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Chi è Giovanni Brusca, il mafioso scarcerato

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Chi è Giovanni Brusca, il mafioso scarcerato
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Dopo 25 anni di carcere, è tornato in libertà l'uomo che azionò la bomba che uccise Giovanni Falcone: ecco la storia di Giovanni Brusca

Oggi i programmi televisivi, i giornali, le radio forse anche i vostri maestri e professori parleranno di Giovanni Brusca, il mafioso che ieri è uscito dal carcere di “Rebibbia” perché ha finito di scontare la sua pena.

Forse qualcuno di voi avrà visto su qualche libro o sempre in TV la sua famosa foto mentre esce dalla questura di Palermo, appena dopo l’arresto il 20 maggio 1996, stretto tra le braccia dei poliziotti della squadra catturandi di Palermo ricoperti dal passamontagna. Quella foto l’ha scattata Tony Gentile lo stesso fotoreporter che ha colto l’attimo in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sorridono tra loro sornioni durante un convegno. Ma chi è Giovanni Bruca? Chi è quest’uomo che a 62 anni esce dalla cella e fa tanto parlare?

VITA E CARRIERA CRIMINALE

Sicuramente sai qualcosa di lui. Brusca è, infatti, colui che azionò il telecomando che fece esplodere l’ordigno che provocò la strage di Capaci il 23 maggio 1992. Quel giorno furono ammazzati il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonino Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Dopo 29 anni la verità sui mandanti di quell’omicidio non la conosciamo ma siamo certi che Brusca quel giorno c’era su quella collinetta sopra l’autostrada che congiunge l’aeroporto di Palermo alla città. Ma non basta.
Brusca ha alle spalle una carriera da mafioso da far accapponare la pelle. È lui a uccidere il piccolo Giuseppe Di Matteo, un bambino di 15 anni sciolto nell’acido solo perché suo padre, Santino, ha deciso di collaborare con la giustizia. Giuseppe, sequestrato su ordine di Brusca, venne tenuto prigioniero per tre anni, per poi morire in quel modo atroce.

Chi vive in Sicilia conosce molto bene Giovanni Brusca. È sempre lui che nel 1977 partecipa all'omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e nel 1983 si occupa di preparare, insieme ad Antonino Madonia, l'autobomba utilizzata per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli agenti di scorta. Giovanni Paparcuri, l’autista del giudice Chinnici, è l’unico sopravvissuto a quella strage di luglio e ancora oggi vi può raccontare quello che è accaduto quella mattina.

Se quest’estate, invece, vi troverete in vacanza a Monreale, magari a vedere la splendida cattedrale fate due passi nel centro storico. Vicino all’attuale caserma dei vigili troverete una lapide che ricorda tre carabinieri: Il capitano dei carabinieri Mario D'Aleo, comandante della Compagnia di Monreale e i colleghi Giuseppe Bommarito e Pietro Morici. Sono stati ammazzati tutti e tre da Brusca il 13 giugno 1983.

È lo stesso Brusca a raccontare al giornalista siciliano Saverio Lodato: “Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento”.

L'ARRESTO E LA SCARCERAZIONE DOPO 25 ANNI

Ironia della sorte, al momento dell’arresto, i fratelli Brusca stavano guardando il film “Giovanni Falcone” di Giuseppe Ferrara trasmesso da Canale 5 e vennero ammanettati dall'ispettore Luciano Traina, fratello di Claudio, uno degli agenti di scorta uccisi nella strage di via d'Amelio.

Ieri è stato liberato dopo aver collaborato con la Giustizia dal 2000. “Grazie” al suo pentimento (non possiamo sapere quanto sia vero) sono stati arrestati centinaia di mafiosi. L’ha deciso la Legge che deve tornare a essere un uomo libero. Una scelta che non è piaciuta ai parenti delle vittime di mafia che ieri si sono fatti sentire e si sono sentite ancora più abbandonate dallo Stato.