presidente della Fondazione Minotauro –. La differenza, oggi, è la risonanza che i mass media danno a questi eventi, che li fanno sentire più vicini e ancora più spaventosi». Questo non vuol dire che vadano sottovalutati, «ma che è bene mettere tutte le cose nella giusta prospettiva, ricordandosi che gli esseri umani hanno le risorse per superare grandi difficoltà».

«È come se le immagini viste alla tv o attraverso il computer fossero l'unica realtà in questo momento – aggiunge Alberto Pellai, psicoterapeuta e ricercatore all'Università degli Studi di Milano – mentre noi dobbiamo ricordarci che si tratta di un evento eccezionale e che, invece, la normalità ci parla di persone che continuano a lavorare, a vivere, a celebrare la vita. È come se guardassimo solo il puntino di un quadro, senza vedere tutta la scena rappresentata nel dipinto».

Come puoi disinnescare la paura

«Trasformare la paura in parole è sempre la strategia migliore – commenta Lancini –. Quindi, se si sente di essere stati colpiti da una notizia del genere, è bene cercare la figura di riferimento più adatta, dai genitori agli insegnanti, che ci possa aiutare a superare le nostre difficoltà».

Questo ci permetterà di elaborare i nostri timori, ricordandoci che «è controproducente chiuderci in casa, perché non si può vivere sotto una campana di vetro. Ma, anzi, è proprio dall'apertura e dal confronto con gli altri che si diventa grandi».
 

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«Se nella vita ci facciamo guidare dalla paura non faremo molta strada – concorda Pellai –. E se la paura è un'emozione anche utile, ricordiamoci che ciò che ci spinge a crescere è invece la curiosità, la sorpresa, che ci portano a uscire, a esplorare, mettendoci alla prova».

 

Dunque, bisogna basarsi sulla realtà «e ricordarsi che c'è tutto un mondo interessato alla nostra crescita, un mondo che accoglie, integra e mette in relazione, facendo di tutto per farci stare bene».

Non cedere al ricatto degli attentatori è la risposta più potente per disarmarli.

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