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Che cos’è la Brexit?

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L'argomento principale di questi giorni è la Brexit, la storica decisione del Regno Unito di uscire dalla Comunità Europea. Scopri di cosa si tratta con Focus Junior.

Il 23 giugno 2016 gli inglesi sono stati chiamati alle urne per esprimere il loro importante parere riguardo la Brexit (un gioco di parole tra la parola Britain, "Bretagna", ed exit, "uscita"), cioè la possibilità di lasciare o no l'Unione Europea.

 

Nella cabina elettorale, i sudditi di Sua Maestà (quindi non solo inglesi, ma anche scozzesi e gallesi e irlandesi del Nord), dovevano decidere tra Leave, andarsene, e Remain, rimanere.

La maggioranza (circa il 52%) ha compiuto la storica decisione: andiamocene!

 

EUROPA E REGNO UNITO

La comunità Europea (dal 1992 Unione Europea) era nata dopo la Seconda Guerra Mondiale per favorire una coalizione di stati che collaborassero per creare una società e un'economia forte e progredita tecnologicamente, competendo così con le grandi potenze mondiali ed evitando altri conflitti militari.

 

La Gran Bretagna era entrata nella Comunità Europea nel 1973, aderendo quindi ad un progetto comune di supporto e sviluppo internazionale che nel tempo si era tradotto in scambi commerciali agevolati, cooperazione in campo politico e possibilità per i propri cittadini di andare in altri Stati Membri senza troppe difficoltà.

 

I paesi del Regni Unito, favoriti anche dalla loro collocazione geografica isolata, hanno sempre avuto un rapporto particolare rispetto agli altri Stati (Es: non entrò mai nella moneta unica, l'Euro)

Goodbye Europe!

Con il passare degli anni la solidarietà e i vantaggi dell'Europa, secondo alcuni, sono diventati molto inferiori rispetto alle pesanti regole da rispettare, troppo limitative e "austere" per l'economia, sfavorendo soprattutto le classi più deboli (pensiero condiviso da qualcuno anche qui in Italia).

Ecco quindi che il malcontento sempre più crescente ha portato il Governo inglese a indire un referendum, per capire se i cittadini fossero davvero disposti a lasciare l'UE.

 

La lotta elettorale è stata dura e ha spaccato a metà il Paese tra favorevoli e contrari alla famosa Brexit. Come già detto, seppur per poco, hanno vinto i favorevoli.

 

Gli anti-europa esultano, felici di poter decidere il proprio destino e le proprie politiche nazionali senza che nessuno possa imporre dei limiti, ma lo scenario internazionale trema.

E ora?

Ora gli inglesi, anche se considerati ancora europei per ragioni geografiche, sono extracomunitari!

 

Nell'immediato non cambierà nulla, perché la Gran Bretagna deve ridisegnare tutti gli accordi commerciali e diplomatici con la Ue e questo richiederà alcuni anni.

 

L'incertezza però regna sovrana: la Borsa ha già avuto un prevedibile crollo, e i molti italiani che lavorano in Inghilterra non sanno cosa accadrà loro.

 

Il calo del valore della sterlina, la moneta del Regno Unito, potrebbe rendere molto più costoso (e quindi più difficile) qualsiasi scambio commerciale con l'estero, dai cibi italiani (con conseguenze sia per loro che per noi), alle automobili, fino ai calciatori stranieri!

Questo non vuol dire che nessuno farà mai più affari con gli inglesi, ma è indubbio che gli ostacoli saranno molto più numerosi e difficili da superare.

 

Anche il libero scambio di studenti e ricercatori, come paventato dal Corriere.it, potrebbe subire una brusca frenata, con danni per l'intero progresso continentale, mentre non è chiaro cosa accadrà a quei turisti che fino a ieri potevano tranquillamente recarsi in Inghilterra senza problemi di dogane e simili.

Chi avrà avuto ragione?

Sicuramente ora la politica inglese è libera dai vincoli imposti da Bruxelles (sede del Parlamento Europeo) e i britannici auspicano che ciò porterà benefici diretti alle imprese e ai lavoratori del posto, senza più giochi di finanza o banche straniere che mettano il becco.

 

D'altro canto, chi aveva paura di lasciare la UE, ha ancora il timore che l'economia inglese non riuscirà a reggersi da sola e che una simile decisione potrebbe condizionare pesantemente le generazioni future, escluse dai processi internazionali. Solo il tempo ci darà le giuste risposte.

 

Giorni incerti per l'Europa...

 

 

 

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