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C’è un po’ di Neanderthal anche negli africani

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C’è un po’ di Neanderthal anche negli africani
Ipa-agency

Contrariamente a quanto ritenuto finora, anche le popolazioni africane conservano nel loro patrimonio genetico dei tratti ereditati dai Neanderthal. A dirlo è un rivoluzionario studio di Princeton.

La storia evolutiva dell'umanità si arricchisce di un nuovo capitolo. Fino a poco tempo fa infatti gli scienziati erano assolutamente convinti che una piccola parte del patrimonio genetico dei Neanderthal - gli ominidi che nel paleolitico convissero con Homo Sapiens - fosse presente in tutte le popolazioni del mondo, africani esclusi.

Ora, invece, un nuovo studio condotto da alcuni ricercatori dell'università americana di Princeton sembra ridisegnare ogni convinzione: anche le genti dell'Africa conservano nel loro DNA un po' di Neanderthal!

UNA BELLA RIVOLUZIONE

La ricerca, pubblicata recentemente su Cell, è destinata a provocare un piccolo terremoto all'interno della comunità scientifica. Da anni infatti era dato per assodato che gli esseri umani condividessero circa il 2% del proprio genoma (ossia il DNA, che è "libretto d'istruzione" delle nostre cellule) con i Neanderthal, i quali vissero tra i 200.000 e i 40.000 anni fa in Europa e parte del Medio Oriente, senza però mai spingersi verso il continente africano.

La convinzione era tale che per identificare nei gruppi etnici europei o asiatici i genomi ereditati dai Neanderthal, genetisti e gli antropologi erano soliti comparare i geni di quei popoli con quelli di alcune popolazioni africane che sicuramente non avrebbero mai potuto entrare in contatto con quegli ominidi. Così facendo, quando dal confronto emergevano delle differenze, si era in grado di isolare le sequenze di geni non comuni e capirne la provenienza.

Ora però, tutto potrebbe cambiare

LA SCOPERTA

Il team di studiosi di Princeton ha ora messo in crisi questo sistema.

Questi ricercatori hanno infatti ideato un nuovo metodo chiamato Ibdmix, che non ha bisogno di una popolazione africana di riferimento per riuscire a scovare gli "antenati genetici", ma utilizza il principio secondo il quale due individui condividono sequenze di genoma di lunghezza varia a seconda della vicinanza da un antenato comune: in sostanza, secondo questa lettura, più i tratti genetici identici sono lunghi e numeroso, più vicino sarà l'antenato. Due fratelli, ad esempio, avranno tantissime sequenze lunghe e identiche, poiché provengono dagli stessi genitori.

Applicando questo metodo su circa 2.500 campioni delle popolazioni moderne, ci si è accorto così come in realtà anche gli africani conservassero tracce genetiche nei nostri "cugini" neanderthaliani.

«La nostra ricerca - ha detto una delle firme dello studio Joshua Akey al quotidiano The Guardian - mostra che la storia evolutiva era molto più interessanti e che ci furono molte ondate di dispersione verso l'Africa, alcune delle quale hanno portato a incroci tra uomini e Neanderthal che oggi vediamo nel genoma di tutti gli umani attualmente viventi»

MIGRAZIONI E CONTRO-MIGRAZIONI

Ma come ha fatto il Dna dei Neanderthal a finire in Africa? La teoria avanzata da Akey e i suoi colleghi è che prima i Sapiens migrarono dall'Africa all'Europa, incrociandosi con i Neanderthal, e poi alcuni gruppi di ibridati (ossia i Sapiens con un po' di geni neanderthaliani) ritornarono nel continente africano, portando con loro un "nuovo" DNA che si diffuse tra le popolazioni locali.